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Narrativa

Tradizioni

Pubblicato il 12/12/2019

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Mi chiedo cosa possa trovarci Barbara in uno come Sandro. Sono arrivati oggi da Bologna per trascorrere con noi il Capodanno. Li sento chiacchierare in cucina con mia madre.

– Barbara – dice mia madre, – non ho capito bene che lavoro fa il tuo fidanzato.

– Sono un promotore finanziario, signora – interviene lui. – Lavoro sia con i privati che con le aziende. In questo periodo mi sto occupando della consulenza per una azienda farmaceutica del Nord.

Questo qui ha fatto sparire nel nulla i risparmi di non so quanti poveracci, gente che ha lavorato duro una vita per mettersi un gruzzoletto da parte; è stata mia sorella a confessarmelo durante una telefonata, qualche mese fa. È il terzo che lei si porta a casa in tre anni, ogni Natale uno diverso. Anche se mia madre non lo dice, so che lo pensa.

– Fratellino! – Barbara viene a darmi un bacio sulla guancia. – Come vanno le cose?

– Al solito. E tu che dici, lavori sempre nel campo dei cosmetici?

– Certo. Mi pagano bene e mi piace, l’ambiente non è male.

– Bene. – Guardo il fuoco nel camino e vedo mio padre sollevare lo sguardo verso il tramonto dopo una lunga giornata di lavoro nei campi, mentre col dorso della mano si asciuga il sudore dalla fronte. Quando Barbara è qui non riesco a fare a meno di pensare a lui.

– E così tu ti occupi di edilizia – mi fa Sandro.

– Non proprio. Lavoro in un deposito di calcestruzzi. Sacchi di cemento, betoniere, cose del genere.

– Ah. – Non sa cosa dire, impalato nei suoi pantaloni di velluto firmati e il maglioncino di cashmere.

– Basta parlare di lavoro. – Mi alzo e sistemo il ciocco che brucia nel camino. – È festa, dobbiamo rilassarci.


Più tardi esco a comprare il pesce che mia madre cucinerà per la vigilia. Percorro le stesse strade, vado alla stessa pescheria, probabilmente alla stessa ora degli altri anni. Guardo gli uomini che si confondono all’interno del bar: pare quasi di vedere la sagoma di mio padre, dietro quell’albero di Natale. Sono passati quattro anni da quando è morto. Io lavoravo già al deposito e Barbara viveva ancora qui. Penso all’ultimo Natale trascorso insieme, chiedendomi cosa è cambiato intorno a me da quando lui se n’è andato.


Al mio ritorno Barbara è seduta sul divano a guardare la TV con Sandro. Intravede il capitone che si contorce.

– Amore – si rivolge al fidanzato, – preparati a sentire una puzza tremenda, ora che mia madre lo friggerà.

Mi volto a guardarli. Sembrano appena usciti da un centro estetico.

– Tradizioni, eh? – ammicca Sandro.

– Già – confermo.

– A me dà la nausea – fa Barbara. – Ma non l’avete mangiato a Natale?

– L’ho preso per zio Antonio, che a Natale non l’ha mangiato.

Consegno la spesa a mia madre e vado in camera mia. Apro la finestra e sento diversi botti provenire a intermittenza da ogni direzione, come un aperitivo prima della mezzanotte. Mi siedo sul bordo del letto. Ricordo com’era il Capodanno quando c’erano mio padre e mio nonno, a come questa casa fosse piena di gente e di allegria. Adesso aspettiamo solo zio Antonio con la moglie e i due figli. Sento mia sorella sghignazzare con quel saccente stronzetto del suo fidanzato. Quel pezzo di merda fa la bella vita truffando i poveri cristi, lei lo sa e fa finta di niente.

Odio questi momenti.

Apro l’armadio e tiro fuori la busta con le cipolle. Ne modifico una accorciando la miccia e con un pennarello ci disegno un punto sopra per distinguerla dalle altre. Squilla il campanello alla porta d’ingresso. È zio Antonio; vado ad accoglierlo, tra poco inizieremo a cenare.


Siamo tutti sazi quando manca meno di un’ora alla mezzanotte. Io ho bevuto, ma non troppo, diciamo quel tanto che basta. Sandro è seduto sul divano con zio Antonio.

– Secondo me sbagli a fare così – gli dice Sandro. – Dovresti fare in modo da ricavarci il massimo. Forse perdi un po’ in qualità, ma alla fine ciò che conta è il guadagno netto.

Gli sta facendo una testa di chiacchiere, del resto è il suo mestiere imbambolare la gente. Zio Antonio annuisce fissando il fondo del bicchiere vuoto che tiene in mano.

