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Autobiografia

Tutto chiaro

Pubblicato il 08/03/2021

Mettere a fuoco per fuggire dal gelo dell'assenza dei sentimenti

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Mi alzo un po' più tardi del solito, senza sveglia, senza fretta, senza un bacio.

Mi sento anche allegra in fondo, non che ne abbia una ragione particolare, forse abitudine a un sentimento imparato.

Non andrò a una festa, non verranno amici a casa, non sarò in famiglia a mangiare prelibatezze. 

Non mi dovrò precipitare al supermercato a fare una spesa di quelle che si fanno solo alla vigilia delle feste comandate, il carrello stracolmo di qualunque cosa, il salmone scozzese affumicato che svetta assieme a una inconsueta formina tonda di formaggio.

Non passerò tre ore lentissime dalla parrucchiera, che ha sicuramente sforato con le prenotazioni, e nemmeno starò col naso sospeso nell'armadio passando al vaglio ogni gruccia appesa.

Sposto il pensiero e mi faccio il caffè.

Rimango in piedi davanti al fornello, in attesa che salga. Verso in una tazza grande perché a me il caffè piace tanto, e tanto. 

Seguirà sigaretta, guardando fuori dalla finestra; vista muro va bene, ma se alzo gli occhi uno spicchio di cielo lo vedo, capisco se è nuvoloso, se c'è il sole, se sta per piovere. E a sinistra vedo anche un angolino di strada, la gente che passa frettolosa, qualcuno parlando a voce alta tra qualche risata perché è festa annunciata.

Vorrei che nevicasse, perché la neve è in sé una celebrazione. Niente neve, cielo grigio piombo, freddo pungente. Non importa. Verso il caffè, bevo il caffè, che nella tazza grande si raffredda prima e diventa giusto. E’ un momento perfetto.

Accendo la prima sigaretta della giornata. Ciondolo per un po', indecisa. In lontananza sento scoppiare dei petardi: un po' li invidio quei ragazzini… la mamma a casa a preparare le lasagne perché vengono gli zii e i cugini a cena e così “è meglio se andate al campetto e non intralciate la cucina”, ma non vede l’ora di vedere tutti seduti a tavola tra qualche ora.

Il cellulare emette un suono di campanellino gentile, l'avviso dei messaggi che arrivano con ore di anticipo rispetto alla mezzanotte, come ad assolvere un dovere per poi non pensarci più. Rispondo a tutti, man mano che arrivano. Ma per una volta decido che non sarò io la prima a scrivere, voglio vedere chi non si farà vivo. Non proprio un esperimento, ma quasi.

Tra un altro caffè, la doccia, gli Skinshape, ché non posso farne a meno, la mattina passa ed è già pomeriggio.

Porto fuori il cane per la passeggiata. Camminando nel viale alzo lo sguardo verso le finestre illuminate dei palazzi che incontro. 

Lo facevo anche da piccola il gioco di immaginare cosa succedeva nelle case, seduta sul sedile dietro mentre ero in macchina e mi annoiavo. E anche allora la luce percepita, più calda e soffusa, o forte e chiassosa, era materiale sufficiente per dare impulso all’immaginazione: atmosfera accogliente, tavola apparecchiata con cura, padroni di casa eleganti, tutto già pronto per accogliere gli ospiti per una cena a basso voltaggio emotivo ma ad alto tenore sociale; oppure, casa di bambini, movimento e rincorse nelle stanze, risate e briciole dappertutto, lucine intermittenti sull'albero di Natale e allegria, con la mamma che cerca di tenere ordine, ma è impossibile, faremo brutta figura con i nonni: “Giovanni! Smettila di correre dietro a tua sorella, toglietevi le scarpe almeno!”; o ancora, luce fievole e riconoscibile di un televisore acceso in una stanza buia di un piano terra, forse qualcuno è solo e il suo gatto osserva la strada, immobile sul davanzale. Un pensiero di fratellanza universale per ogni finestra che mi parli di solitudine.

La frequenza degli scoppi ora è aumentata. Il mio compagno di passeggiata è indifferente al rumore e annusa le aiuole e gli angoli come fa sempre, scansando gli ultimi passanti che ormai corrono verso casa, che è tardissimo. 

E’ tardissimo? 

Non ho una ragione per affrettarmi, io, ma questa piccola frenesia mi contagia un po' e mi sorprendo a dire: “Su andiamo... andiamo!”.

E' sera. Il campanello. Apro. Entra una folata di aria fredda. Mi sposto di lato per lasciarla passare e il gelo avvolge tutto. Vorrei tanto un'improvvisa esplosione di speranza, ma è solo silenzio davanti a un film muto, in bianco e nero. Tutto sembra di pietra, e anch'io.

Con tutto il coraggio che trovo apro la finestra: la corrente gelida si incanala ed esce, come una scia bianca e luminosa che si allontana fluida nel buio. Chiudo i vetri dietro di me e resto con le spalle appoggiate e gli occhi chiusi. Sento il calore salire dai piedi alle guance. Tutta la stanza si accende e ora è tutto chiaro. 

Sta iniziando Hollywood Party, alzo il volume, sistemo bene i cuscini, e aspetto la scena in cui Peter Sellers cerca di recuperare la scarpa caduta in piscina durante la festa snob.

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Lasci che siano i dettagli a spiegare i pensieri, i sentimenti della protagonista. Un racconto intimo ed equilibrato, bella scrittura, fluida, avvincente.Segnala il commento

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Mauro Serra ha votato il racconto

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Solitudine che non fa paura anche nei giorni di festaSegnala il commento

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Mela Golden ha votato il racconto

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MeAlCubo ha votato il racconto

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La citazione degli Skinshape vale da sola il racconto! :) Sul finale avrei preferito che fosse riferita ad una registrazione dei primi Broncovitz ;)Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Una scrittura fluida, immediata, come senza sussulti si dipana la giornata che viene narrata. Poi ti accorgi delle congetture sulle vite degli altri: la mamma che prepara le lasagne, la tavola apparecchiata, le rincorse dei bambini, l'albero di Natale. E allora la realtà perde sostanza, assorbita da pensieri, ricordi... BelloSegnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Ilarietta ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Facevo anche io il gioco di immaginare la vita degli altri, dalla luce delle loro finestre. E lo faccio ancora.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Molto bello, reale, contagioso (anche se al momento non sarebbe proprio il massimo) insomma mi ha colpito. E dulcis in fundo Peter Sellers Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Quella piccola e aspettare. Si apprezza la diversità delle stagioni.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Benvenuta. Racconto malinconico ma avvolto da una luce interiore che scalda come il tuo caffè.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Molto scorrevole. Anch'io bevo il caffè nella tazza grande: è vero, la temperatura diventa subito quella giusta!Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Luisa Alliswell Campedelli

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