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Narrativa

Un abbraccio

Pubblicato il 27/09/2021

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Avevo preso il primo treno del mattino. Un vento gelido mi aveva accompagnata nel breve tratto a piedi dalla fermata fino all'ospedale. Del discorso preparato in treno erano rimasti solo dubbi e sensi di colpa che si erano presentati all'appello proprio all'ingresso dell'ospedale e proprio nel momento in cui servivano il coraggio e la forza necessari ad una mamma per aiutare sua figlia. Com'era stato possibile che fossero passati venti anni dall'ultima volta in cui c'eravamo viste? Che le nostre vite fossero andate avanti come due treni che percorrono due binari destinati a non incontrarsi? C'eravamo lasciate arrabbiate l'una con l'altra, ognuna ferma nelle proprie posizioni. Troppo uguali, io e lei. Teste dure entrambe.

Salivo le scale lentamente e ad ogni scalino sembrava che una forza contraria rallentasse il mio avanzare. Il reparto era immerso nel silenzio. L'istinto mi fece aprire la prima porta che incontrai come se sapessi già dove trovarla.

Mamma? Che ci fai qui? Come sei venuta? Sembrava aver visto un fantasma, ma fui io a trovarmi di fronte uno spettro. Sapevo che la malattia l'aveva cambiata ma non ero pronta a vederla in quello stato. Una madre non é mai pronta. Era smagrita, sembrava una bambina. I capelli biondi le ricadevano sulle spalle troppo piccole dentro quel pigiama nel quale il suo corpo si perdeva.

Ciao Anna, non importa come sono arrivata. Sono qui, posso abbracciarti?

Mi guardò in un modo che conoscevo bene. Quello sguardo lo faceva anche da bambina quando qualcosa non le andava bene.

Guarda che potevi evitare di venire. Non era necessaria la tua presenza.

Aveva sparato il suo primo colpo. Sapevo che aveva bisogno di farmi del male, con le parole era brava a ferire, ma io ero pronta a farmi colpire.

Dovevo venire, ci tenevo ad essere qui- le risposi.

Hai detto bene, è un dovere per te. Non lo senti veramente- replicò con un tono volutamente sgradevole e freddo.

Non dire così. Lo so che è da tanti anni che non ci vediamo, ma adesso sono qui e siamo insieme, ed io voglio esserci per te.

Peccato che adesso è tardi, mamma. Vuoi che ti faccia un elenco di tutte le volte che avresti dovuto esserci? Tanto lo so che è inutile parlare con te, tu avresti una spiegazione per tutto, anche per venti anni di assenza.

Si era seduta come se le parole pronunciate avessero di rimando colpito anche lei, ma io sapevo che c'era dell'altro.

Va bene, elenca pure le mie mancanze, le mie colpe, insultami pure se questo può servirti a stare meglio.

Mamma lo sai che non potrò mai stare meglio- mi disse questo guardandomi negli occhi nel suo modo diretto. Se bastasse questo per risolvere tutto lo avrei fatto prima, ma sai che non è così.

Non dire questo. Ora ci sono io e la tua vita andrà per il verso giusto. Lo sai che quando decido qualcosa niente e nessuno può farmi cambiare idea.

Ah si? E cos'è che avresti deciso?

Per il momento ho deciso che mi trasferisco da te. Ho parlato con i medici e domani iniziamo la prima seduta di chemio. Io verrò con te.

