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Narrativa

Tramonto

Pubblicato il 15/03/2021

Per te, amica mia.

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Le luci del tramonto sembravano dare il benvenuto a qualcosa di diverso, di nuovo. La strada brulicava di gente, o almeno questa era l’impressione dopo che l’inverno aveva oscurato le vetrine dei negozi e riunito le famiglie attorno a tavole apparecchiate troppo presto.

Sembrava destinato a durare l’inverno, a specchiarsi indefinitamente nella quiete di giorni sempre uguali. Invece era passato, così, da un giorno all’altro, senza preavviso. Osservando i piedi delle donne che correvano per prendere il tram o spingevano i passeggini sulla via principale, si intuiva che la gente si era affrettata anche a cambiare le scarpe pesanti con qualcosa che alleggerisse il passo, forse per il timore che l’inverno ritornasse.

Camminando verso la sua bicicletta, Aleksej vide dalla vetrina un barbiere che stava tagliando i capelli di un giovane avvolto in una mantella arancione. Un paio di altri clienti aspettavano in piedi con le braccia conserte, chiacchierando per ingannare l’attesa. Sorridevano tutti. Sorrise anche Aleksej.

Dal buio della sala d’aspetto, non aveva pensato di vedere né il cielo striato di rosa né il negozio del barbiere aperto. L’attesa era stata snervante, passata ad allungarsi sul divano nero di finta pelle senza sfogliare nemmeno una rivista. Un paio di volte aveva avuto la tentazione di piombare nell’ufficio del dottore, ma lo sguardo gentile della segretaria lo aveva fermato ogni volta.

Alla fine, il telefono aveva squillato e la segretaria gli si era avvicinata. 

– Venga, – gli aveva sussurrato. – Il dottore ora può riceverla. 

A queste parole, ad Aleksej erano mancate le forze. Non era riuscito subito a sollevarsi, era immobile come caduto in una buca. Aveva provato a sorridere per nascondere il disagio, tastando la superficie del divano quasi volesse trovare qualcosa che aveva perso. Ritrovate le forze, aveva seguito la segretaria verso l’ufficio del dottore.

Aleksej ricordava ancora il rumore dei suoi passi lungo il corridoio, il gracchiare sintetico delle suole delle scarpe, mentre toglieva la catena alla sua bicicletta. Il fastidio di quel suono gli fece chiudere gli occhi. Seduto sul sellino e stretto al manubrio, si trovò a fare tre respiri profondi. Alla fine del terzo, avvertì un’ombra davanti al viso, qualcuno gli si era avvicinato. Aprì gli occhi, e trovò lei, Anna, lì davanti a lui.

– Mi scusi per l’attesa, – gli aveva detto il dottore, porgendogli la mano. – Non la tratterrò ancora a lungo. Per fortuna, le buone notizie si dicono in fretta! 

Il dottore aveva poi continuato con un sorriso rassicurante:–  Aleksej, lei è guarito. 

L’ultima parola aveva inabissato la mente di Aleksej, che era rimasto lì, quasi sul ciglio della porta. Tutto era diventato silenzio. Aleksej aveva visto il dottore avvicinarsi, chiudere la porta alle sue spalle e poi sedersi; aveva visto le sue labbra muoversi, parlare ancora, e scrivere sul blocco delle ricette. Ma Aleksej non aveva sentito niente. Piano piano, i suoni erano cominciati a riaffiorare, come se si trovasse però ancora a mezz’acqua. Lo sguardo di Aleksej era fisso allo scheletro poggiato al muro dietro la scrivania; aveva sentito un calore tiepido dipanarsi per suo corpo mentre con gli occhi aveva cercato sullo scheletro il punto preciso da dove il calore potesse essere partito.

– Ci vediamo allora tra sei mesi. – aveva detto il dottore porgendogli il foglio. La frase sembrò un improvviso squillo di tromba. Aveva poi concluso: – Intanto inizi a prendere questi integratori e mi chiami se nota qualcosa di strano o se ha qualche dubbio, mi raccomando. 

– Posso chiamarla domani? Non so se ho capito bene tutto. –  aveva detto Aleksej, con lo sguardo smarrito.

– Ma certo, – aveva risposto il dottore – mi chiami domani quando vuole. Adesso vada che è tardi, vada a dare la buona notizia a sua moglie.

Ma non c’era stato bisogno di dire niente. Anna era lì e a lui era bastato sorridere per ritrovarsi le sue braccia strette attorno al collo. Le lacrime gli bagnavano l’incavo del collo mentre Anna singhiozzava: – Lo sapevo, me lo sentivo! Lo sapevo che andava tutto bene!

Aleksej si chiese di chi fossero le lacrime, se le sue o quelle di Anna. Non importava. Si asciugò gli occhi e prese Anna per le spalle. Le guardò il viso rigato e la abbracciò di nuovo. Guardò il cielo e vide che era diventato quasi blu. Brillava una stella, o era forse un pianeta. Qualunque cosa fosse, non importava, ora.  

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Ho trovato per caso questo racconto in cui narri della storia di una guarigione, della fine dell'inverno, e dell'amore che ci lega "nella buona e nella cattiva sorte". Mi sorprende l'esiguo numero dei voti. Io trovo che tu sia riuscita a rappresentare bene la storia, senza cadere nel melodramma né nell'esaltazione. Molto intimo e bello. Segnala il commento

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Loremann ha votato il racconto

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M.D.P. ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto. Bello l'andirivieni temporale (ci sono un po' fissata, eheh), e ogni tanto un lieto fine ci vuole, ci fa tirare un sospiro di sollievo.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Emil M. ha votato il racconto

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Tiziano Legati ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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AliceBoscariol ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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di Ilarietta

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