La fermata sapeva di tosse e calicanto. Era il secondo giorno di un nuovo anno che era nato già stanco e sbadigliava lacrime di neve. Era da incoscienti lasciare pantofole calde e gli avanzi di un panettone indigesto da intingere nel cappuccino. Le orecchie sapevano di tappi saltati e  propositi già dimenticati. Diversi cani  erano scappati e non erano più tornati. Magari avesse perso anche lui la strada di casa.  A Davide pesava la bugia che aveva detto alla moglie. La fabbrica avrebbe riaperto solo tra una settimana e lui si era inventato un lavoro che non ci era. "Devi proprio uscire con questo tempo? Telefona e dì che non stai bene". " Non posso: devo sostituire un collega". Non aveva intenzione di mancare all'appuntamento. Da anni viveva per quei dieci minuti. Il momento più atteso era quando Bruna arrivava sotto la pensilina. Parlavano di cose distanti. Lui schiacciava la sigaretta prima di salire, poi stavano lontani fino al giorno dopo. Gli erano mancati anche i compagni di viaggio. Soprattutto Optalidon, perseguitato da un cronico mal di testa. A volte arrivava con gli occhi a bersaglio e si addormentava sul sedile. Gli davano fastidio i profumi, soprattutto quelli esotici dell'Arbre Magique. Anche Felice non era male. Era il  veterano del gruppo. Mancava ancora qualche mese alla pensione ed era già triste. Non voleva lasciare il suo posto in prima fila vicino alla guida. Sul sedile di finta pelle aveva lasciato l'impronta di tanti anni di viaggio. Conosceva a memoria i movimenti dell'autista e sognava di sostituirlo, anche solo per pochi metri. Per ora si accontentava di dare consigli. Le nuvole di fumo avevano sostituito i saluti. Gli uomini esibivano la faccia di chi si è lasciato andare. Solo Bruna sembrava buia. Aveva trascorso le feste da sola. Succede a chi sta con qualcuno che ha già qualcuno. Il nuovo solitario non era riuscito ad illuminarla. Invidiava la caffettiera da due tazze che aveva ricevuto la sorella dal marito. Gorgogliava promesse di tanti risvegli comuni. Il pullman era in ritardo e a Davide non dispiaceva. Poteva finire la sigaretta e rubare ancora qualche sguardo: provvista preziosa per i tempi di carestia. Tra poco, con la testa ciondolante sul sedile, avrebbe inventato un film. Intanto il calicanto stordiva i loro sensi intirizziti. I piedi battevano sull'asfalto nel tentativo di rianimarsi, mentre i sospiri soffiavano sulle mani per riaccenderle. Poi, quando ormai avevano deciso che non sarebbe arrivato, Guido ce l'aveva fatta. L'autista più caratteriale della linea, temuto persino da chi aveva i documenti in regola, aveva avuto la meglio su un cielo che non era mai stato con loro. Salutato con un applauso, si era schernito ed era ripartito subito, incurante dei passeggeri che erano ancora in piedi. Davide si era ritrovato tra le braccia di Optalidon. Per un attimo aveva sperato fosse Bruna." Sedetevi e non fiatate, se non volete guai. Oggi si va dove decido io. Spegnete i cellulari e consegnatemeli, tanto non credo vi serviranno. Non avete la faccia di chi ha una vita. Vi piacciono gli Inti Illimani? Io li adoro". Nessuno aveva osato contraddirlo. Dopo chilometri di neve, note uguali e pugni alzati, qualcosa era cambiato nell'abitacolo. Felice aveva osato una sigaretta e aveva buttato il mozzicone per terra. Optalidon non aveva sofferto di emicrania. Davide era scivolato nel posto vicino a Bruna e lei non aveva detto che era occupato. Stava così bene che aveva osato chiedere a Guido, perchè indossasse il passamontagna, visto che loro lo conoscevano." Non illudetevi, non è un sequestro. Sto cercando di farmi passare la sinusite". " Dicono che il mare faccia miracoli". " Dove pensi che stia andando?" Felice era deluso. Avrebbe preferito qualcosa di più trasgressivo. Optalidon era emozionato: non aveva mai visto il mare d'inverno. Bruna aveva un unico desiderio: controllare il cellulare, ma aveva paura della risposta. Poi Guido aveva accostato il pullman e aveva detto di non sentirsi bene. " Mi gira la testa e ho la nausea. Sarebbe imprudente guidare". Lo avevano fatto stendere in fondo e Felice aveva preso il suo posto. Mancavano pochi metri. Ce la poteva fare. " Adesso che non ci sente posso dire una cosa? A me gli Inti Illimani hanno sempre messo tristezza". Avevano brindato con un thermos di caffè freddo al loro primo ammutinamento, prima di giungere a un mare che sembrava li stesse aspettando. Felice aveva posteggiato il pullman vicino alle onde e al loro odore di buono." Andiamo a chiamare Guido. Siamo venuti per lui". Lo avevano trovato addormentato con un sorriso birichino. Davide lo aveva scosso più volte, prima dolcemente poi sempre più forte, ma non era riuscito a svegliarlo. Lo avevano accompagnato a casa senza avere il tempo di toccare il mare. Seduto vicino a Davide sembrava uno di loro. Felice guidava piano, coi pantaloni rimboccati, per evitare scossoni. " Cantiamo qualcosa, a lui piacerebbe". " Portami al mare, fammi sognare e dimmi che non vuoi morire".