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Narrativa

Storie d'autunno, sante e diaboliche

Pubblicato il 13/08/2021

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48 Voti

La ragazza cammina col passo delle ragazze.

C’è una donna grassa alla fermata dell’autobus. Sta seduta sul marciapiede, il grosso culo che deborda dal cordolo di cemento, dato che la giunta comunale ha fatto togliere le panchine. Così gli spacciatori stanno scomodi.

Il sole picchia forte. La donna col viso rotondo appollaiata per terra ha la pelle arrossata e lucida, sembra un personaggio di Botero. La ragazza le passa accanto e non può fare a meno di notare le gambe grosse, la rete viola dei capillari, le caviglie gonfie che si piegano sopra la scollatura delle scarpe sfiancate, l’odore acido di sudore che l’avvolge. Quando l’ha già superata di qualche metro torna indietro e si posiziona davanti a lei in modo da schermarle il sole.

La donna alza lo sguardo, le chiede:

Come va?

Lo chiede a lei, proprio a lei, fresca di anni e di mussole leggere che le scoprono le gambe.

Tra poco arriva, sai - aggiunge la donna, a consolare quella che crede sia un’attesa comune. E la ragazza si sente venire meno per tanta gentilezza, vorrebbe essere un soffio di vento, avere le braccia come rami verdi ombrosi. La donna sente una brezza leggera che sa di rose. Poi le mani magre della ragazza l’aiutano ad alzarsi, l’autobus sta arrivando.

Quando era una bambina, la ragazza non sapeva. Non poteva immaginare che quella scia odorosa nascesse da lei, ogni volta che un bambino le dava la manina per giocare. Cos’è questo profumo, lo sentite? Lo sentite? -, diceva la gente.

Ci vollero molti anni perché iniziasse a capire.

Un giorno, era già al liceo, aveva chiesto a sua madre: voleva sapere quando era iniziato. Il racconto era partito da lontano, dalle mammelle gonfie scoperte nell’offerta, sbiancate dalla luna nelle notti passate insonni in nome del santo sacrificio delle Madri. Tutte immagini vetrose di lacrime. Diceva che era iniziato da lì, il profumo di rose. Consolatorio, balsamico - raccontava sua madre -, si sprigionava a ogni poppata.

Hai questo dono - le aveva detto.

Ma quale dono, mamma, quale dono.

Non bestemmiare la tua nascita benedetta da Dio - aveva quasi gridato sua madre, spostandosi sotto la riproduzione dozzinale dell’Estasi di Santa Teresa - e da questa santa benedetta -. Si era baciata la punta delle dita raccolte, poi le aveva appoggiate sul vetro dell’immagine, lasciando piccole tracce di saliva.

La ragazza si muove veloce sull’asfalto bollente. Le fa male ripensare a quel litigio: la rabbia con cui le aveva risposto che i doni era sempre solo lei a riceverli; lei, circondata da tanta inspiegabile grazia, che è grazia di uomini e non di Dio, perché Dio non esiste - sapeva di ferirla, ma aveva insistito -, e davanti alla faccia trasfigurata di Teresa aveva riso, e trovato finalmente il coraggio di dirle quello che pensava:

Ma che santa, falla finita. Questa gode, mamma. Svegliati! È in pieno orgasmo, lo capirebbe anche un bambino.

Non dire quella parola, figlia, non dirla - aveva pianto sua madre.

C’è poca gente in giro, nell’aria rarefatta neanche un uccello.

Un cane le va incontro dalla direzione opposta, un grosso meticcio dal pelo ispido. Arriva fino a lei, le lecca un ginocchio, strofina il naso secco, scrostato dall’arsura, sulla sua pelle morbida. Poi si gira e torna indietro lentamente. Ogni tanto si ferma, per accertarsi che la ragazza lo segua.

Comunque, il chiarimento con sua madre era stato utile. La ragazza aveva accettato che il profumo si sprigionasse dal suo corpo, quando era felice: le sembrava una cosa naturale, speculare e compatibile con gli odori acri della rabbia o della paura. Aveva imparato a riconoscere il movimento della tenerezza dentro la pancia e perfino l’istante preciso in cui non riusciva più a trattenerla, e quella fluiva all’esterno in forma di molecole aromatiche. Accadeva per doni minimi e inaspettati - una penna che qualcuno le porgeva al momento opportuno, un suggerimento in classe; anche il solco dei carri sul selciato dell’Appia antica era sufficiente a commuoverla -. Sempre, qualche viso si alzava al cielo, le narici dilatate, gli occhi che si chiudevano: Ma cos’è, ma dove sono le rose?

