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Narrativa

Tre livelli (Parte Quinta)

Pubblicato il 05/08/2022

Ho lavorato tanto per demolire quel grattacielo, e alla fine sono arrivata alla scoperta che tutto diventa più semplice se ci accontentiamo di dedicarci all'indispensabile. Così ho deciso di ridimensionarmi ad una piccola palazzina di soli tre livelli. Sistemare ogni piano con dedizione, con cura.

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Dopo aver fatto l'amore restammo stesi sul letto per qualche minuto. Toccava i suoi capelli biondi provando invano ad arricciarli, io mi perdevo negli odori di quell'istante. Il silenzio dopo il sesso è una benedizione, non c'è bisogno di parole per comunicare. Spesso è l'imbarazzo a rovinare questi momenti, altre la volte la paura delle proprie nudità.

-E' stato un caso.

Sara mi guardò seria.

-Questo letto, le sue lenzuola bagnate, è solo un caso.

Forse invece è grazie al caos che i destini trovano la propria identità. Non glielo dissi, e ancora oggi credo che sia stato un vero peccato.

-Quella sera che ti ho incontrato fu pura casualità. E tale resterà.

-Perché dici queste cose?

-Non voglio ti faccia strane idee. Io sono qui per un motivo, e non sei tu. Certe volte capita che diventiamo talmente complicati da perdere ogni contatto con il nostro essere. Un groviglio di arbusti i nostri pensieri, le nostre emozioni sterpaglia spinosa, ci allontana dal nostro cuore, ma soprattutto dal nostro vero essere. Ci siamo incontrati diverse volte, e nonostante ti ho concesso il mio ascolto, non sei stato capace di dirmi chi sei veramente. Spero imparerai un giorno ad ascoltare gli altri, nei silenzi soprattutto. Lo stesso valeva per me qualche tempo fa, per questo adesso io sono qui. Per destrutturarmi.

-Che intendi?

-Anche il grattacielo più alto alla fine è solo una somma di piani. Nella mia vita ho perso troppo tempo ad aggiungere livelli alle mia fondamenta, e con il passare degli anni ho dimenticato in quali di questi dimorasse il mio essere. Poi è arrivata la malattia.

-Quale malattia?

-Non capiresti. Non è questo il punto. Ho lavorato tanto per demolire quel grattacielo, e alla fine sono arrivata alla scoperta che tutto diventa più semplice se ci accontentiamo di dedicarci all'indispensabile. Così ho deciso di ridimensionarmi ad una piccola palazzina di soli tre livelli. Sistemare ogni piano con dedizione, scoprire quale si è ammalato, e curarlo.

-Quindi io...

-Tu dimori in un mio livello, quello dell'ascolto, lo hai scelto quella sera, di tua spontanea volontà. Ed è solo questo che tu avrai da me, ma ancora per poco tempo, perché a dicembre scomparirò da questi luoghi e dalla tua vita.

-Dove sono gli altri due livelli?

-Qui in questa casa, ma tu non puoi vederli.

-Se questo piano dell'ascolto ha un ospite, suppongo che anche gli altri due piani abbiano altrettanti ospiti.

-E' proprio così, frequento altre due persone. Sapevi che non sarebbe mai stato amore questo. Ma d'altronde da una ragazza che ascolta senza rivelare niente di sé, cos'altro ti aspettavi?

Sorrise. In quel momento provai rabbia e un forte disagio. Desideravo che le lenzuola diventassero sabbie mobili, per portarmi via di lì. Sprofondare. Quelle parole potevano appartenere ad una pazza, eppure sapevo che non era così, che c'era qualcosa di unico in lei, le mie emozioni non riuscivano ad accettare quel concetto: "non sarebbe mai stato amore".

Ero solo una pedina delle sue intenzioni. Del suo egoismo.

-Non guardarmi così - strinse la mia mano - tu forse adesso penserai che io abbia preso in giro i tuoi sentimenti. Invece dovresti abbracciare l'opportunità che ti ho dato.

-Sei una stronza.

Sorrise.

-Ti preparo un caffè.

La cucina era piccola e il disordine confortevole. La sua schiena custodiva un neo che cercava di scappare verso il fianco sinistro. Mi resi conto, guardandola di spalle, che non riuscivo a odiarla. Così mi lasciai andare a un sospiro soffice e, in qualche modo, accettai la mia condizione di ospite.

Ci contrammo altre due volte, ottobre e poi novembre. Lei non disse più niente di sé. Neanche io parlai molto, svanì l'ansia nell'attesa di vederla e così quelle strane allucinazioni. Non avendo più alcuna aspettativa, credo che di essermi goduto quegli ultimi incontri immerso nel presente e, nei numerosi silenzi che vennero fuori, compresi quanto denso di scoperte fosse il rumore del solo vento. Non erano le parole il segreto, ma la nostra presenza. Nessuna proiezione, nessun pensiero. Solo io e lei immersi nel momento che ci stavamo concedendo. Continuò a non guardarmi mai negli occhi, ma adesso io potevo vederli.

 A dicembre andai nel piccolo appartamento dove dimorava. Una vecchia signora era tutta intenta a fare le pulizie.

-Salve, posso sapere se Sara è andata via?

-Chi è Sara?

-La ragazza che viveva in affitto in questa casa.

L'anziana mi guardò confusa.

-Il suo nome è Irene. Mi ha detto che sarebbe passato un ragazzo a cercarla.

L'anziana tornò dopo poco con un post-it in cui c'era un elenco, non era un vero e proprio elenco ma più il disegno di un palazzo di tre piani e dentro ognuno di essi c'era un nome scritto a penna. Il mio nome compariva al terzo livello.

Ci volle qualche giorno per comprendere il suo messaggio, mi stava dando l’opportunità di mettere in atto quello che avevamo vissuto, di scoprirla attraverso l’ascolto di ciò che avevano da dire due sconosciuti sul suo conto. Quei nomi appartenevano agli ospiti degli altri due livelli. 

Andai a cercali

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. ha votato il racconto

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Alma R. ha votato il racconto

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Piaciuto ma a leggere attentamente ci sono dei refusiSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Silvia Lamanna ha votato il racconto

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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente

Sempre più interessante…Segnala il commento

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di Bruno Gais

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