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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Tu no

Pubblicato il 26/05/2018

Questa è la storia di Annita, studentessa modello del secondo anno di liceo classico che, dopo aver letto in classe Lessico famigliare della Ginzburg, per la prima volta decide di parlare di sé in un tema di italiano: si ritroverà con la vita completamente stravolta. Da chi e perché?

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Mi chiamo Annita. Frequento la 2ª liceo e tra poco compirò 16 anni. Tutta la mia vita è cambiata da quando, in un tema di italiano, ho raccontato la storia della mia famiglia.

Ora vivo in una comunità per ragazze. Sono arrivata qui da poco più di un mese, ma mi sembra di esserci da un secolo. A vederlo da fuori immagino che sembri un bel posto. Sicuramente sembra meglio di quello dove mi avevano portata prima, che era un centro per donne e bambini, ma senza ragazze. Lì ci sono arrivata un pomeriggio che era già buio e quando ho visto tutte quelle luci accese ho pensato che ci fosse una festa, invece era solo un gran casino, con le donne che chiacchieravano un po’ ovunque e i figli piccoli attaccati loro con la colla, mentre i grandi si muovevano come una marea, vociando da una stanza all’altra. Gli schiamazzi erano continui, ma era come a casa e io non ci stavo male. Però quando il dottore disse che non era adatto a me lo presi per un colpo di fortuna, ma a venire qui non c'ho guadagnato niente: io che ho sempre desiderato avere una stanza tutta per me ho capito che tutto questo spazio non mi serve, anzi mi schiaccia e mi toglie il respiro.

Qui passo il tempo a guardare fuori dalla finestra, anche se non so cosa sto aspettando. Le altre ragazze già si conoscono e non mi si calcolano proprio. Così me ne sto rintanata in questa stanza bianca e spoglia, con le spalle al muro come un animale battuto.

È per questo che ho deciso di tenere un diario. L’ho comperato oggi, all’uscita da scuola. Veramente è solo un piccolo quaderno con la copertina nera che sembra pelle, però è talmente elegante che mi dispiaceva scriverci sopra, ma poi mi sono detta: «Tanto non lo leggerà nessuno. E questo è il bello.»

Perché qui non sanno la mia storia e io non voglio più raccontarla.

Non voglio che la sera, quando spengo la luce, la voce del dottore e la mia mi si confondano ancora in testa, come un eco.

«Tu hai scritto del rapporto tra te e tuo papà che mi sembra abbastanza speciale e una volta hai anche parlato, se non sbaglio, di un episodio che è accaduto quando la mamma è andata con Sandrino a vedere i fuochi di artificio e tu sei rimasta a casa. Ti ricordi di quel giorno? Come stavi?»

«Non stavo bene. Avevo la febbre alta e la tosse.»

«Ecco, allora, quel giorno tuo papà era a casa con te?»

«Sì.»

«Mi puoi spiegare esattamente cos’è successo dopo che sono usciti? È importante che tu mi dica la verità.»

Il punto è che io ora più ci penso e meno so quale sia la verità, perché l’unica cosa che mi sembra vera è che quel lungo filo sottile che teneva insieme i fatti delle nostre giornate io l’ho perduto o forse, per sbaglio, l’ho rotto da qualche parte e quegli stessi identici fatti sembra che acquistino, ogni volta che li ripeto, una luce nuova e il suono delle mie parole li falsa e li allontana al punto che sembrano accaduti a qualcun altro.

E allora come posso esser certa di ciò che è accaduto? Come posso ricordare i singoli gesti di papà e le parole che li accompagnavano? E se non mi ricordassi bene? E perché, se quei fatti sono veri e realmente accaduti, mi sento così in colpa?

Quando ho cercato di capire com’è stato deciso che fossi portata via fino ad arrivare qui, ho fatto quasi fatica a ricordarmi che tutto è iniziato in una bella mattina di sole nella quale mi sono trovata davanti a due righe e un foglio bianco da riempire: “Ogni famiglia porta con sé una storia da raccontare: scrivi il tuo romanzo famigliare”. Avevamo letto da poco Lessico famigliare e mi sono detta che, anche se della mia famiglia non ho mai parlato volentieri, per quella volta potevo fare un’eccezione, soprattutto dopo aver conosciuto quella della mia amica Sara che abita in una casa bellissima e ogni tanto fa qualche viaggio spaziale, ma poi non vede il becco di un quattrino dei soldi che scorrono nelle tasche del padre, che le nega anche il necessario per vivere.