All’angolo tra due palazzi il grosso meticcio si ferma accanto a un fagotto buttato per terra. La guarda, si aspetta che anche lei si fermi.

Il ragazzo avrà la sua età, capelli come ali di corvo appiccicate alla fronte, gli occhi due pozze di petrolio in cui è inevitabile cadere. Le è inevitabile. L’ago è ancora nell’incavo del braccio, il laccio un serpentello morto, abbandonato sui jeans.

Gli occhi neri la guardano, la bocca sorride con un’angolatura così strana che non sarebbe misurabile, e dice:

Ehi, fermati. Dai.

Lo chiede senza crederci, il ragazzo, la voce esile come per una preghiera finale e inutile.

Inutile non è, perché la ragazza non si muove da lì.

Mi spiace per il cane - dice il ragazzo indicandolo con un cenno del mento -, non posso credere di essere tanto stronzo. Resterà solo, brutto com’è. Mi spiace anche per me, perché tra poco arriverà l’autunno. L’autunno, cazzo che bellezza.

Dentro la pancia della ragazza si muove tutto.

Il ragazzo allunga un braccio, vuole toccarle una coscia, ma non ci arriva, non ce la fa. Lei si avvicina un poco, lo lascia fare.

Cosa c’era in quella roba, cosa m’hanno venduto? - allarga le braccia il ragazzo, e ride per l’erezione potente che non gli capitava da anni.

La ragazza sente nascere dentro una forza - la chiamerebbe forse inondazione, ma non è liquido quello che sente, è materia vivente, come se le crescessero piante nella pancia. Ora non percepisce più il proprio corpo, è come se fosse una cosa sola con l’aria, col cielo, è in risonanza perfetta con la natura. Tutto le appare chiaro, comprensibile. E poi ecco che succede: sente un premito nelle braccia, nelle mani. Con dolore, con piacere, rami le spuntano dalle dita, crescono, si allungano, si ricoprono di foglie verdi. Un tetto di fronde protegge ora lei, il ragazzo e il cane - un’ombra fresca e profumata.

Il ragazzo guarda un’ultima volta le gambe della ragazza, esili e dritte come giovani fusti, sfiora la loro consistenza che cambia, la pelle che si fa corteccia. Segue il profilo del tronco fino alle braccia frondose, vede le foglie virare tutte insieme al rosso, al giallo, infine accartocciarsi un poco e cadere su di lui a pioggia.

Cazzo che botta - riesce a mormorare -, che meraviglia.



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Frato ha votato il racconto

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Anch'io dico 'che meraviglia!', cara Silvia. Ciao Roberto.Segnala il commento

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MMarianella ha votato il racconto

Scrittore

Ho iniziato incuriosita, credo la parte dell'estasi della Santa sia il picco: poi ti chiedi, e adesso? E poi tutto torna, i nodi si sciolgono e... che meraviglia.Segnala il commento

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GAP ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuta questa metamorfosi urbana (sarebbe anche un tema interessante per una raccolta di racconti). Una domanda che mi permetto di farti: sei proprio sicura che il primo rigo sia necessario? Leggilo senza... secondo me la frase successiva è molto più incisiva e il racconto può partire da là.Segnala il commento

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Bruno Magnolfi ha votato il racconto

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BellissimoSegnala il commento

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Nina Stein ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Verde ha votato il racconto

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Maria Sila ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

bravissima ...cosa darei per scrivere un libro di cronaca anch'ioSegnala il commento

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isa ha votato il racconto

Esordiente

Cronache di pura realtà, come faceva Kafka. Bellissimo.Segnala il commento

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Bugiarda ha votato il racconto

Esordiente
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Cecibraci ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Come nell' up e poi down di una droga questo tuo tracconto, Silvia, va a ravanare nel basso, gioca scorretto, si trastulla con la sgradevolezza, con le cose scure e poi si eleva, si fa etereo, si ripulisce di una pioggia provvidenziale. Difficile, senza saper maneggiare la penna con una bella sicurezza, poter costruire quest'architettura e la sostanza stessa.Segnala il commento

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Maurizio Melzi ha votato il racconto

Esordiente

Sentito. Così come è.Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

A me è piaciuto: cioè questa storia che lei diventa albero e protegge tutti, non che se stessa, la trovo una meraviglia. Come trovo meravigliosa l’esistenza de “ la congrega dei non pallini”, ma questa è un’altra storia.…( scusate non ho resistito…;)Segnala il commento

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Vittoria Abbo ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

