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Soggetti per il cinema/teatro

The Hateful Eight

Pubblicato il 16/08/2021

Una recensione cinematografica. Perché no.

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16 Voti

Arduo il sunto di Tarantino, bisunto di sangue e odio. Western stufato e spezzatino. Camini a scaldare nella bufera, porte inchiodate alle bell’e meglio con la tormenta a scardinare da fuori.

Mentre dentro ci si scardina in tutt’altra maniera.

Alla Tarantino.

Più spezzatino che stufato in realtà. A tavola coi loro cucchiai tenuti a pala, e quelle ciotole fumanti di carne ribollita, ti viene in mente nonna papera e le sue leccornie, nonostante sappia nel tuo intimo che ogni boccone può strozzartisi in gola.

Spezzatino di ossa e uomini. Un emporio claustrofobico, e fuori solo tempesta.

Tempesta di neve che sentiamo addosso.

Il gabbiotto cesso a cento metri. Con una corda a guida, sequenza che da sola vale un film. Ma per cagarsi sotto basterà rimanere tutti dentro, in bunueliana memoria.

Tarantino gira da tutte le angolazioni, sfrucuglia ogni punto di vista.

Se esce dalla casa usciamo anche noi, viene da mettersi il cappotto. Se rientra ci accostiamo al camino a riprenderci dal gelo.

Un buco di locale diventa esterno, spazio da riempire. Spazio da svuotare.

Spesso capita di non catalogare subito un fotogramma tanto è illuminante (“Da dove sta riprendendo?” è la domanda che ci si pone appena ripresi dallo stupore, e il gioco di parole non lo scuso, ci sta tutto).

Quindi non siamo noi a vedere il film. Ma lui stesso a scovare in noi la capacità di scorgerlo. Coi forward e i rewind, gli sfumati e i ralenti, i contro tempi e i contro spazi. I dall’alto, i dal basso e i dal fuori.

I dialoghi cadenzati che scavano i personaggi e li scolpiscono tridimensionalmente, e noi spesso a non comprendere e a supporre, facendo tesoro di input, silenzi, ghigni, metafore, ammiccamenti minacce, sospetti; tutto tra piani di ripresa che si accavallano, o scorrono su binari che sfidano ogni ordine di logica visiva.

I flashback ci proiettano indietro e avanti. Siamo inchiodati in poltrona, e sballottati nello stesso tempo.

In frenetica diligenza o in un emporio dove solo il tempo è cristallizzato.

Eppure il plot non reclama importanza.

Per quanto di mega thriller si tratti. A tutti gli effetti.

Morricone disegna la sua musica scolpendola su un crocifisso in legno che parla sotto la neve, in un incipit che inchioda l’occhio assieme a quei polsi e fa capire che ci rimarrà giusto la preghiera.

A tutti rimarrà forse solo una preghiera.

La storia di cacciatori di taglie ed ex combattenti di guerre civili si intersecano e vomitano, letteralmente, su ipocrisie e nuovi orizzonti di vita.

Fanno a pezzi un passato di lotta fratricida, di razzismo ancora fresco, di odio e vilipendio.

Si uccide in un amen, ci si commuove per una lettera, si tradisce e si ama.

Tutti contro tutti. Tutti contro tutto.

Tarantino che pesca e disegna (col sangue) almeno una Jennifer Jason Leigh monumentale, angelo evocato con le ciaspole per ali, e un Samuel L. Jackson da urlo, anche quando le sue sentenze le sospira appena.

Ma tutti gli “otto odiosi” si riveleranno lentamente, col freddo e la condensa che entra in sala, come se indossassimo occhialini da 3D, col tiro di carrozza a sei cavalli che ci fruscia neve fresca addosso.

Lentamente.

Come melassa che cola, come sangue a rapprendersi.

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

Esordiente

Forse è sciocco ma ogni volta che ne ho l'occasione riguardo Kill Bill. Questo di Tarantino forse è quello che riguardo meno volentieri. La tua recensione comunque mi è piaciuta molto e soprattutto: "Fanno a pezzi un passato di lotta fratricida"Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

A mio parere è il brano migliore che tu abbia pubblicato. Si avvertono ironia e amarezza a fare da colonna sonora all'esistenza umana: dagli albori ai nostri giorni. Ci riempiamo gli occhi di "americanate" (come scrive Ondine), solo per fingere di non accorgerci quanto la realtà sia ben più truculenta delle tarantinate. Ottimo brano.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Una recensione che sembra una ri-scrittura poetica del film stesso. Il film in questione mi piaciuto anche se ammetto che lo trovo in alcuni passaggi esagerato. Ma Tarantino è questo o si ama o si odia Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

La recensione che fai è molto bella. Tarantino piace a mio padre che ha 90 anni e ha molto più senso dell’umoristico di me, nello stesso tempo dice: che americanata! Io rido di conseguenza e nessuno di noi due si sofferma su tutti i dettagli che ci illustri: mio padre perché lo guarda con gli occhi del bambino e io perché amo la Nouvelle Vague. Questione di gusti.Segnala il commento

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Helenas ha votato il racconto

Esordiente
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Italo ha votato il racconto

Scrittore

La tua recensione, secondo me, è più di un film, è intensa, vibrante e molto esaustiva.Segnala il commento

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Sisifa92 ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Il film non mi è piaciuto molto (come tutti gli altri del medesimo), ma la tua recensione sì. Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Perdonami, Tarantino riesce a sorprendermi ma non a inchiodarmi alla poltrona, ma la tua recensione mi è piaciuta.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore
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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella Ross ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

Esordiente

Suggestiva, straordinaria e monumentale recensione. La definirei una poesia-recensione per quanto raffinata, cesellata e linguisticamente e concettualmente elaborata, in maniera sublime, elegante, e in una parola magistrale. Tutt'altro stampo, tutt'altro livello delle fredde e insipide recensioni che si leggono qua e là anche sui quotidiani. Questa è arte letteraria puraSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Da appassionato di cinema sento molta partecipazione a riguardo. Il cinema di Tarantino, poi, è inflazionato da commenti che spaziano attraverso punti di vista che implicano vedute e simmetrie opposte. La tua recensione è molto bella da leggere. Ho sempre pensato che Tarantino sia più uno sceneggiatore divertito che un regista "divertente"... ma è indubbio che i suoi film suscitano una "allegria" che pizzica le corde più sensibili. Complimenti!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Piu che un soggetto mi pare una recensione del tuo stesso film. La parte sul crocefisso nella neve è presa (per me) da “il mestiere dele armi” (il film piu bello degli ultimi vent’anni). L’atmosfera sarebbe piu da stalag 17 (altro capolavoro). Tarantino fa cinema sul cinema. È hna cosa che lui fa ai massimi livelli. Ma è americano. Noi europei mettiamo sempre anche la letteratura, la pittura, la filosofia. Cioè mettevamo. Adesso i film (specie italiani) sono il Nulla che nulleggia (vedi l’osannatissima grande bellezza). Forse pure un po’di Lynch ci metterei. Un po’ di incubi dove non succede nulla di che ma sono lo stesso agghiaccianti. Però si legge veloce. Non ti scrivi addosso. Si vede che ne capisci di cinema. Ti rileggerò volentieri su questi schermi!Segnala il commento

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di Franco Battaglia

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