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Non-fiction

Stream of consciousness si scrive così?

Pubblicato il 24/11/2022

Croste d'amore che continui a grattar via perchè sanguinino.

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Non ci vediamo da otto anni, quattro mesi e una manciata di giorni, certo ci siamo spiate attraverso i nostri social protetti da svariati livelli di privacy.

Siamo tornate in patria e fasi alterne, vedendo le nostre vecchie amicizie a turno, come figlie di divorzi costosi e finiti male. Tra un caffè in centro e un calice di rosso in riva al mare, abbiamo fatto domande sciocche, fingendo casualità e loro ci hanno sempre fornito più dettagli di quanto sperassimo.

Sono sempre stati assetati di sangue e quando tornavamo a casa, sfatte, nel cuore della notte, sapevamo riderci su di gusto, promettendo che mai avremmo ceduto a tanta spicciola volgarità.

In questi otto anni, ho scoperto di aver dimenticato come avere dei rapporti sociali più intimi dello scambio di battute in sala caffè, durante il turno 8-17.

Non sono più riuscita a sostenere una conversazione personale per più di pochi minuti. Lo sguardo della gente mi atterrisce, ruota vorticosamente nelle orbite, senza mai introntare il tuo, come se cercassero una via di fuga e mi sento un'idiota ogni volta che provo ad esprimere un pensiero ad alta voce, così ho smesso.

Mi rifugio nei libri, nei ricordi e nei lunghi colloqui con me stessa, estenuanti, lo ammetto, mi tocca rappresentare molte voci.

Ritorno spesso alla tua scena madre finale, alle tue urla, alla frenesia che ti assaliva e mi spaventava a morte, non ho mai avuto il coraggio di chiederti se avessi iniziato a prendere qualcosa perchè certi giorni davvero, stentavo a riconoscerti, magari avevi bisogno che ti porgessi la mano, invece scioccamente. ti spinsi via e restammo sole ed orfane, in due città straniere che hanno finito per inghiottirci e sputarci fuori, fredde e adulte.

Ti penso sempre e continuo a sperare di imbattermi in te, per caso e riprendere tutto da dove l'avevamo lasciato, come un film messo in pausa sul più bello.

Tornare al nostro appartemento di Via Dante, alle bici trascinate a spalla per 4 piani senza ascensore, alle playlist interrotte dalla pubblicità perchè mica potevamo permetterci Spotify premium. Ai soldi dell'affitto rimediati con servizi ai tavoli fino alle 5 del mattino, ai temporali che ci coglievano sempre vestite male e senza ombrelli. Alle notti passate con uomini che non ci volevano capire e alle mattine passate ad analizzare ogni parola e gesto. 

Al bene che ci siamo fatte e ti sei portata via.

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