Esordiente

Scrittura sempre impeccabile e raffinata, in tessitura sopraffinaSegnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente
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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Silvia, ora ho capito cosa intendevi quando mi parlavi del "mistero". Un racconto da rileggere più volte, la ricerca di un miracolo quotidiano. Mi è piaciuto molto. "Oh li incontro sempre per strada i miei bodhisattva!" – gridò, e ordinò delle birre. (Jack Kerouac)Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Che meraviglia davvero, il bene fatto che sa consolare e regala doni. È questo forse il vero miracolo, di questi tempi. Ed è tutto un profumo di parole dense intrise di lirismo, persino nello straordinario finale. I ringraziamenti sono d'obbligo.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Bello bello il soggetto. Hai mantenuto il giusto equilibrio fra gli elementi del racconto, muovendoti con tratto delicato ma sicuro su un terreno scivoloso, quello dei miracoli e affini. Coraggioso, a mio parere, l’accenno all’estasi di Teresa. Finale trascinante, brava.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto estremamente complesso, ricco e "germinale" , che colpisce per la capacità di coniugare la leggerezza con la profondità, la forza con la delicatezza, e il silenzio... Col rumore della vita. Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Dafne, con la tua bellezza, attiri, pudica o impudica, il pollo o l'apollo e poi trasformi il tuo corpo in lauro. Cattiva! (non è un commento).Segnala il commento

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Antonietta Cocco ha votato il racconto

Esordiente

Lettura piacevolissima. Bello e poetico. Io i pallini li metto :)Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

un quadro poetico, che germina, col tuo sapere che viene da dentro Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Confesso, spesso mi piace leggere dopo i commenti e riconsiderare gli effetti del racconto dentro i lettori come un prolungamento e poi ancora il racconto che germina, muta, risplende... poi c'è poco altro da aggiungere. Grazie della tua scrittura, Silvia! Ok niente pallini ma è una tentazione, come l'estasi della Santa ... che diavolo quel Bernini! Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Racconto poetico e molto dolce, anche se il timore è che questo odore di rose sia associato alla fine, come se morte, estasi e orgasmo avessero una sola matrice che le unisce.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Esistono persone che racchiudono in sé l'essenza della salvezza, e magari nemmeno lo sanno. Ci sono persone che salvano, come per esempio chi scrive come te. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

“Dio non esiste” è spesso un atto di presa di coscienza, di liberazione. Da ciò che è scritto, e dovuto. Da ciò che dobbiamo essere e da ruoli imposti. Il mistero segue altre vie e si colora di odori, immagini, sensazioni, visioni. E’ liberatorio, trasforma. Il tuo racconto mi ha riportato alla mente una stupenda canzone (laica) di De Andrè sull’infanzia di Maria, portata da un angelo fuori dal tempio ad assaporare la vita (e a sentirsela annunciare). Quella nuova, anche se dolorosa. E tutto trasfigura, come nella tua descrizione poi vidi l'angelo mutarsi in cometa/ e i volti severi divennero pietra,/ le loro braccia profili di rami,/ nei gesti immobili d'un’altra vita,/ foglie le mani, spine le dita. PS: pardon, pure a me mi scappano i pallini...... Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

Che bell'idea che hai avuto Silvia, il profumo di rosa quando la ragazza è felice e la metamorfosi del corpo che si trasforma in albero per recare sollievo a chi ne ha bisogno. Il tutto tra sogno e realtà, bello davvero. Scusa per i pallini, ma è davvero più forte di me.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente

Ovidiana metamorfosi finale nella psiche del tossicomane. Bella l'idea del profumo. Sulla "rivolta delle palle" che state facendo, mi devo ancora decidere :)))Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Cos’è quella cosa che odora di rosa ma rosa non è? (come riporta Christina) e la trovo in fondo anche una metafora per raccontare le persone 'pure' che a volte sono inconsapevoli portatrici di quel profumo che le eleva e anche le espone in qualche modo e loro malgrado. Poi ne prendono coscienza e non senza disagio. Un forma di santità la più vera e innocente. Ci sono e sanno di rosa. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Il racconto è, a mio parere, un misto di sogno e realtà che emana bisogni di felicità. Da leggere più volte per coglierne le sfumatureSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Potente Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho riletto più volte il racconto, prima di decidermi a commentare. Ogni personaggio rappresenta un tipo umano ben preciso. Tuttavia, le connessioni e le relazioni, creano un quadro unico, che sembra obbedire a schemi e leggi immutabili. Credo che l'elemento portante sia la frase che hai incastonato tra due incisi: "vorrebbe essere un soffio di vento, avere le braccia come rami verdi ombrosi". Dietro quel sogno, c'è un bisogno. Lo stesso che avverte chi vorrebbe "spandere una scia odorosa " intorno a sé. Beh, è un errore confondere l'autore con i protagonisti, ma io avverto l'umanità di Silvia, il suo candore, la sua pietà e la straordinaria capacità di ascoltare. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

