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Fantastico

Il riciclo ai tempi dei post-umani

Pubblicato il 30/11/2021

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Un bosco. É inverno, lo so perchè i larici sono spogli. Sta arrivando qualcuno, è vicino, ne sento i passi. Cerco disperatamente di correre. Corro, ma non avanzo di un metro. Una mano, o un artiglio, mi strattona, mi volto terrorizzato. Mi sveglio. Il cuore impiega qualche secondo per tornare ai battiti ottimali. In realtà non avrebbe dovuto accellerare. Decido di sbarazzarmi del lenzuolo e mi siedo sul bordo del letto. Devo andare subito dal medico. É notte, non vedi idiota? Adesso datti una calmata e domattina andrai al centro inoculazioni. Questa è già la terza volta, identica dinamica: mi sveglio un attimo prima di riconoscere l'inseguitore. 

Anna dorme beata sull'altro lato del materasso, non si è accorta di nulla. Per forza, il sonno è controllato. Non riuscirò più a dormire, stanotte. 

- Buongiorno amore. - Anna si stiracchia e salta su a sedere come una molla.

- Ma che brutta faccia hai stamattina. - Avvicina il viso a due centimetri dal mio, mi esamina come un topo da laboratorio.

- Ho avuto ancora quell'incubo. -

- Quello del bosco? - Rovista nel cassetto dell'intimo, afferra qualcosa e scompare dietro la porta del bagno - Devi farti visitare Luca. - Il rumore dell'acqua copre quasi del tutto Luca.

Come se non lo sapessi. Le alterazioni della coscienza non esistono più. Non dovrebbero esistere più.

- Stamattina vado al centro inoculazioni. - Alzo il tono della voce ma la porta del bagno resta muta.

- Non te ne frega niente. - Aggiungo con volume normale.  Scrosci d'acqua si infrangono sul pavimento della doccia.

Mi lavo nel bagno di servizio, infilo la mia felpa preferita, quella kaki, e un paio di jeans. Salgo in auto.

- Al centro inoculazioni del settore Delta. - 

Il settore Delta è l'area terrestre in cui sono nato ed è anche quello in cui vivo. Si trova nell'emisfero nord, ma potrebbe trovarsi in qualunque emisfero di un qualunque pianeta del Sistema Solare.

Nei venti minuti scarsi di tragitto osservo il bel paesaggio scorrere oltre il finestrino, rifletto su come si sbagliassero di grosso i miei trisavoli, all'inizio del XXI secolo. Erano convinti che la Terra sarebbe morta soffocata dalla plastica e dallo smog e invece eccola qua, rigogliosa e con l'aria più pura di quanto fosse prima della comparsa dell'umanità. Ogni rifiuto solido o gassoso viene accuratamente bonificato da nanobot-batteri specializzati in riciclo.

L' auto si ferma davanti alla parete a specchio del centro di inoculazione e dopo una decina di minuti mi ritrovo nudo come un verme sdraiato all'interno della capsula di diagnostica. 

- Dottore, pensa che sia in corso un rigetto? - Il dottor Rezzato mi guarda di sbieco per un istante e riporta l'attenzione sull'ologramma tridimensionale che fluttua al di sopra del mio ombelico. Centinaia di bot, in gruppetti di diverso colore, si rincorrono, si separano, saltano velocissimi da un punto all'altro del mio corpo come pulci indaffarate. La forma cambia a seconda del colore: gialli-rotondi, rossi-ovali, verdi-cilindrici e così via. Tutti provvisti di microbraccia, micromanine o microchele. Nuotano dentro di me, ripuliscono il sangue dai trombi, eseguono diagnostica, bloccano cellule cancerose ancor prima che insorgano danni ai tessuti sani, riempiono le rughe, incrementano l'ossigeno nei polmoni in caso di permanenza prolungata sott'acqua, linkano le synapsi del cervello ad ogni tipo di informazione contenuta nelle reti neurali delle AI, annichiliscono ansia e depressione. Oltre a rendere impossibile la morte per annegamento e le altre meraviglie, dovrebbero inibire i sogni.

- Non rilevo anomalie. - Finalmente il dottor Rezzato sembra accorgersi di me.

- Ok dottore ma, gli incubi? - La capsula si apre. Cerco di coprirmi con la vestaglia che mi porge il braccio meccanico a penzoloni dal soffitto.

- Vede, alla sua età potrebbe essere necessaria una dose di rinforzo.- Si sposta dietro la scrivania sulla quale è appoggiato un modellino di bot grande come una macchinina.

- Ma ho solamente centosessantacinque anni! - Mentre insceno la mia debole protesta rintraccio felpa e jeans e, dopo averli frettolosamente indossati, mi lascio cadere sconsolato sulla poltrona di fronte al dottore. 

- Le suggerisco un'ulteriore installazione. Non si deve preoccupare, succede. -

Veramente era la prima volta che sentivo una cosa del genere. Promettevano che sarebbe stata sufficiente una dose, iniettata quando siamo feti. Era obbligatoria per legge in tutto il Sistema Solare, tra l'altro. I bot stavano mutando?

Decido mio malgrado di sottopormi al refill. Se anche esistessero alternative, non me ne viene in mente nemmeno una.

Prima di uscire dallo studio il dottore mi blocca sulla porta.

- Tornando all'incubo, è riuscito a capire chi sia l'inseguitore? - Nello sguardo brilla un lampo di sadismo.

- No dottore. - La porta si chiude con un sibilo alle mie spalle.

É stata una notte priva di incubi. E di sogni. I bot hanno cannibalizzato, digerito e rimpiazzato ogni cellula biologica del mio corpo. É così bello sentirsi al sicuro.

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Nyogen ha votato il racconto

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Molto avvincente e scorrevole allo stesso tempo. Ho immaginato i ‘no-inoculatio’ di quei tempi ;)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Isabella Ross ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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BelloSegnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Enrico R. ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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OttimoSegnala il commento

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Novalis ha votato il racconto

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omALE ha votato il racconto

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Carino l'ho letto con interesse e trasporto...Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Bellissima complimenti Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Davvero brava. Sembra che ci racconti la storia più semplice, mentre invece ci immergi in un futuro lontanissimo. Prenderei anche io un po’ del farmaco che blocca gli incubi… o forse no. Anzi, proprio no. Ancora complimentiSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ottima scrittura, Clarissa. Il soggetto è interessante: per il mio modo di vedere, contiene messaggi di speranza misti a possibilità che mi atterriscono. Ben sviluppato. Segnala il commento

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di Clarissa Kirk

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