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Narrativa

Tapis Roulant

Pubblicato il 27/04/2020

Amore, sesso e vita di coppia negli anni del lockdown

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La mia vita è come un tapis roulant. Può fare inciampare, ma può anche far battere forte il cuore.

Ieri era un altro giorno qualsiasi. Stamattina il calore del sesso sazio mi scende lungo le gambe e il sussurro del motorino è un mugolio di piacere (come i miei di stanotte, sì…) Nella foga della corsa la mia treccia rimbalza da una spalla all’altra con le solite domande:

«Lo rivedrò, nascerà qualcosa?»

«E se non lo rivedo dopo una notte perfetta, che importa?»

Il panorama abituale oggi mi incanta, la luce come un lago d’acqua chiara gocciola scintille sulle finestre di fronte.

La mia vita è un tapis roulant che alle sette e mezzo si ferma, l’ho programmato io così. La mattina presto Arturo dorme, e sembra che in casa non ci sia nessuno. Mi muovo piano, gustandomi il momento.

È ora di prepararmi il caffè, accendere il computer e cominciare a lavorare. Lo chiamano lavoro smart, furbo, proprio perché se sei furba tieni il passo. Voglio un cambiamento nella mia vita: porto il computer in cucina invece che nello studio.

Il resto della mattinata è senza storia. Scartoffie. Pare si chiamino così perché un tempo erano fatte di carta e a muoverle crepitavano, si potevano ascoltare. Pare fossero anche polverose: che dolce guardare i granellini di polvere volare piano, senza peso, fino al soffitto. Che romantica sono quando mi sto innamorando. Non riesco a smettere di pensare a lui, l’uomo della scorsa notte.

Arturo si alza a mezzogiorno, presto per lui che a volte comincia a lavorare alle otto di sera. Il suo passo fa tremare il pavimento alle mie spalle; poi la sua ombra tappa la finestra e la sua pancia frana sul tavolo mentre apparecchia. Niente tapis roulant o sessioni di fitness per lui, che in questi anni ha accumulato più di un quintale e parecchie multe per cattiva condotta (è toccato a me pagarle). Adesso, quando il medico lo contatta per le verifiche periodiche, falsifica il peso e pretende che la sua videocamera sia guasta.

Si prepara uova al bacon, pancake, dolcetti, odori che sono come un pugno nel mio stomaco vuoto, anche se dovrei esserci abituata.

«Mi dai uno di quelli?» Gli chiedo con un sorrisino tendendo la mano verso la pila di pancake intrisi di sciroppo. Me lo porge senza espressione, sembra ancora assonnato e tranquillo.

Quando Arturo finisce di mangiare sono le due. Sparecchio il tavolo, tolgo le briciole, lavo le stoviglie. Devo assolutamente fare la spesa perché se poi trova il frigorifero vuoto sono guai. E così mi tocca girare cinque supermarket online, fra prodotti esauriti e altri che sembrano disponibili ma se li clicchi mandano tutto in tilt. Per fare prima salto il pranzo, rosicchiando le sue croste avanzate di pane burro e nutella.

Nel frattempo la lavatrice finisce e mi metto a stirare in fretta, perché ho ancora del lavoro arretrato per l’ufficio. Ma non dimentico il che ho bisogno di vedere le mie amiche, stasera! Le emozioni nuove da condividere non aspettano, così trovo il tempo di contattarle e invitarle una per una.

Finalmente alle ventuno, dopo una cena quanto meno precaria e qualche problema di rete, il nostro video incontro può partire.

«Ciao! Notate niente?» Faccio zoom sulle labbra ancora arrossate là dove me le sono morse, sui capezzoli segnati dalle unghie. I loro sguardi, incasellati nelle rispettive finestre, così vicini e attenti.

«Notte da urlo, eh?» Fa Lucia dal sorriso caldo. Mi ama, troppo, forse è gelosa.

«Sesso!» Strilla Barbara, già un po’ bevuta.

Istintivamente mi guardo le spalle: «Se fate casino vi tolgo l’audio!»

Di là in studio sento Arturo che si incazza con qualcuno al telefono. Per il momento non bada a me, però la serata potrebbe mettersi male.

«Non ti basta quello che hai» miagola Luisa, e tutte annuiscono. Non fanno che ripetermi quanto sono fortunata con Arturo; tu almeno hai una persona accanto, dicono.

«Quando si può…» Elisa dal musetto compiaciuto. Lei è l’altra fortunata ufficiale della nostra compagnia: bloccata in famiglia, però ha un fratello con cui organizza incontri di sesso di gruppo. Una volta anche lei è comparsa in lacrime e piena di lividi, il padre li aveva beccati e puniti, o forse ne aveva voluto un po’ anche lui.

Finalmente finiscono coi commenti e cominciano con le domande. Quando? Dove? Cosa aveva di speciale? Che bello sfogarmi e sentire il calore che si diffonde nella nostra scacchiera di finestre. Ma quando finisco il racconto e loro finiscono i consigli è tardi; e lui, l’uomo incontrato ieri sera su Metji, l’uomo dalla cam mai vista, una cam così speciale che vedevo le sue dita carezzare il mio schermo, non si è fatto vivo. Le congedo tutte, indecisa se prendere il coraggio a due mani e farmi viva io.

Poi Arturo smette di urlare e sbatte giù il fisso, i suoi passi fanno tremare il pavimento in corridoio. Sento che sta venendo qui e che sì, la serata si sta mettendo male.

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

l'hai riscritto. l'hai ripulito, hai avuto cura delle tue parole e rispetto per la storia. adesso sì: brava.Segnala il commento

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di francesca colombo

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