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Non-fiction

SULLA SCRITTURA

Pubblicato il 22/07/2020

Ripubblico, a distanza di pochi mesi, chiedendo venia a chi l'avesse già letto, ma vorrei (ri)dare un piccolo contributo personale a un argomento che ha raccolto molte "interpretazioni" , ultimamente, qui su Typee.

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Ripubblico a distanza di pochi mesi, chiedendo venia a chi l'avesse già letto, ma vorrei (ri)dare un piccolo contributo personale a un argomento che ha raccolto molte interpretazioni, ultimamente, qui su Typee.

Stimolato dalle vostre, ripubblico dunque alcune "riflessioni" sullo "scrivere", in genere, e, nello specifico, su ciò che sento appartenere alle ragioni personali della mia scrittura.



Credo di aver cominciato a "scrivere", delle piccole storie, perché non riuscivo più a "leggere" quelle che mi vedevano coinvolto, né quelle che osservavo intorno a me.

Era un modo per fare un po' di chiarezza, immagino, per capire, e per farmi capire, anche se per alcuni anni ho scritto solo per me stesso, perchè sentivo il bisogno di accumulare una sorta di "esperienza altra", una conoscenza che solo la "scrittura" poteva darmi, col senno di poi.

Forse la mia "Hybris disperata" - intesa come orgoglio incontenibile del "Sè", contrapposto alla "Diche" , la giustizia, la giusta misura - ha voluto farmi credere, che riscrivendo quello che mi capitava di vedere e di ascoltare, avrei potuto riscrivere anche me stesso, e riadattarmi così ad un mondo del quale mi sfuggiva il senso. O forse scrivevo quelle storie per vedere se ripensandole e riscrivendole, sarei riuscito a capire cosa non funzionava nelle storie che vivevo, o che osservavo,  senza riuscire a capirle. Ma tutto quello che scrivevo, in ogni caso, rimaneva confinato tra le quattro pareti del mio tab.


Scrivere poesia, è un modo diverso per dare forma e spessore alle immagini che ci attraversano i pensieri. Sentiamo le nostre parole chi si arrampicano, abbarbicate alla necessità improvvisa e ineluttabile di esprimerle:  la poesia è più complessa, e più primitiva, allo stesso tempo, della prosa; più complessa, perché concentrare poche parole in un "spazio scritto" molto minore, riuscendo a creare delle immagini, dando loro un senso, una forma e una sonorità, é difficile, complicato, certe volte impossibile. Più primitiva, invece, perché nasce in un luogo molto più vicino all'origine, delle nostre emozioni, che possiamo raggiungere solo se abbiamo il coraggio e la capacità di ascoltarle con la prossimità più totale, e più discreta. Ma quando ci riusciamo, quando sappiamo assumere, facendole nostre, le stesse vibrazioni che derivano da quella prossimità, come un diapason  - dal greco " Dia-pásôn- , col significato di "attraverso tutte ...le note"  che trasmette sempre con la stessa frequenza, creando un riferimento, per l'intonazione -  allora, in quel preciso istante, la nostra scrittura si farà  molto più primitiva, semplice, meno strutturata, diretta ed elementare, ma anche più efficace ed evocativa, perché esprimerà il soffio  primigeneo della propria origine, e noi saremo solo un tramite, fra l'origine  del nostro "ascolto"  e lo "scrivere" poesia, sbarazzandoci della maggior parte delle strutture e delle sovrastrutture, che poniamo in essere, quando scriviamo in prosa.


Alla fine, credo di scrivere,  perché  ho l'insopprimibile esigenza di vedere le parole che mi escono dalle mani, illudendomi concretamente, di partecipare a tutti i passaggi necessari alla determinazione di un immagine, di una "struttura" sonora, o di un evento, anche se di "fiction".

