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Narrativa

Tempo e lillà

Pubblicato il 17/10/2020

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30 Voti

I colpi stizziti di clacson come punte elicoidali dentro la scatola cranica, l’abitacolo dell’auto affollato dalle ombre dei pazienti e dalla propria inettitudine. Tutto questo tempo sprecato al lavoro e per strada. Tutto questo tempo - pensa Giacomo. Guida in automatico, e si sorprende quando riconosce i palazzi della strada in cui abita. Parcheggia, spenge il motore e appoggia la nuca al poggiatesta.

Dovrebbe salire, adesso. Affrontare il sorriso di Elena.

Immagina le scene di un film, piano sequenza sui passi di un paio di scarpe lungo le strade tutte uguali di una cittadina americana, poi interno sera, voce fuori campo della moglie che chiede com’è andato il lavoro, primo piano sul marito che non ha venduto un solo aspirapolvere e risponde a voce troppo alta All right, honey, all right!

Apre la chat con la moglie, scrive.

Ehi, tesoro

Ehi

Senti faccio tardi devo trattenermi ancora un paio d’ore

Ah, peccato. Molto lavoro?

Ho venduto almeno dieci aspirapolvere, cara

Che dici

Niente, dai. Scherzo

Ok, a dopo

Scende dall’auto, attraversa la strada con uno sguardo ansioso alle finestre del terzo piano.


Bella l’aria fresca del parco, a marzo. Giacomo inspira forte e si allunga un po’ sul vialetto rosso, gommoso, che attutisce i rumori. Quando era piccolo lì c’era il ghiaino e i sassi minuscoli si infilavano nelle ferite delle ginocchia, a ogni caduta.

Cammina a passi lunghi, sente l’elasticità della pavimentazione risalire dai talloni in tutto il corpo, fino al collo, alle vertebre cervicali che si mobilizzano, ai trapezi che si allentano.

C’è un buon profumo, sembra di lillà. Non ne vede in giro, ma riconosce l’odore della sua infanzia.

Alza la testa a osservare le chiome degli alberi, il loro farsi arco contro il cielo indaco.

I tronchi dei tigli sono scuri e disomogenei, inadatti a essere intagliati: non ci sono cuori trafitti, o nomi graffiti. Si sofferma a osservarne uno da vicino, lo sfiora con le dita alla ricerca di un ricordo - il suo coltellino, la sua ferita. Doveva essere in prima media, era innamorato perso di quella compagna slava con gli occhi così neri e lucidi che sembravano le olive sott’olio del nonno. Nadia, rammenta. Nadia. Rivede il temperino piccolo con il manico di madreperla e il sangue che gli scorre lungo la mano. E ricorda perfettamente due pensieri: che il suo sangue era troppo rosso, non era normale che avesse quel colore lì, e che quella era una punizione orchestrata dalla Mamma e da Dio per i suoi peccati.

Saltella sul posto, a piedi uniti: la testa non martella quasi più. Può sedersi su quella panchina a fumare una sigaretta.


È poca la luce del giorno, ormai, e gli ultimi bambini tornano a casa. Uno passa di fronte a lui, avrà sei o sette anni: cammina all’indietro e tiene lo sguardo puntato in avanti, concentrato. È un comportamento strano: i bambini spesso camminano all’indietro, ma girano continuamente la testa, cercano di guardarsi alle spalle. Questo invece, perché fa così? E cosa vede, con quegli occhi attenti? Vorrebbe fermarlo, chiederglielo, ma la voce della mamma (dietro di lui? Davanti?) lo richiama. Il bambino si volta e scatta nella direzione della voce.

Vicino alla panchina c’è un grosso contenitore per i rifiuti, di lamiera grigia coi bordi smerlati. Dentro, involti di merendine, lattine di Cola, brick di tè freddo, grosse sfere compatte di pannolini sporchi mischiati a quarti di pizza solo addentati. Tra gli avanzi di merende alcune copertine di riviste femminili, patinate. La spazzatura dei ricchi, pensa Giacomo.


Ce l’hai una sigaretta?

