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Narrativa

Tutto accadde all'imbrunire

Pubblicato il 14/10/2017

Ho bisogno di tempo per pensare, ho bisogno di tempo per decidere.

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Lei si stava incamminando tranquillamente verso la fermata della metropolitana, nonostante l'ora tarda, nonostante la stanchezza, cercava di recuperare un pò di energia, camminando lentamente, dopo una lunga giornata di lavoro estenuante.

Non vedeva l'ora di rientrare a casa, la sua piccola, ma, confortevole dimora.

La borsa a tracolla, ogni tanto, le scivolava dalla spalla, decide allora di portarla a mano, sostenendola da sotto.

É stato in quell'attimo che un uomo, passandole accanto, l'ha urtata, facendo cadere la sua borsa a terra e tutto il suo contenuto.

Era giá isterica, al pensiero di dover raccogliere tutte le sue cose, e timorosa, al pensiero che il cellulare si fosse danneggiato.

Mentre era china, intenta a recuperare tutti gli oggetti, non aveva notato che quell'uomo le era accanto e che si stava scusando per l'accaduto.

Quando finalmente si rialza, lei incontra lo sguardo dispiaciuto di lui e il suo adorabile sorriso.

Grazie, gli dice, ma non si preoccupi, alla fine non é nulla, non si é rotto niente. Lui, peró, cercava il modo per non andare via troppo in fretta, era rimasto colpito dal viso di quella donna, dai grandi occhi scuri, dai corti capelli, che lasciavano scoperta la nuca e che le sfioravano appena gli occhi, con una graziosa frangetta. Un giro di perle, mani aggraziate dalle dita affusolate, stretta nel suo tailleur elegante.

Mi scusi, le dice, vorrei accompagnarla per un breve tratto di strada, se non le dispiace, solo

per assicurarmi che si sia tranquillizzata. 

Lei lo guarda, un pó stupita e un pó affascinata da quel suo fare gentile e gli risponde, si, d'accordo grazie.

S'incamminano, l'uno accanto all'altra, ma, l'imbarazzo di entrambi, li ha fatti rimanere in silenzio per qualche minuto poi, lei gli dice: sono arrivata, stavo andando a prendere la metropolitana, questo é l'ingresso, grazie, comunque, della sua cortesia. 

Buona serata.

Lui tentenna un attimo, poi soggiunge: mi scusi, volevo chiederle se, domani sera, le farebbe piacere se ci incontrassimo di nuovo qui ?

Questa volta, peró, sarebbe per offrirle un aperitivo, se le va, s'intende, conosco un bel locale qui in zona.

Lei, due secondi di riflessione, uno per pensare no, uno per rispondere si.

Gli dice, ma, non saprei, domani sera avrei giá un impegno alle 21.00, peró , pensandoci, dovrei fare comunque in tempo,  per che ora ci dovremmo incontrare?

Lui propone per le 19.30.

Lei accetta e lui, ringraziandola le dice, arrivederci a domani.

Lei corre sulle scale che portano alla metropolitana, lui rimane fermo a guardarla, fino a quando non la vede scomparire tra la folla. Poi se ne va.

Lei sale sul treno e comincia a pensare: non capisco, perché gli ho detto di si? Non so nemmeno chi sia. Perché anziché reagire come faccio sempre, innervosendomi e liquidando tutti molto velocemente, l'ho invece rassicurato ? No so. Devo pensare.

Non c'era posto a sedere sul treno, lei stava in piedi, con la borsa sulla spalla, il cellulare in mano, stava giá scrivendo sull'agenda, domani alle 19.30. 

Arriva finalmente a casa, entrando appoggia la borsa sul mobile dell'ingresso e pensa, domani cambio questa borsa, non é comoda.

Il suo gatto, le va incontro facendole le fusa, lei si prepara la cena, finisce il libro che stava leggendo, spegne la luce e va a dormire.

Il giorno seguente, dopo il lavoro, non percorre la strada che porta alla metropolitana, prende l'autobus e va direttamente in centro, si ferma a mangiare un panino e poi s'incammina verso la scuola di giapponese, dove, di lì a poco, sarebbe iniziata la lezione.

Era questo l'impegno giá preso.

Alla fine del corso, prende in disparte la sua amica di sempre,

alla quale poteva confidare tutto, e le racconta del suo incontro della sera precedente.

L'amica la ascolta,  e poi, le dice semplicemente: peccato tu non sia andata, magari hai perso l'occasione per conoscere una persona interessante, sei la solita diffidente.

Lei guarda l'amica e le risponde: non ero sicura che fosse la cosa giusta, e come tu ben sai, ho bisogno di tempo per pensare, e ho bisogno di tempo per decidere.

Tornando a casa, non faceva che pensare a come sarebbe stata quella serata con lui, a cosa avesse rinunciato. Si chiedeva quale fosse il suo lavoro, quale il suo stile di vita, quali interessi avesse, e quale fosse il suo nome.

Chissá?

Trascorre la settimana tra casa e lavoro, come al solito, con la calma e la fretta alternate, e non pensa più a lui.

Il giovedì di quella settimana, la sua amica la invita ad uscire la domenica successiva, in occasione di una bellissima dimostrazione di arte Ikebana giapponese, eseguita da un famoso maestro.

Lei accetta molto volentieri, era da tanto che le sarebbe piaciuto veder realizzare quelle meravigliose composizioni.

La domenica, lei e l'amica si incontrano alle 15.00 davanti all'ingresso della location.

L'ambiente era bellissimo, raffinato ed elegante.

Attorno al grande tavolo di legno, dove si sarebbe seduto il maestro di Ikebana, c'erano giá alcune persone, lei e l'amica cercavano di avvicinarsi il più possibile per trovare un buon punto da cui poter veder bene la dimostrazione, chiedevano permesso spostandosi tra la gente e, un signore di spalle, sentendole, si é girato per farle passare. Lei, vedendolo, spalanca gli occhi incredula. Era lui, l'uomo del suo incontro. Lei abbozza un sorriso imbarazzato senza dire nulla. Lui le si avvicina e le dice: speravo di incontrarla di nuovo, che bella coincidenza, amo anch'io la cultura giapponese, é una delle cose di cui le avrei parlato quella sera.

Lei coglie lo sguardo e il sorriso incoraggianti dell'amica, che la rassicura e che la induce non esitare.

Poi l'amica si defila e lei lascia che le cose accadano.

 


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