Ma adesso scrivo anche per relazionarmi con chi avrà la ventura di leggermi, e di apprezzarmi, o meno, e anche per il gusto di rileggermi e di godere, eventualmente, facendo mio quel piccolo brivido di piacere, che un vostro giudizio o commento positivo, saprà regalarmi, come atto finale  di quella " arroganza espressiva" che accompagna ogni atto creativo.


Scrivere è un atto complesso, con mille origini e mille direzioni, che ci attraversa, e attraverso il quale tentiamo di raggiungere una parte di noi, inaccessibile, ad altri mezzi, che non siano l'osservazione, l'immaginazione e la narrazione.

Io amo scrivere, anche quando non ci riesco...




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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Molte le frasi che mi hanno catturato, tra queste: "Credo di aver cominciato a "scrivere" perché non riuscivo più a "leggere", "arroganza espressiva", "Io amo scrivere, anche quando non ci riesco...", dove le ultime due frasi, in apparente contraddizione, simboleggiano gli stati d'animo di chi scrive. Bello, autentico e condivisibileSegnala il commento

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Ilyn Peyn ha votato il racconto

Esordiente

Interessante la riflessione sulla poesia. È molto importante quello che dici, e il perchè scrivi non è solo metterti a nudo davanti agli altri, ma anche scomparire, a volte. Vorrei sottolineare l'ultima frase: "Io amo scrivere, anche quando non ci riesco..."Segnala il commento

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Giorgia Nicolini ha votato il racconto

Esordiente

Contribuisco a regalarti, con il mio commento positivo "quel piccolo brivido di piacere" che nasce dall' "arroganza espressiva" che accompagna i tuoi atti creativi. È un sentimento che nutriamo tutti noi che amiamo scrivere e che ci spinge a condividere un pezzetto di noi su questa bella piattaformaSegnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Un ragionamento sul perché si scrive stimolante e interessante, mi farà riflettereSegnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

"Era un modo per fare un po' di chiarezza, immagino, per capire, e per farmi capire": il tuo lavorare sulle metamorfosi delle relazioni, o sulle relazioni come metamorfosi, forse è proprio radicato in questo. La peculiarità della tua scrittura è, anche, l'aver scelto - ovviamente è la mia lettura - una via ovidiana, ossia la rappresentazione della metamorfosi nel suo avvenire.Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Dici bene: "Scrivere è un atto complesso, con mille origini e mille direzioni, che ci attraversa, e attraverso il quale tentiamo di raggiungere una parte di noi" aggiungo e forse un pò degli altri Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto stimolante. Certamente condivisibile lo scrivere per dare un senso al mondo, senso che ci sfugge. --- Penso che nella scrittura il Sé/Io subisca diverse variazioni; può rafforzarsi di arroganza e di hybris, ma anche conoscersi perdendosi, fluidificandosi, esporsi al rischio del contatto con l'inconscio. In ogni caso l'autoconoscenza è retribuzione probabile, anche se non certa (si scrive anche aumentando la confusione o l'illusione).Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Condivido i commenti che mi hanno preceduto sulla necessità di scrivere che crea quasi una dipendenza, e sul rapporto con la scrittura in generale. Mi ha fatto invece riflettere una tua frase “arroganza espressiva”, che credo valga per qualunque forma di arte, dall’esatto momento in cui passa di mano, da chi l’ha prodotta a chi ne fruisce. È un testo interessante, colmo di concetti interessanti e condivisibiliSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

se ci penso bene, scrivo sempre... anche quando non scrivoSegnala il commento

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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Lo trovo ben fatto nella sua interezza. Non voglio scendere nel campo delle opinioni personali in merito ma credo di poter azzardare una considerazione: forse la scienza ha già dimostrato, o lo farà in futuro, che esiste una similitudine metabolica tra la dipendenza da "evasione artistica" e quella da droghe; magari avrà a che fare con il rilascio di certe sostanze nel corpo a seguito di una azione creativa, ma sono quasi sicuro che scrivere a seguito di una urgenza espressiva dia una certa assuefazione. Ad ogni modo, trovo queste sue righe dense di carattere ed è stato piacevole leggerle. A prestoSegnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore

