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Autobiografia

Supermercati

Di Irene Doda - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 04/12/2019

Questa è una prova di testo semi-autobiografico, scritto in forma di monologo, con un interlocutore fittizio.E' un doppio esperimento per me, dunque siate buoni.

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Dunque, mi faccia pensare, cinque anni fa era l’inverno del 2014. Mi ero trasferita in Irlanda per un periodo di studio. Appena arrivata, ho disfatto i bagagli in una stanza con un enorme armadio di legno e la moquette. La mattina seguente mi sono arrivate a sorpresa le mestruazioni. Sono corsa al primo supermercato che ho trovato; in Irlanda vanno molto i piccoli spacci di quartiere, ce n’è uno a ogni angolo. Mettono sempre della musica ridicola, e infatti quel giorno c’era una specie di rock natalizio, allegro ma scadente. Mi ero messa della carta igienica nelle mutande per non sanguinare per strada. Ho corso da una parte all'altra fino a che non ho trovato la confezione di tamponi, di una marca che non conoscevo, un pacchetto arancione. Di domenica facevano anche lo sconto sui muffin, li davano a cinquanta centesimi l’uno, erano enormi, soffici, con la glassa, con le praline, con il ripieno di Nutella o marmellata. Ogni domenica per i successivi sei mesi ho comprato i muffin in quel negozio. Li mangiavo seduta sulla moquette, che tanto si sa che è impossibile da pulire.

L’anno dopo, appena laureata, mi sono trasferita in Polonia. Avevo in mente, chissà come mai, che ci sarei rimasta a lungo. Il mio appartamento aveva un odore di pulito sterile, sempre. Sono arrivata una sera di primavera in cui faceva, a detta di tutti, più freddo del normale. Avevo fame, ma la mia coinquilina mi ha proibito di usare la sua pentola per cucinare. Come faccio, le ho detto, non mi sono mica portata le pentole dall'Italia. Lei ha sbuffato e se ne è andata a parlare al telefono. Sbraitava in polacco. Io sono rimasta sola in cucina. Allora sono uscita e sono andata al piccolo supermercato del complesso residenziale. Non avevo nulla, nemmeno le posate, così ho comprato un sacchetto di cranberries, frutti essiccati rosso sangue che tuttora non so come tradurre in italiano. Mirtilli rossi? Ribes? Li ho mangiati raggomitolata sul letto usando il cappotto come cuscino. Non avevo nemmeno le lenzuola.

Qualche mese più tardi sono andata a Berlino per un corso di formazione, mi sono trovata ancora una volta dentro un supermercato, a cercare qualcosa da mangiare per l'indomani. Ero stanca delle colazioni che davano al convegno, sempre uguali, sempre quei panini con la maionese e il salame a grana troppo fine e troppo uniforme. E l’insalata di mattina, davvero non la sopporto. Mentre vagavo per le corsie affollate di marche che non riconoscevo, mi è venuta una vertigine. Mi sono sentita molto sola e insieme parte di qualcosa di più grande, una rete segreta, clandestina, di viaggiatori che scavano tra gli scaffali dei discount, la rete di quelli che, insomma, sono in un posto ma non ci sono davvero. Quelli che non si orientano nei supermercati, non hanno il loro prosciutto preferito, non conoscono i cassieri - però allo stesso tempo non sono turisti, non possono mangiare ogni sera al ristorante, quelli che cercano di farsi una routine che però è sempre troppo instabile, troppo temporanea; può sembrare un ossimoro, routine temporanea, ma le assicuro, dottore, che non lo è. Ce ne sono stati altri, di supermercati: in Grecia, in Islanda, in Belgio. Tutti temporanei. Tutti una sorta di vertigine.

Ecco, per tornare alla sua domanda, come mi vedo tra cinque anni? Mi vedo a vagare per gli scaffali di un grande magazzino straniero, in cui cerco qualcosa che nemmeno io so e mi incanto a cercare di capire gli allergeni del pesto scritti in una lingua esotica. E so che farò tanti sforzi per trovare delle abitudini alimentari decenti, insomma, non muffin mangiati in sindrome premestruale sul pavimento, sia chiaro. Ma dopo pochi mesi farò di nuovo le valigie e mi ritroverò a pensare: che peccato, chissà se nella prossima città ce li hanno i cereali di quella marca che mi piaceva tanto. So che ci sarà qualche altra leccornia surgelata ad attendermi, e devo dire che non mi dispiace poi più tanto. Ci ho fatto il callo. Ci ho fatto la routine. Comunque il vostro progetto è molto interessante. Spero mi terrete in considerazione per la posizione. 

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Francesco Scarciolla ha votato il racconto

Esordiente

In cerca di solidità in un mondo liquido.Segnala il commento

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Rigel ha votato il racconto

Esordiente

girovagando per vari paesi promuovo I nostri supermercati con l'eccellenza.Segnala il commento

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Emanuela ha votato il racconto

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Bello. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Interessante l'idea dei super come primissimo impatto in ogni nuova città. Anche a me lascia un pò perplessa il finale.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Una lettura davvero piacevole, forse il finale manca di un quid per sfondare :-) Segnala il commento

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Indaco32 ha votato il racconto

Esordiente

Scorrevolissimo. Il concetto di routine temporanea mi ha colpito molto. Rivedrei il finale.Segnala il commento

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LadyEffe ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

Esordiente

E' piacevole, l'unica cosa che non ho capito è nel finale, l'interlocuzione che si rivela un colloquio di lavoro, mi pare poco credibileSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Bello, interessante, originale e ben scritto. Leggendolo sembra che le parole scivolino in discesa. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Il testo scorre bene, si legge con piacere.Segnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

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