Sobbalza, non ha sentito i passi che si avvicinavano. Tira fuori il pacchetto, tende sigaretta e accendino a una mano ossuta, livida come il viso. È brutto, l’uomo magro, ha la pelle grigia e le guance scavate dei sopravvissuti. Gli si siede accanto e accende la sigaretta tenendola tra l’indice e il pollice. Aspira forte, poi soffia fuori il fumo tra i pochi denti che gli ha lasciato l’eroina.

Giacomo ne vede, di gente così. Non è per una forma d’imbarazzo che interrompe il silenzio, non sa nemmeno lui perché gli dice:

Prima è passato un bambino che camminava all’indietro ma guardava davanti.

L’altro sta zitto e fuma, i gomiti appoggiati sulle ginocchia, curvo e grigio come un gargoyle diroccato.

Si sono accesi i lampioni. La luce bianca piove scarsa dall’alto, insufficiente a ravvivare i colori.

Dammi un’altra sigaretta - dice il tossico. Poi borbotta - Quel bambino, sai. Vedeva ciò che era appena passato, le cose che aveva guardato prima camminando in avanti; vedeva i pensieri. Hai mai provato?

Non mi pare - risponde Giacomo.

Fallo allora - ghigna l’altro -. Se cammini all’indietro passi davanti a quell’albero e ti viene in mente a cosa pensavi quando eri lì. Che magari non ti eri neanche accorto che stavi pensando. Però se intanto guardi in avanti, dritto davanti a te, c’è il futuro, capito? - fa una pausa, tossisce - E se poi ti rigiri all’improvviso con la faccia nell’altra direzione non sai più se sei nel passato o nel presente, cazzo.

Si batte le mani sulle gambe magre, ride di una risata asmatica.

Dove esiste una cosa del genere - dice Giacomo - vedere passato presente e futuro insieme.

Però adesso sa perché gliene ha parlato. Si accende una sigaretta e la ruota nel buio. Crea l’illusione di molteplici cerchi rossi mentre immagina sinapsi e trasmissioni, neuroni che conservano traccia di quello che ha appena visto, sentito, annusato. Pensato. Il pensiero è recuperabile senza immaginazione solo rivivendo all’indietro un momento, ha ragione questo tossico. Che ora gli sta chiedendo, con una leggera gomitata nel fianco, se ha più paura di vedere com’era o cosa diventerà, e non contento allarga le braccia in un gesto ampio che contiene tutto: gli alberi e il buio, la panchina, loro stessi.

Oppure solo di questo - sussurra.

Giacomo conosce i messaggi del corpo, sa che si sta preparando alla fuga: sente un formicolio nelle mani e un lieve tremore alla mandibola. Ma l’altro continua, col braccio teso gli indica un punto.

Senti - dice -, guarda quel cespuglio là, lo vedi? È successo anni fa: c’eravamo appena fatti, si stava bene. E la mia donna mi dice Uccideresti per me?

Giacomo si volta di scatto. L’altro si avvicina di più.

Vuoi sapere com’è andata, eh - ride, ma sembra che pianga -. Le ho detto Certo, ammazzo per dieci grammi, pensi che non lo farei per te?

È proprio sotto quel cespuglio che me l’ha chiesto. O, non ti agitare, fottitene di quello là: era un uomo di merda. Avrei dovuto farlo a pezzi e un dito portarlo in dono a lei, cazzo. Ma non è questo il punto. Il punto è che se passo davanti al cespuglio stasera, camminando all’indietro, lo sai cosa vedo? Vedo me stesso di poche ore fa che piscia sull’erba, proprio lì. E mi vedo pisciare sopra i suoi occhi e le sue labbra, e su me che penso quanto dev'essere disperata. Solo questo.


Giacomo si alza e si allontana veloce nel buio che ha avvolto i tronchi degli alberi e i cespugli di lillà.


A casa hanno già cenato, i bambini sono a letto.

Elena gli va incontro, gli appoggia una mano sul viso.

Com’è andato il lavoro - dice, ma non è una vera domanda -. Mi sembri distrutto.

Sulla parete di fronte al tavolo di cucina, l’orologio segna quasi le 9. Nel silenzio, ogni scatto tagliente delle lancette sembra a Giacomo un colpo di bisturi che sezioni il tempo in linee sottili.