Condivido in pieno.Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Hòsti peròSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Concordo. Da ragazzina avevo un diario. Credo che sia stato il mio primo approccio alla scrittura. Poi mi sono accorta che scrivere solo di me non mi ha mai interessato fino in fondo, mi piaceva rendere le mie storie e quelle delle persone accanto a me; ‘altro’ ,renderle più teatrali, prendere dalla realtà e mettere una finzione parallela. Ho iniziato a pensare che non siamo mai quello che sembriamo, che dietro una storia ce ne sono sempre altre, vere o frutto della nostra fantasia momentanea, che ci sono i segreti, cose non dette e quelle che si vorrebbe urlare, che possiamo essere anche protagonisti immaginari, e trasformarci in animali, oggetti, santi o criminali e cambiare perfino sesso. E anche girare il mondo pur stando in una stanza. Andando avanti la scrittura diventa meno narcisistica e ti porta a una maggiore osservazione di te stessa, degli altri e del mondo che ti circonda e se vuoi, puoi inventarti una storia solo tua. Ti abitua all’ascolto e a volte, ti salva anche la vita. Sarebbe triste non mettere in scena per un pubblico e rinunciare a quell’applauso. Poi ci sono anche i fischi. Ma si sa, fanno parte dello spettacolo. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Scrivere è un po' come innamorarsi: non sappiamo esattamente cosa ci piace dell'altro, ma non sapremmo vivere senza. Col tempo i sentimenti cambiano, i pregi diventano difetti, la fatica prende il posto del piacere, le sensazioni si affievoliscono. Ma quella con la scrittura è una relazione a vita. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Molto giusto, o almeno molto condivisibile per quanto mi riguarda. Credo che all'inizio si scriva per sfogarsi, per fare ordine, per vedere da una certa distanza e capire con gli occhi quello che non si riesce a capire bene con altri sensi. All'inizio, intendo quando si è giovani: si scrive per se stessi. Poi, col tempo, qualcosa cambia: la scrittura può metterti in relazione con l'altro, come la lettura o forse di più. E allora inizia il piacere e forse il bisogno di essere letti. Di certo non si scrive più solo per noi, altrimenti terremmo un diario.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Sempre stimolanti sono tuoi pensieri. Grazie per gli spunti!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Il giusto spirito per affrontare la traduzione di pensieri e sentimenti in scrittura. Una confessione che ti onora ancor più, visto che pubblica, e un sincero augurio da parte mia che tutto ciò che ti soddisfa e arricchisce possa accompagnarti lungo questa esperienza condivisa di letture/scritture. Sempre molto felice di leggerti, non appena possibile. Cari salutiSegnala il commento

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Jacopo C. ha votato il racconto

Esordiente

Molto interessante...Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

è un qualcosa di cui non si può fare a meno, e il sentirsi bloccati ci distrugge, io amo scrivere anche quando non ci riesco, perchè non so cosa succede se non scrivo...Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

Scrittore

Scrivere, per me, significa attingere da un'entità cosmica che non ha caratteristiche apprezzabili dal punto di vista umano, ma che si fa comprendere grazie a noi scrittori, emissari della sua volontà. La chiamo "creatività", che è mutevole, onnisciente e onnipresente, ma che nei nostri scritti prende veramente una forma che gli uomini possono contemplare, capire e adorare.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Scrivere e riuscire a trasmettere emozioni a chi ti legge ti dà la stessa sensazione che si prova nella stretta di mano di un amico. Scrivere è partecipazione con chi ti legge. Segnala il commento

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Giuseppe Buono ha votato il racconto

Esordiente

Vedere le parole che mi escono dalle mani.............rende perfettamente l'idea della "scrittura"Segnala il commento

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di Franco 58

Esordiente
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