In fondo è una santa, ne ha molte caratteristiche. Emana odore di rosa nei momenti di felicità e copre chi ha bisogno di ombra, prima col corpo e poi trasformandosi in albero. Credere o no conta poco in questo caso. Conta solo per il conflitto che la protagonista vive: non a tutti piace essere quello che si è. E se poi come dice K sta tutto nella testa del giovane, e non solo in quella parte del suo corpo, ma anche più giù, ben venga: lei è comunque più che reale. Gran bel racconto. Bella favola. Bel sogno.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

l'inizio è leggermente macchinoso con la ragazza e la donna che si rimbalzano la scena in modo schematico quasi a delimitare il campo d'azione. da li in avanti la scrittura si scioglie senza soluzione di continuità in modo assai efficiente. scritto assai bene senza fronzoli accessori. mi ha reso partecipe. si si.Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Tendo ad interpretare tutte le azioni di questo bel racconto come una proiezione del ragazzo tossicodipendente. Una serie di metamorfosi che -nella mente diciamo così stimolata- del giovane- subiscono le porzioni di realtà intraviste mentre va bucarsi che si amalgamano con i suoi ricordi, memorie vissute, manipolate da una fugace eterna felicità. Tralascio volutamente perché poi m'ingarbuglio, l'associazione immediata che ho fatto con Alessandro il grande e Diogene nella scena dove la ragazza copre il sole alla donna sofferente e dove i ruoli si ribaltano. Qui partirebbero tutta una serie di riflessioni sul "bisogno" inteso qui come cura -forse-. Mi fermo qui. Segnala il commento

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doktor ha votato il racconto

Scrittore

a mio modo di vedere, il cuore del tuo racconto sta nel rovesciarsi del miracolo in un fenomeno naturale la cui origine rimane sì misteriosa ma che si connette al reale attraverso l'idea, tutta umana, del dono. Fino alla metamorfosi finale dove sfocia nella fiaba perché sembra che, a questo mondo, non ci sia proprio nessun altro modo di salvarsi. So che non ami i pallini, altrimenti sarebbero parecchi. Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

è davvero dolce l'idea di partenza, cioè il profumo di rose della felicità, e si presta benissimo a una narrazione di questo tipo, cioè con questi personaggi (vivi, incastrati tra sfortunati scogli, portandosi dietro ingombri) guidati dal tuo stile più immaginifico e delicato (in grado di mostrare sia doni che maledizioni). certe parti mi piacciono proprio tanto, sono dense, sentite, cariche di possibilità e positività, come il modo in cui scatta l'incontro tra lei e la donna grassa, le descrizioni della pancia e l'incontro (più che un incontro) con il ragazzo; le parti che le connettono mi sembrano in certi punti non ben amalgamate al resto, per esempio: - l'incipit, la ragazza che cammina secondo me sembra un po' un'appendice e l'inizio vero sembra il C'è una donna grassa, - l'aria rarefatta senza uccelli: puoi volerci dire qualcosa però mi sembra una frase slegata da quel che c'è prima e dal dopo, - il viso da orgasmo, riferito alla riproduzione dell'Estasi, lo dici al fondo di un capoverso che forse si può rendere più lineare, più sciolto. (sono un po' rompiballe oggi, ma è che mi è piaciuto)Segnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

C’è come in filigrana una metafora di rosa e sessualità femminile. In una dimensione marcatamente onirica. Un’idea credo di fondo ben sviluppata. Adatta ad un racconto breve. Tra il sudore e la frescezza. Mi sono Ricordata, leggendolo, un indovinello: cos’è quella cosa che odora di rosa ma rosa non è? Segnala il commento

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Antonella Avolio ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Chi possiede un tale dono è combattuto dal credere che sia piuttosto una condanna. D'altronde anche i poeti - alla quale categoria, anche Tu, Silvia, appartieni - sono propensi a giudicare come una fatica scrivere versi o racconti che allietano i lettori. Ma quanto tedio c'è in quel fine: un vivere di riflessione, di scostamento del "adesso e subito" per un "dopo" dove l'estasi sia stata contemplata per descriverne ogni particolare... Chi ha il tuo dono, si ricorda ogni singolo bacio, ogni singola carezza come una ruvidità sulla pelle... Comimenti Silvia!Segnala il commento

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Kenji Albani ha votato il racconto

Esordiente
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di Silvia Lenzini

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