 

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Simonetta Gallucci ha votato il racconto

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Questo racconto vive in un tempo sospeso.Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

Esordiente

Di questo racconto ho apprezzato la sperimentazione scenografia, racconto e la voce narrativa. La narrazione è piacevole. La storia è di quelle che Silvia ama far conoscere. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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antoebasta ha votato il racconto

Esordiente

Silvia lascia per un momento i suoi personaggi al femminile per farci incontrare due uomini. Apparentemente agli antipodi.. Nel tempo della loro interazione i due personaggi si riconoscono, entrano in una dimensione terza, abitata dal loro disagio. Scrittura sublime Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Pensieri e emozioni che corrono sul tempo mescolate ai ricordi caldi del passato, e all’ansia nevrotica dell’attimo che vorremmo fermare forse... e rimanere sospesi prima di riprendere... cosa ? La vita di sempre? Quella che abbiamo o quella che vorremmo? Forse rimane indissolubile il profumo dei lillà.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Credo che la scrittura sia fatta anche - ma soprattutto - di attesa, senza mai smettere di pensare e di scrivere, né di vivere, nel frattempo. Il tempo ci scorre addosso, certe volte, altre lo attraversiamo, o gli camminiamo accanto. Ma capita anche che ci preceda... o che ci segua, alternando e alterando perfino la percezione, che ne abbiamo. Ecco, io credo che tu sia riuscita a "narrare" e a rendere intelligibile e tangibile - emozionalmente e visivamente - lo scarto tra queste possibilità temporali e visive, con una scrittura "tangente" e "trasversale" che accoglie gli stimoli e le suggestioni della tua attesa, e della nostra. Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

L'ennesima conferma del tuo talento di narratrice.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Bello, perché hai saputo creare aspettativa, a ogni step il racconto sembra prendere una piega diversa, sino al finale dai toni noir. Orchestrato benissimo, ottime descrizioni, sai soffermarti sul dettaglio senza arrancare mai. Bella anche quella cosa di riacchiappare i pensieri:)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Grande personalità. Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Ottimo. Silvia, un ritmo che salta alla gola, un nero deciso.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Valentinacomesai ha votato il racconto

Esordiente
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Rosnikant ha votato il racconto

Scrittore

Molto bella la costruzione narrativa dei personaggi, degli sguardi, delle direzioni, del recupero del pensiero: tutto procede nel flusso del tempo da cui non si può sfuggire, le drammatiche sfaccettature del male, le cose non dette e quella tenerezza evocativa del profumo dei lillà che non è solo ricordo ma diventa salvifica. Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

brava brava Segnala il commento

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Enrico Ruggiero ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Jean per Jean ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Flying_Dan ha votato il racconto

Esordiente

Hai il talento di renderci piccini e farci sedere sulle spalle del protagonista, poi sulla testa, poi ci scaraventi in alto fino a che vediamo tutto l’insieme. Grazie!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

com'è che si chiama, il principio dell'iceberg? eccolo qui, esemplificato. dal titolo mi aspettavo tutt'altro, invece vedo scene buie, avvolte nel fumo delle sigarette. comunque mi sa che ci proverò, a camminare all'indietro. (per un attimo nella prima parte ho visto Will Smith che vende non mi ricordo cosa in La ricerca della felicità)Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

IntensoSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Dovresti scrivere per il cinema! Ogni frase è una sequenza, ogni dialogo un piano americano... Ci si immedesima calandosi nella "parte". Si soffre. Nessuna ricompensa se non, e non è poco... poterti dire grazie!Segnala il commento

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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Affilata. Sei versatile nei tuoi soggetti ma la qualità è sempre altissima. Segnala il commento

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LaborLimae ha votato il racconto

Esordiente
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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

SublimeSegnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Trip!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Silvia è bellissimo. C'è tutto quello che un racconto deve avere per sembrare credibile, e indurre il lettore a sentirsi testimone di una storia vissuta, non narrata. Ti conosco solo da pochi mesi, ma davvero mi sorprende scoprire che ogni racconto rivela di te qualcosa di nuovo. Non ti ripeti, non segui un "filone", crei personaggi che non potrebbero essere più diversi tra loro, eppure lo fai con crescente maestria. Ogni volta affondi la lama, e scavi dentro il cuore del personaggio, ne svisceri i pensieri, la personalità.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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di Silvia Lenzini

Scrittore
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