Esco sul balcone e inizio a sparare qualcosa. Poco dopo mi raggiunge Sandro. Sparo prima un paio di razzi e qualche tracco, poi tiro fuori la busta con le cipolle.

– Vuoi provare? – gli chiedo. – Aspetti qualche secondo dopo che hai acceso la miccia e la lanci, ma non forte.

Gliene passo una, lui fa come ho detto. Dopo che l’ha lanciata mi guarda; gli faccio cenno di aspettare e proprio in quel momento arriva lo scoppio.

– Cazzo che botta! – esclama eccitato.

Così ne lanciamo un paio insieme. Guardo l’orologio, manca mezz’ora alla mezzanotte. Infilo la mano nella busta, prendo la cipolla contrassegnata e la passo a Sandro, che l’accende. Nella frazione di secondo in cui sta per lasciare la sua mano, la cipolla esplode. Un forte sibilo invade il mio udito. Il viso di Sandro è una smorfia di terrore, poi vedo che il pollice della sua mano sinistra non c’è più; sgorga sangue. Quando il sibilo inizio a calare, la prima cosa che sento è l’urlo di Sandro. Escono tutti fuori. Zio Antonio e mia madre prendono degli asciugamani e li avvolgono intorno alla mano sanguinante. Sandro è sotto shock. Barbara mi chiede furiosa cos’è successo, inizia a darmi pugni sul petto. Zio Antonio la ferma.

– Sbrigati – la sprona. – Dobbiamo essere al pronto soccorso prima della mezzanotte, altrimenti dovremo aspettare per uscire.

Barbara va nella stanza a prendere i cappotti. La raggiungo.

– Che vuoi? – mi chiede senza guardarmi. – Non voglio parlarti.

– È stato un incidente – le dico.

– Un incidente, eh? L’ho capito subito che non ti andava a genio.

– Papà non sarebbe contento se sapesse che frequenti un personaggio del genere.

Si infila il cappotto e mi fissa con disprezzo. – Papà non era come te. Pensavo che col tempo cambiassi, invece vedo che l’astio che ti porti dentro mette sempre più radici.

– Proprio tu mi vieni a parlare di radici?

– E piantala, basta! Esci, vivi, divertiti, vatti a fare una sana scopata, che ne hai bisogno!

Sto per darle uno schiaffo, ma mi fermo. Lei raggiunge zio Antonio e Sandro che l’aspettano in macchina.

Mi affaccio alla finestra. La luce del lampione illumina l’auto. Riesco a vedere il volto di Sandro, adesso non ostenta più tanta sicurezza.


A mezzanotte faccio gli auguri a mia madre, alla moglie e ai figli di zio Antonio. Squilla il telefono. È Alfonso, il guardiano del deposito, che ha quasi sessant’anni. Dalla voce biascicata capisco che è ubriaco fradicio. Mi fa gli auguri di buon anno, poi mi racconta che durante la mattina al deposito c’è stata una rissa. Hanno iniziato a litigare per un carico di cemento da sistemare. Uno degli autisti ha battuto la testa sul bordo di una molazza ed è finito all’ospedale. Sempre le stesse storie. Gli faccio gli auguri e chiudo.

Mi siedo a guardare le immagini che scorrono sulla TV senz’audio, pensando che intorno a me poco è cambiato da quando lui se n’è andato.

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Jean per Jean ha votato il racconto

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orfeo58 ha votato il racconto

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Tommaso Bolognesi ha votato il racconto

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Impressionante il gelo ...Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Philostrato ha votato il racconto

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nero natalSegnala il commento

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Lerio ha votato il racconto

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Eh quanti Sandro in giro...con tutte e cinque le dita per giunta. ;-)Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Otorongo ha votato il racconto

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Crudo e vero come la vita .Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Ben raccontato, ma l'ingiustizia e la vendetta sono tinte forti, che non ammettono sfumatureSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Difficile dare un voto al soggetto e alla trama...ma lo stile è buono davvero. Segnala il commento

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

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Editor

Forse è cambiato poco intorno a lui ma tanto dentro di lui. Ripristinare un po' di giustizia compensa il dolore della perdita. Bella storia.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Troppo fine a se stesso: traspare la necessità di stabilire una morale, e di punire chi non la rispetti. Manca di ironia, titolo esclusoSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

bravo come sempre. ci sta, un po' di nero nel bianco del natale. una nota: forse "rivedo" invece di "vedo mio padre" spiega meglio i tempi.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

Cattivone :)Segnala il commento

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di BULLET

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