E allora, quando vedi questo, tu ti senti meno diversa dagli altri e ti dici che, forse, in un mondo tanto pazzo anche tu puoi farcela e ti sembra di poterlo scrivere il tuo romanzo famigliare, di poter fare quello che fanno gli altri e decidi di riempire il tuo foglio.

Invece no. Tu no.

Perché dopo la prof. chiama te sola, non Sara o altri. Chiama solo te e ti chiede come stai e, prima che tu ti renda conto di quello che sta succedendo, aggiunge che la tua è una famiglia complicata.

Poi tutto succede in fretta e nessuno ti spiega più niente, ma tutti cominciano a fare delle domande, sempre le stesse e sempre su tuo padre, mentre tu pensi che se avessi anche solo potuto immaginare fino a che punto la tua vita sarebbe cambiata per questo, quel tema non l’avresti mai scritto.

Ora, so solo che di quello che avevo non mi resta più niente, ma sono sicura che in questo momento mia madre mi sta aspettando e so anche che loro mi vogliono ancora bene. Guardo fuori, al buio, e me li immagino che fanno le cose di sempre, magari un po’ più preoccupati, ma so anche che mi stanno pensando e io vorrei essere lì, ora.

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Francesca Oderlaffi ha votato il racconto

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Efficace la costruzione narrativa, toccante il punto di vista, pur nella sintesi. Ti fa immaginare tutto quello che non è raccontato. Segnala il commento

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Monica Faccini ha votato il racconto

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Molto bello! Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Micky5876 ha votato il racconto

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Ben scritto, ti lega e ti lascia in sospeso aspettando un'altra puntataSegnala il commento

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DACIO ha votato il racconto

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Saaraa ha votato il racconto

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Roberta Giangreco ha votato il racconto

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lella ha votato il racconto

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ben scritto, delicato e allo stesso tempo penetrante. Lascia il lettore con il desiderio di saperne di più per non dover troppo intuire...Segnala il commento

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SoniaIampiconi ha votato il racconto

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Trama molto interessante e misteriosa, soggetto contemporaneo, attuale. Stile semplice, scorrevole, degno di un ottimo romanzoSegnala il commento

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caoscalmo ha votato il racconto

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il racconto mi ha coinvolto fino alla parte finale, che invece ha lasciato in me la sesazione di qualcosa di incompiutoSegnala il commento

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Ale G. ha votato il racconto

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5000 battute... Ne vorrei leggere molte di più Segnala il commento

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Gianna Zocco ha votato il racconto

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Marika Felet ha votato il racconto

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Cynthia Iavazzo ha votato il racconto

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Eleonoraselvi ha votato il racconto

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Luca Vedovato ha votato il racconto

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hellocriss ha votato il racconto

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Grande sensibilità, racconto molto coinvolgente!Segnala il commento

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Gianluca Zuccheri ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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La luce nel buio, e l'amore, e la speranza, nonostante. Stupendo, coinvolgente, scritto benissimo.Segnala il commento

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Elisabetta volpi ha votato il racconto

Esordiente

Complimenti! Un racconto che fa emozionare e descrive perfettamente la sensibilità dei ragazzi e la "normale" follia della famiglia...Segnala il commento

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AnnaG2018 ha votato il racconto

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Nunu’ ha votato il racconto

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Molto intenso!Segnala il commento

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Adelina Del Pioluogo ha votato il racconto

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Rosaria ha votato il racconto

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vzzsrg ha votato il racconto

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Molto bello. Emozionante. Segnala il commento

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Marco Ved ha votato il racconto

Esordiente
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cristianaf48@yahoo.it ha votato il racconto

Esordiente

Bel racconto. Sembra proprio che scriva una ragazzina che sta al mondo e non capisce cosa dicono e fanno gli adulti. Segnala il commento

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Conte ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha moilto emozionato.Segnala il commento

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di Simona Faccani

Esordiente