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Narrativa

Taps

Pubblicato il 07/10/2020

La leggenda del "Silenzio"

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   Il capitano diede ordine agli artiglieri di cessare il fuoco, ormai era buio da un pezzo. Dall’altra parte del campo di battaglia, i cannoni napoleonici da dodici libbre a canna liscia in dotazione all’esercito confederato non avevano ancora smesso di sparare.

Tra un boato e l’altro, giungevano i lamenti di un uomo rimasto ferito sul campo.

Il capitano si rivolse al sergente. – I nostri feriti sono stati caricati tutti?

– Credo di sì, signore.

– Che significa credo di sì, sergente? È uno dei nostri o uno dei loro?

– Non ne sono sicuro, signore.

I gemiti del soldato ferito tormentavano la notte, attutiti solo dallo scoppio cadenzato dei cannoni nemici che sprecavano le ultime cariche.

– Maledizione! – imprecò il capitano levandosi la redingote.

– Cosa vuole fare, signore? – chiese il sergente, timoroso.

– Non si può lasciare un soldato a soffrire così.

– Ma non sappiamo nemmeno se è dell’Unione.

– Non ha importanza, sergente! E comunque non si preoccupi, non le sto ordinando di rischiare la vita per andare a soccorrerlo. Ci andrò io.

Si avviò nel campo buio lasciandosi guidare dai lamenti del ferito, arrancando tra buche e cadaveri e pregando che i prossimi colpi non piovessero sulla sua testa. Riuscì a raggiungerlo, non perse tempo a constatare la gravità delle ferite, ma si affrettò a caricarselo in spalla e riportarlo all’accampamento.

Giunto tra le proprie linee, ordinò al sergente di portargli una lanterna, mise giù il soldato e solo allora si accorse che aveva smesso di lamentarsi. Gli tastò il polso e capì che il suo sforzo era stato vano: era morto. Nella penombra riconobbe quella specie di uniforme raffazzonata che contraddistingueva le truppe sudiste.

Accese la lanterna per vedere il volto del soldato. Restò pietrificato.

– Ma è mio figlio – disse con un filo di voce.

Il sergente non capì. – Come dice, signore?

– Deve essersi arruolato senza dirmi nulla – proseguì scioccato il capitano. – Stava studiando musica nel Sud quando è scoppiata la guerra.

Il sergente era in imbarazzo. – Signore, io…

– Mi lasci solo, sergente.

Frugò nelle tasche della divisa del giovane defunto; l’unica cosa che riuscì a trovare fu un foglio con appuntate alcune note musicali.


All’alba, mentre i rispettivi eserciti si preparavano per un altro sanguinoso giorno di battaglia, il capitano chiese il permesso al maggiore e al colonnello di concedergli i membri della banda militare affinché suonassero al funerale del figlio, per dargli una degna sepoltura.

– Combatteva pur sempre per il nemico, capitano – rimarcò il maggiore.

– Ma era mio figlio, signore.

– Capitano – prese parola il colonnello, – non posso darle la banda per celebrare il funerale di un soldato confederato.

– Certo, capisco – annuì il capitano, affranto.

– Ma le concederò un solo musicista, in segno di rispetto.

– Grazie, signore.


Nel frattempo, la voce era circolata e tutto l’accampamento sapeva dell’accaduto.

Il capitano scelse un trombettiere. Era un ragazzo smilzo che avrà avuto non più di diciott’anni.

– Sono onorato, signore.

Il capitano gli affidò lo spartito che aveva trovato nella tasca del figlio. Si trattava di poche note.

– Ci metterò tutta l’anima, signore.

Raggiunto il luogo della sepoltura, trovarono ad attenderli gli uomini della compagnia guidata dal capitano, e molti altri provenienti da diversi plotoni. C’era un silenzio assoluto.

Il trombettiere si mise in posizione e iniziò a suonare. Una melodia straziante squarciò la quiete dell’alba e frantumò la compostezza del capitano, che fino a quel momento non aveva versato una lacrima. Il suono triste e lacerante di quella tromba solitaria attraversò l’intero accampamento e toccò il cuore di ogni uomo, tant’è che tutto si fermò, strappando quel minuto all’inesorabilità del tempo per renderlo eterno.

Col volto rigato e scosso dai singhiozzi, il capitano si girò a guardare i numerosi soldati in piedi dietro di lui: stavano piangendo anche loro.

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Scrittore

Belli i dialoghi.Segnala il commento

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Il Faro ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

La prima parte è bellissima. Ti perdi un po' alla fine. Tuttavia credo sia difficilissimo coinvolgere il lettore con così poche battute. Ottimo lavoroSegnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

La storia è originale e ben scritta, asciugherei un po' il finale che diventa troppo melodrammatico. Trattieni un po' di più l'emotività nella chiusa, e rendila meno descrittiva. Ho apprezzato invece molto i dialoghi, secchi e incisivi come ci si aspetta da ufficiali dell'esercito. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

Scrittore

Il sottotitolo silenzioso-e un pò nascosto-integra ed esalta il racconto, il soggetto allora si distingue, come quella sequenza di note che da quel dì, commuove, ed ora so perchè.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

È un bel racconto, solo incipit e chiusura forse non mi convincono del tutto. Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Soggetto interessante, che però sfrutta troppo il suo coté "commevente" , a mio avviso, e si dilunga inutilmente con alcune descrizioni che tolgono densità al racconto. Quell' "ormai era buio da un pezzo" allunga inutilmente l'incipit. "Il capitano diede ordine agli artiglieri di cessare il fuoco. Sul fronte opposto, i cannoni napoleonici da dodici libbre dei confederati, non avevano ancora smesso di sparare. Tra un boato e l'altro, giungevano i lamenti di un ferito rimasto sul campo. "I nostri feriti sono stati caricati tutti?" "Credo di sì, signore." E la chiusa, con quel trombettiere giovanissimo, che squarcia la quiete, "suona" davvero troppo "straziante e triste" , quando tocca " il cuore di ogni uomo, tant'è che tutto si fermò" , finchè: "Col volto rigato e scosso dai singhiozzi, il capitano si girò a guardare i numerosi soldati, in piedi dietro di lui: stavano piangendo anche loro". Il pathos creato dalla commozione generale del momento descritto - che non è difficile immaginare - rimane però tale, confinato, per l'appunto, nella nostra immaginazione, e non emerge appieno, per il tono "eccessivamente melodrammatico" di tutta la chiusa, che non evoca, ma descrive, smorzando il proprio effetto, a dispetto delle proprie intenzioni. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

commoventeSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Flying_Dan ha votato il racconto

Esordiente

Non so come sia riuscito a trattenere tutta questa forza e una storia così articolata in meno di 4000 battute. Mi ha colpito, davvero ben scritto. Grazie per averlo condiviso. Segnala il commento

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di BULLET

Scrittore
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