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Novalis ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Cinzia m. ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Solo per il coraggio di affrontare un tema così doloroso ti meriti la tripletta. Se ci sono sbavature possono essere ripulite. Di sicuro resta la forza del testo e la potenza dell'argomento.Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

È ammirevole il coraggio che hai avuto scegliendo di parlare di un tema così delicato, io non saprei darti dei consigli perché non mi sento in grado di farlo, però se mi permetti trovo i dialoghi un po' troppo asciutti. Comunque a me è piaciuto ugualmenteSegnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Vorrei mettere un commento, ma d’un tratto mi sembra di trovarmi in un contesto di professionisti, che non è il mio, e pure i toni mi sembrano più simili a quelli di un posto di lavoro… Spero quindi, Anna, che vorrai portare pazienza e accogliere anche un parere che viene dal basso. Ritengo che il tema scelto, non innovativo, sia davvero difficile e concordo con Silvia nel dire che è un atto coraggioso cimentarcisi. Sono anche convinto, avendo letto altre tue cose, che tu possa migliorarlo, magari pescando suggerimenti da chi, al di là delle parole scelte per la esporli, elargisce qualche spunto interessante; a partire dalla forma al passato con la prima persona. Un “errore” che sovente faccio anch’io, poi mi torna in mente “Giura” di Stefano Benni e... per darmi un tono, mi dico che forse va bene così. Ma intanto, grazie molte per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

IntensoSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Coinvolgente… complimenti Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Tema difficilissimo, cara Anna. Sei stata coraggiosa ad affrontarlo. L’apprensione di una madre per la salute della figlia va ben al di là dei rancori familiari. Qualche frase di troppo c’è, se vuoi ne parliamo in privato, ma mi piace molto la descrizione che fai della malattia attraverso gli occhi della madre, il suo sguardo che segue quei capelli biondi fino alle spalle smagrite.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Sono dell'avviso che in una piattaforma letteraria - che offre gratuitamente spazio e visibilità agli utenti - gli scrittori dovrebbero ritenersi in dovere di pubblicare solo testi degni dell'attenzione e del tempo richiesti da un'accurata lettura. Per contro, i lettori dovrebbero leggere con attenzione i brani, prima di commentarli. Ora, tutti i testi possono essere migliorati e tu hai dimostrato di fare tesoro dei consigli. Continua a lavorare Anna, a prendere tutto il buono che c'è nella piattaforma e a usarlo per migliorare, perfezionare e arricchire la tua scrittura. C'è tanta umanità in te. E agli scrittori non è richiesta solo la tecnica. Buon lavoro.Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Buono il soggetto, un grande classico, ma sempre di notevole impatto emotivo. Pessima la scelta di scrivere in prima al passato, il modo più sicuro per auto-sabotare i propri racconti (se proprio avete il fetish del passato, almeno scrivete in terza). Molte parole inutili che non risuonano con l’emotività del lettore (“Sapevo che aveva bisogno di farmi del male, con le parole era brava a ferire, ma io ero pronta a farmi colpire” solo per dirne alcune) che si sarebbero potute utilizzare per descrivere meglio la mamma (possibile che la figlia abbia notato solo i “capelli biondi … sulle spalle troppo piccole dentro quel pigiama” e null’altro? Possibile che non sia rimasta impressionata da nient’altro davanti a sua madre malata di cancro? Mostrami per bene un malato di cancro, e allora sì che tremerò con il Personaggio; altro che “lo sguardo lo faceva anche da bambina quando qualcosa non le andava bene”, che per il lettore non significa nulla). I dialoghi sono buoni nei contenuti, ma pessimi nella presentazione (ci mostri due personaggi fermi, immobili, ingessati; possibile che alla mamma non sia nemmeno scappato un colpo di tosse, mentre parlava? O che non abbia provato a sistemarsi meglio sul letto? Possibile che la figlia non abbia neppure fatto un lieve sbuffo, durante la discussione? Le cosiddette “battute nel vuoto” – la banale successione delle battute senza null’altro – sono estranianti per un lettore medio e denunciano una notevole pigrizia nello scrivere).Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Rancori familiari che rovinano la bellezza del vivere; ne racconti tutta la triste verità in così poco spazio che rende ancora più intensa e coinvolgente la lettura. Molto toccante. Complimenti! Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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. ha votato il racconto

Esordiente
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di Annacod

Esordiente
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