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Romance

Sul tram

Pubblicato il 25/08/2020

Ti stava fissando, tra le centinaia di persone proprio te. Io penso di sapere perché: eri tranquillo, la frenesia della città non ti urtava, era come se il tempo non ti investisse

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Fissava dal finestrino le persone in strada. Compiva un movimento strano con gli occhi, le sue pupille li percorrevano avanti e indietro alla stessa velocità del tram senza mai fermarsi. Studiava ogni singolo passante e si immaginava la loro vita, percepiva pezzi della loro personalità, quelli più evidenti, quelli che tutti noi esprimiamo nel muoverci, perché d’altronde è l’unica cosa che poteva percepire: il movimento, lo scorrere del tempo. Il tempo, ciò che ci permette di unire i due istanti che separa un battito di ciglia. Poi il tram si fermò, era la fermata del duomo e un formicaio di persone sgomitanti cercava di salire; pensavo che i suoi occhi in quel momento sarebbero impazziti per poter analizzare più esseri possibili dedicando un secondo per ciascuno. Non fu così; è come se, una volta fermi, sapesse benissimo dove guardare; seguii il suo sguardo, era diverso dal solito ma lo conoscevo benissimo. Ti stava fissando, tra le centinaia di persone proprio te. Io penso di sapere perché: eri tranquillo, la frenesia della città non ti urtava, era come se il tempo non ti investisse; avevi in una mano un libro aperto e nell’altra una valigetta grigia che si abbinava al colore dei tuoi occhi. Io mi chiedevo come facessi a capire ciò che leggevi in mezzo al volteggiare delle persone e al rumore delle auto. Lei non si domandava nemmeno quello; non l’avevo mai vista così rilassata, senza pensieri; era sparita pure la ruga che le divide la fronte in due parti, non voleva perdersi neanche un secondo della tua calma, non sbatteva neppure le ciglia. Poi il tram ripartì, e l’inquietudine si riappropriò del suo volto.

Si chiedeva se ci si potesse innamorare di qualcuno solo guardandolo muoversi. Sapeva che in principio la sua analisi era limitata, in quanto ciò che traspare da un essere in movimento per fortuna è molto poco rispetto a ciò che realmente è; usava questa come scusa. Nascondeva a se stessa che il motivo per cui non si innamorava dei passanti era perché il suo cuore era stanco di essere pieno di persone che non fossero lei stessa. Ma si rese conto che con te non valeva la stessa cosa, eri fermo e per questo qualcosa del tuo essere agiva su di lei, eri diverso dalla folla, eri diverso da lei. Tu eri ciò a cui bramava, vivevi in un mondo senza tempo. Pensava questo una volta ripartito il tram, pensava che ci si innamora di chi ha qualcosa che si vorrebbe avere e che non si ha.

(19.07.2020, Berlino)

Io amavo guardarla, coglierne ogni dettaglio, ogni smorfia e amavo, tra tutti i rumori che inondavano quel tram, ascoltare il suo respiro che mi suggeriva in modo molto articolato cosa dicevano i suoi pensieri. Le gallerie erano il mio momento preferito, il buio rendeva il finestrino un grande specchio e i nostri occhi si incrociavano; potevo rapirla con gli occhi senza che se ne accorgesse, o magari si accorgeva e faceva lo stesso. È come se in quell’istante i suoi occhi, ora fermi, si aprissero e io potessi entrare; erano scuri e l’iride si confondeva con la pupilla, o forse era così buio che quest’ultima si dilatava così tanto di non lasciar spazio all’altra. Il nostro amore c’era, non me lo inventavo, solo è sempre rimasto in potenza. Abbiamo preferito noi fosse così, così che lei potesse innamorarsi del passante e io potessi essere libera. Ora lo sono, dopo tanto tempo, libera. Però ho deciso che tutte le volte che saremo sul tram o sul treno in una galleria riprenderò ad entrare nei suoi occhi amando la sua figura riflessa nel finestrino, felicemente ingabbiata nell’amore.

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