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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Ti prego, aiutami

Pubblicato il 01/06/2018

Chi ama prima o poi ha bisogno di aiuto, per superare la sofferenza, la disperazione, la gelosia, la paura di perdere l'altro. E allora cerca il consiglio di qualcuno, o anche solo la sua disponibilità ad ascoltare. Dice: ti prego, aiutami, e inizia a raccontare.

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Amore mio, ascoltami per favore, lo sai che quando sono disperata corro da te. Mi dirai che basta, che non ne puoi più, ma ti prego, ascoltami lo stesso, perché non so dov’è finito Guido. Non lo trovo, a casa sua non c’è, da giorni lo cerco ma non risponde.

Non so davvero cosa pensare. La polizia non esclude nessuna ipotesi: suicidio, omicidio, fuga, rapimento, o anche un’amnesia, una follia improvvisa (ho spiegato quanto è instabile). O una messinscena. Mi hanno fatto due lunghi interrogatori, ma credo di aver raccontato delle cose inutili. Volevano sapere di lui, che pensieri aveva adesso per la testa. Quando non sapevo cosa rispondere, mi chiedevano spazientiti com’è possibile che sappia dire così poco di una persona con cui convivo. In effetti di Guido non so dire quasi nulla se non quello che è per me. Poco di lui. Sono egoista, superficiale, arida, stupida, tutto.

Passo ore nella sua casa vuota, lascio le finestre chiuse perché ho paura che qualcuno mi veda, anzi, che Guido mi veda, ed entri dentro urlando che lo spio. Se squilla il telefono corro, ma non è mai la sua voce.

La sua voce! Quando rompe il silenzio ha un tono eccessivo, è come uno scoppio, anzi sembra un lampo, come quello di un paio di occhi che ti accarezzano il corpo e lo stringono più forti di un abbraccio. O anche sembra uno scroscio di pioggia su un lago. Dico così, magari non significa niente per te o per voi, ma per me sì, dico così perché la casa in cui mi trascinò la sera che ci conoscemmo si affacciava sul lago.

In quel periodo facevo servizio al Teatro Nuovo, pulivo la sala, non tutti i giorni perché non era aperto, non era stagione. Guido ama il teatro come pochi altri, visceralmente. E cosa può fare d’estate chi ama così tanto il teatro? Nelle città tormentate dal sole, il buio fresco delle platee vuote è il rifugio migliore. Quel giorno era lì, chissà come era entrato, stava immerso nell’odore di legno e stoffa che hanno i vecchi teatri d’estate, e riempiva il buio con le immagini dei suoi ricordi e delle sue fantasie.

Entrai in platea e non mi accorsi di lui, avevo acceso pochi lumi, quelli che mi bastavano. Appena alzai gli occhi vidi i suoi piedi sotto la poltroncina, nudi, immobili. Solo dopo vidi i capelli, di un biondo intenso, sul velluto rosso della tappezzeria. Mi spaventai. Credevo fosse un cadavere o qualcosa del genere, gridai. Si mosse, mi guardò, rise. Non lo conoscevo, non sapevo chi fosse. Non so come, restammo a parlare per ore: mi calmò, mi spiegò che era lì per sognare, non ero in pericolo. Allora spensi le luci e restammo abbracciati fino a notte inoltrata, quando mi propose di andare nella sua casa sul lago, così come eravamo: senza denaro, senza auto, ma prima di tutto senza conoscerci. Camminammo per tutta la notte. All’alba arrivammo, entrammo, ci sdraiammo, venne a piovere, la voce di Guido tacque e fu sostituita da quella dell’acqua sul lago, e i suoi occhi iniziarono a perlustrare il mio corpo con una insistenza e una forza che non avevo mai conosciuto.

Scoprii subito che il suo sesso era ambiguo, incerto. Mi trovai a guardarlo come se fosse una donna dai caratteri accentuatamente maschili. Mi dissi che se questo mi eccitava così tanto, non mi importava stabilire il suo sesso. E tu, tu perché vuoi saperlo? Perché adesso mi chiedi di Guido? La qualità del suo essere cosa toglie o cosa aggiunge al fatto che io e te ci amiamo da tanto tempo, tu ami me per gelosia ed io te per debolezza? Cosa toglie o aggiunge Guido a ciò che manca tra me e te? Una mancanza che nulla può colmare, come nulla può rubarci ciò che ci lega.

E poi, che differenza c’è? Può piacermi una donna libera, forte, che comanda le persone e organizza le cose. E allo stesso modo posso amare in un uomo le doti di gentilezza e sensibilità, la capacità di adattamento. Pensaci: amiamo molte cose senza saperne il sesso. Gli alberi, i fiori. Che sesso ha una strada? E una casa, o la cima di una montagna? Guido è come una pianta monoica, che ha sia fiori maschili che femminili. Maschile è il suo equilibrio, la sua forza di applicazione costante. Femminile è la flessuosità sentimentale, il repentino variare delle opinioni, dei desideri, la somiglianza col vento che scompiglia tutto. L’erotismo del suo corpo è vivo e vitale, io posso dirlo. Fai conto che sia un ermafrodita, il più straordinario che c'è in natura. Sai della cernia, che nasce femmina e lentamente sviluppa organi e comportamenti maschili? Guido anche, vive fasi di regressione degli organi femminili e di quelli maschili, alternate, a seconda di chi incontra, dell'umore che ha, del tipo di desiderio che prova.

Ecco, ti ho detto. Non vendicarti di me, non adesso. La tua sarebbe una crudeltà. Quel poco di gelosia che soffri non è nulla, a paragone della mancanza d'aria in cui vivo, di luce, di tutto. Mi manca la ragione, lo vedi. Aiutami. Cerca tu Guido, e quando l'avrai trovato – lo troverai, lo so, lo troverai – chiamami subito, devi restituirlo a me. Te ne prego, amore mio.

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