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Avventura

Uccidete Gheddafi

Pubblicato il 22/06/2022

Ultimo atto dei miei trascorsi militari.

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Non prendete ad esempio i maggiori servizi segreti come riferimento, sono soltanto sicari stipendiati, tuonava l'istruttore, in proporzione siamo i migliori da sempre. Lo ascoltavamo con interesse, era un decorato, sguardo truce e voce roca, ma non mi impressionava. Spesse volte ci siamo scontrati, su punti di vista differenti, per lui esisteva soltanto bianco o nero. Si era sposato tardi, quando da operativo, divenne istruttore. Per molti è l'inizio della seconda parte della carriera, lui questo non lo accettava. Una ferita alla mano lo aveva reso ai suoi occhi un invalido, ma credetemi avrebbe potuto uccidere un uomo con sole due dita. Seguivo con interesse le sue lezioni, ma non gli andava giù il mio malessere per il "signor si". La mia risposta più frequente era : sono fatto così, mi dispiace di non piacerle. Sapevo di essere uno di quelli più "curati", avevo portato a termine tre missioni importanti, con risultati premiati con encomi e medagliette, lui ne aveva ricevuto una soltanto..per la ferita. Ero l'unico sottufficiale iscritto al corso, per volere del mio comandante, io ne avrei fatto a meno dopo la missione di esfiltrazione in Iran, ma quello che avevo fatto, lo aveva reso ancora più potente e famoso nelle stanze dei "bottoni". Sua l'idea di formare il G.I.F. Lui era l'uomo con la borsa di cuoio che mi prelevo in cella a La Spezia. Era da anni che lavorava su di un gruppo di uomini, scelti da lui  personalmente e valutati singolarmente sconosciuti tra di loro. Ancora oggi  non sono a conoscenza del numero delle unità  che componevano il gruppo. La missione in Iran, aveva scoperto un nervo. Durante il corso, incominciai ad intuire il perché le lezioni venissero impartite all'aperto e sotto il sole, e ci fu proibito tagliarci la barba e i capelli. Ebbi conferma quando sottovoce  sussurrai al mio comandante: si torna in Africa, vero? Mi guardo, e andò via. Il corso durò quaranta giorni, imparai il francese quasi perfettamente. Lo parlavo anche in mensa, il cameriere non mi serviva il pasto se non usavo l'accento giusto. Alla fine sembravo più un nord africano che un europeo. Fui spedito a Lampedusa, con un piccolo aereo, che sembrava essere appartenuto a paperino, sul posto trovai ad attendermi  il mio comandante, che ormai chiamavo  affettuosamente "borsa di cuoio". Era in compagnia con un paio di Arabi, loro erano le mie guide, avrebbero fatto tutto quello che avrei chiesto. Mentre preparavano l'aereo per la trasvolata, il comandante mi mise al corrente della missione che avrei dovuto portare al termine. I servizi, con una nota top-secret, comunicavano che Gheddafi, aveva messo sul tavolo cento milioni di dollari per una "bomba sporca". Roma voleva conoscere quanto c'era di vero in tutto ciò, gli americani e gli inglesi volevano approfittarne per scatenare l'inferno, i francesi giocavano a bordo tavolo. Gheddafi, era a conoscenza dell'esistenza di una taglia sulla sua testa,  di 50 milioni di dollari. Guardando il mio comandante, a voce bassa gli dissi: "comandante"! Sono sempre stato un uomo fortunato, ma non mi andava di fidarmi di due Arabi. Sul posto avrei dovuto confrontarmi con uomini di altri servizi, gente che si sarebbero venduti la madre, pur di portare acqua al proprio mulino, loro lo facevano per soldi, noi per credo. Trasvolammo il Mediterraneo ad un'altezza di cinque metri dal pelo dell'acqua, sino a quando giungemmo in un campo nomade non lontano da Skikda, a circa settecento chilometri da Tripoli. Tripoli capitale della Libia, residenza di Gheddafi, pericoloso avvicinarsi, ma più vicino ci portiamo, maggiore informazioni attingiamo. In Libia sono tutti militari, la mano d'opera viene importata da  tutti i paesi, anche dall'Italia. Passare le sere nelle bettole, ci consente di ascoltare i pettegolezzi di tutti. Io non parlo l'arabo, ma i miei accompagnatori si. Era tutto vero quel che si vociferava, ma era anche vero, che il paese  fornitore della materia prima per fabbricarla, sarebbe stato raso al suolo. Un attentato a Gheddafi avrebbe risolto tutto, ma non era facile, ma non impossibile, non dormiva mai nello stesso posto, utilizzava dei Sosia, ed era sempre in compagnia di  donne e bambini. Noi europei ci saremmo fatti scrupolo di portare a termine un operazione del genere, in tali condizioni, non gli americani. Ritornai in Italia con le notizie in mio possesso. Presentai anche le dimissioni, non volevo entrare in una via senza ritorno. Fui congedato. Ancora oggi percepisco una gratifica annuale di circa duemila euro, per i servigi resi allo stato. 



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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Affascinante sentirti raccontare.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente
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Kostia ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
Editor
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. ha votato il racconto

Esordiente

Il lavoro che diventa avventura, e, anche, rischio!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Jordan, il modo realistico con cui hai raccontato queste tue avventure mi ha appassionato e riempito di ammirazione nei tuoi confronti; sei riuscito a descrivere esperienze eroiche senza enfasi, né compiacimenti narcisistici. Ti esprimo tutti i miei complimenti!Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

Esordiente

Interessantissimo. Complimenti!Segnala il commento

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di Jordan

Esordiente
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