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Narrativa

Su una scogliera vicino a Omaha Beach

Pubblicato il 04/01/2020

Se non vuoi metterti a pensare, non andare a Omaha Beach

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A quanto pare è proprio come ho sentito dire in un bar vicino a Saint-Malo: non lasci mai te stesso da nessuna parte.

Ci ho provato anche questa volta, e qual è stato il risultato? Dietro di me si snodano chilometri e chilometri di rimpianti, percorsi alla velocità cui sfrecci quando non t’interessa nemmeno sapere se a destinazione ci arriverai mai. Come in quella canzone rock di qualche anno fa: solo che io non mi trovo sulla Pacific Coast Highway e, grazie a Dio, non ho in mano una pistola.

Ero già stato su questa scogliera insieme ai miei genitori, quando ero piccolo. Ma su questo punto vorrei soffermarmici tra qualche minuto.

Per ora voglio solo seguire con lo sguardo i pochi paguri che riesco a vedere da questo piedistallo di arenaria, tutti intenti a trascinare sulla sabbia le loro casette di conchiglie. Sembra che si muovano senza sapere cosa stanno facendo, ma la verità è che l’istinto ha donato loro la consapevolezza di cosa sta per accadere. Sedotta dalla luna, l’acqua sfiderà la gravità e serpeggerà tra le piccole dune sabbiose di questa spiaggia, raccogliendo lungo il suo cammino tutti gli esuli salmastri abbandonati dalla marea precedente per riaccompagnarli di nuovo a largo.

C’è un silenzio sufficiente a farmi sentire l’eco metallica del sangue che si fa strada tra i capillari del mio cervello; me ne sarei già andato se non fosse che ogni tanto lo sciabordio di un’onda rompe questo autoascolto forzato. Dicono che il naturale silenzio di Omaha Beach sia l’ossequio del mondo al cospetto della Storia.

Io dico che questo è il luogo in cui non dovresti mai fermarti se non vuoi metterti a pensare.

Eppure sono finito proprio qui.


Prima di venire a vedere Omaha Beach, quell’estate ci fermammo in un parco acquatico di Antibes. Mia madre mi riprese di nascosto mentre giocavo con mia sorella vicino a una piscina. Mi chiamò da lontano e quando arrivai alla sua sdraio mi sbatté sotto gli occhi lo schermo della cinepresa per farmi vedere il filmato che aveva appena girato, richiamando la mia attenzione su un momento preciso: quello in cui camminavo distrattamente verso uno scivolo. Indicò con l’indice i miei fianchi, lo premette sullo schermo e per un secondo i cristalli liquidi fecero diventare il mio corpo di bambino una macchia simile a quelle che si vedono quando si fissa il sole per qualche secondo. Disse che dovevo smetterla di ancheggiare, che era per questo che poi tutti dicevano che ero gay. Provai a dirle che non capivo cosa intendesse, così riportò indietro il filmato per farmi rivedere quel momento cruciale. Ricordo che guardavo il video ma era come se all’improvviso quello che andava verso lo scivolo non fossi stato più io, ma un altro bambino, uno stupido, uno effeminato, un bambino naïve. Distolsi lo sguardo proprio nel momento in cui, secondo mia madre, dovevo guardare con attenzione maniacale l’orribile, pornografico movimento dei miei fianchi.

Lo schiaffo che mi diede fece cadere l’ultimo dente da latte che mi era rimasto.


Torno a guardare l’orizzonte. Il riverbero magmatico del crepuscolo risplende sulle increspature che il vento ricama sull’acqua.

Vorrei che il tempo, per una volta, si dimenticasse di me.

Il sole in questo fa la sua parte e sembra quasi aver fermato la sua corsa, ma la marea?

L’acqua parla il linguaggio dei flutti; sta cercando di farmi capire che è già abbracciata alle caviglie di questa scogliera.

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Jean per Jean ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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molto americano, molto semplice, molto bello. atmosfera alla David Leavitt. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Originalissima e dolorosa la scena della piscina. Bravo!! Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Accompagni troppo la parole, all'inizio. Poi ti fai da parte, a loro si muovono da sole, finché ti Suggeriscono la chiusa. Hai visto!? Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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