Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

TRANSIT

Pubblicato il 29/06/2020

82 Visualizzazioni
14 Voti

Ad undici anni il mio primo lavoro. Ricordo che mi svegliavo assieme a mio padre alle sei del mattino, per andare a Milano a consegnare abbigliamento che si diceva “appeso”, prodotto dai pronto moda della provincia dove sono cresciuto.

La maggior parte dei capi veniva consegnata nella zona limitrofa alla stazione centrale meneghina.

Ricordo i furgoni che ebbe. All’inizio lavorava per un padroncino. Questi gli aveva dato per primo un Mitsubishi con la cabina ribaltabile ed il filtro del gasolio sempre intasato. Bisognava partire già alle sei e mezzo, perché il padrone (tunisino), non aveva una carta di credito per potersi rifornire da un benzinaio qualunque. Aveva solo un conto aperto presso un distributore vicino a casa sua. Si andava lì e si faceva il pieno. E poi si doveva riempire altri due bidoni, per riempire il mezzo mentre si era in viaggio. Mio padre usava un tubo di cartone da mettere nella bocchetta del serbatoio, e poi ci svuotava il bidone. Per questo il filtro era sempre intasato.

I bollini per la raccolta punti annuale della “Shell” però, erano nostri. Con quelli riuscì a regalarmi un marsupio della “Compagnia delle Indie”.

Per qualche giorno ebbe anche un Ford Transit, rosso. Nuovo.

Era l’estate della mia quinta elementare. Avevamo appena ottenuto la casa popolare, dopo tanti anni di richieste e speranze. Mio padre spese tutti i soldi che aveva per arredarla, con la liquidazione della maglieria dove lavorava. Il padrone l’aveva chiusa e venduta. Ora al suo posto, ci sono delle villette a schiera.

“Forse dovevamo dormire sui materassi buttati a terra, per qualche mese”,

disse una volta, mentre ragionava sulle spese. Mi portava con sé non tanto per farmi lavorare, ma per compagnia. Più di seicento chilometri al giorno, la metà percorsi in queste mattinate sfiancanti, per poter consegnare la merce negli orari di “ricezione”. Questi sempre ben affissi sulle porte dei magazzini. Erano ovviamente inflessibili.

Mio compito era consultare le bolle, cercare gli indirizzi sulla mappa stradale ed indirizzare mio padre. I navigatori c’erano già, ma costavano troppo. Una volta gli feci fare cento chilometri in più, perché non riuscivo a trovare la via nella solita zona di Milano. Era scritta male sulla bolla, ed io la trovai solo a Monza, in zona industriale- Dove, una volta arrivati e chiesto a dei passanti, non c’era. Tornammo in città, ed il negozio era chiuso per ferie.

Lui mi disse solo “Devi dirmelo, quando hai dubbi sugli indirizzi”. Prendeva le disgrazie così, gli errori come qualche cosa di meritato, scontato. Ho sempre pensato fosse convinto di essere perseguitato. A volta la rabbia gli deformava il viso. Lo ricordo bene, fermo, con la fronte corrucciata. Seduto su quel furgoncino, giovane, ma già logorato da lavori sfiancanti che pochi avrebbero sopportato.

Ho ben in mente le facce che facevano gli operai settentrionali quando vedevano mio padre accompagnato da questo bambino, che si incastrava dentro il furgone pieno di vestiti, di rotoli di tessuto e abiti appesi per recuperare un “collo”, con dentro magliette da donna alla moda.

Ci guardavano come se fossimo dei poveracci- degli zingari. Ma lui mi faceva sempre capire che lavorare non è mai una vergogna. Anzi, è un onore- con quella educazione al machismo che aveva ricevuto da giovane e che cercava di trasmettere al suo primogenito – io - .

“Il lavoro ti rende uomo, perché ti permette di mantenere la famiglia”.

Già, quella famiglia numerosa da mantenere. Perché per lui i figli erano una ricchezza…

L’aveva imparato a casa come essere “uomo”, nel paese dove era nato. E poi al militare, dove fece diversi anni e diventò caporal maggiore.

Capitò pure che dovessimo andare nella riviera romagnola. In piena estate- La metà dei chilometri che facevamo per salire in Lombardia: ma lo stesso tempo, se non di più, per via del traffico.

Erano gli anni del topless in spiaggia. Ricordo che finito il lavoro, mio padre parcheggiava il furgone poco lontano dal lungo mare, e si andava al lido. Lui di solito conosceva signori di mezza età . Il bagno non lo faceva, perché non sapeva nuotare.

Insieme ai suoi nuovi amici, in silenzio ammiravano le signore stese ad abbronzarsi, senza quasi proferire parola. La faccia rivolta verso il mare. La maglietta bianca indosso, per non scottarsi.

Complici di un antico sentimento, comune a tutti i maschi.

Io in quelle ore tornavo bambino, e giocavo a pallone con bimbi del nord Europa.

Logo
4435 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (14 voti)
Esordiente
9
Scrittore
5
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large default

esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor
Large 20190901 154005.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Bello, di pancia, e ciò che è di pancia non tradisce maiSegnala il commento

Large whatsapp image 2020 03 19 at 18.06.27.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Silvia Lenzini ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20200205 153040 2.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Raffocinematic ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Giansenio ha votato il racconto

Esordiente
Large img 1371.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore
Large 20200316 014434.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Tella ha votato il racconto

Scrittore
Large 1588683661334 img 20180104 082434.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Roberta ha votato il racconto

Esordiente
Large dada.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
Large images.jpeg.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Violeta ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&type=square&redirect=true

Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
Large dsc 7781 graf.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Laure h ha votato il racconto

Esordiente
Large foto0001.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente

Esperienze vere e toccanti, perfettamente comunicate e descritteSegnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&type=square&redirect=true

di Oussama Bettino Mansour

Esordiente