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Noir

Un'altra storia americana

Pubblicato il 26/03/2020

Quella mattina Frank Burton percorreva a lunghi passi e a testa china Maple Road, un silenzioso viale di aceri...

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Quella mattina Frank Burton percorreva a lunghi passi e a testa china Maple Road, un silenzioso viale di aceri, nella stagione in cui ombrelli di foglie rosse si aprono sui passanti e l’asfalto è lucido per la pioggia appena cessata. Indossava il solito cappello di feltro e l’inseparabile soprabito beige, e nelle tasche teneva i pugni ben serrati. Scansava con cura le pozzanghere e le connessioni tra le piastrelle del marciapiede, allungando o accorciando il passo di conseguenza. Non alzava gli occhi per osservare le villette in legno con i loro bow-windows, né gli ordinati giardini, né le staccionate dipinte di fresco. Non si accorse della bandiera a stelle e strisce orgogliosamente piantata nel pratino dei Brown, né del giocattolo dimenticato dal piccolo Jimmy nel vialetto di accesso alla casa dei Russell.

Come azionato a distanza, senza pensarci voltò di scatto a destra all’incrocio con Elm Street, una via più trafficata, dove il furgone del latte e quello dei salumi “Wilfred’s” si scambiarono a fatica, tra gli sbuffi asmatici dei motori. Quando capitò davanti al chiosco dei giornali, si fermò per sbirciare le locandine. “Il presidente Johnson prepara l’offensiva in Vietnam”, “50.000 soldati pronti a partire”, “Assalto finale contro le forze comuniste”: più o meno così recitavano i cartelli posti di lato all’edicola.

- Buongiorno signor Burton! – un viso sorridente sbucò dalla finestrina del chiosco: – Il suo quotidiano!

- No, grazie, oggi niente giornale – disse Frank, e ripartì come caricato a molla, inseguito dallo stupore dell’edicolante.

In fondo a Elm Street attraversò di corsa con il semaforo rosso, derogando ai suoi princìpi di osservanza delle regole. Imboccò, con andatura marziale, Birch Street, dove la periferia cedeva il posto a un dimesso quartiere commerciale.

- Buongiorno signor Burton! – gridò la titolare della lavanderia, una matrona di nome Molly, dalla soglia del negozio. Frank era un cliente abituale, e la sua pignoleria le era nota: “un cappotto e due giacche fanno diciannove dollari e 87 cent, non è vero Molly?”, era solito puntualizzare, porgendo le monete a una a una, precise fino all’ultimo centesimo, nel palmo impaziente di lei.

- Buongiorno Molly, – disse, accennando di togliersi il cappello – scusi, ma oggi sono di fretta – e proseguì a ritmo serrato.

Molly continuò a seguirlo a distanza, scuotendo la testa, fino all’incrocio, dove lo perse di vista.

Girato l’angolo, capitò davanti alla vetrina di un’armeria, e lì si bloccò all’improvviso. Passò in rassegna le armi che affollavano i ripiani, con calma, seguendole avanti e indietro con lo sguardo: pugnali, pistole, fucili, mitragliette. Se ne stavano lì, ignare e terribili, ciascuna con il suo cartellino del prezzo. Una gran confusione si impossessò della sua mente e, come un automa, azionò la maniglia. La porta si aprì cigolando. Il negozio era vuoto, deserto. Sulle pareti, vecchie teche ospitavano una gran quantità di armi lucenti. L’armaiolo, in elegante doppiopetto e capelli impomatati, fermo al di là del vetusto banco di legno, sorrise a Frank come se da tempo lo stesse aspettando.

- Buongiorno, io vorrei… vorrei… – balbettò – una pistola!

L’uomo mostrò un sorriso condiscendente.

- Siamo qua per questo. – si affrettò, con un misterioso plurale – Possiamo conoscere il motivo, senz’altro valido, della sua richiesta? – il tono era mieloso, viscido.

Frank poggiò le mani sul bancone, protese il busto in avanti verso l’armaiolo e sussurrò: - Sono afflitto da un dilemma: difendermi o soccombere? LEI, mi dica, cosa farebbe al mio posto?

L’armaiolo rimase immobile, imbalsamato, poi si allargò, quasi ad abbracciare le intere vetrine colme di armi, e sorridendo disse: - Il mio consiglio, è ovvio, è per la prima soluzione.

Frank ritrasse le braccia al petto, strinse i pugni, annuì nervosamente e sospirò: - Lo sospettavo. Bene bene, e mi dica, che farebbe LEI se dei ladri, per svaligiarle la casa, si travestissero da idraulici, tecnici del telefono, agenti assicurativi, al solo scopo di sbirciare dentro le stanze? E se LEI notasse ripetute, dico ripetute, sparizioni di oggetti, lo spostamento di altri, a opera di presenze misteriose che si aggirano per casa? E se quelle stesse presenze la spiassero per strada per trovare il momento migliore per entrare in azione? Capisce quello che dico? Ripeto, capisce quello che dico? – Lo sguardo di Frank aveva i lampi dell’inquisitore.

- Capire le esigenze del cliente è per noi una priorità – sentenziò l’uomo. La stessa untuosità dei capelli sprizzava da tutti i suoi pori.

- Da quanto tempo – chiese l’armaiolo, con il tono del confessore – si è accorto di queste… presenze?

- …Sei mesi? – azzardò Frank, e poggiò il cappello sul piano di vetro del bancone. Dal cassetto sottostante emergevano armi perfettamente allineate.

- Ah, dimenticavo – proseguì Frank – qual è il suo nome?

- Il mio nome?

- Sì, il suo nome. I nomi sono importanti. Capisce quello che dico?

- William, ma mi chiami Bill. Bill, solo per gli amici.

Frank assentì d’istinto, come ricevesse una conferma.

- Bene, – tagliò corto, e lanciò una rapida occhiata alla teca di sinistra, poi a quella di destra, infine piantò gli occhi in quelli di Bill: - allora, cosa ha da mostrarmi?

Bill aprì il cassetto sotto il banco, tirò fuori una pistola e la tenne in ostensione sul palmo, come una reliquia.

- Tanto per cominciare, le proporrei un classico: Browning calibro 9 semiautomatica, pistola di ordinanza in numerosi eserciti tra cui… largamente usata nell’ultima guerra mondiale… funziona con il principio della canna rinculante a corto rinculo e…

- Mm, non me ne intendo, – interruppe Frank – mai posseduta una pistola. Mi consigli LEI un modello semplice, maneggevole.

- Ah, certamente! Per lei vedrei bene l’italiana Beretta 950 da tasca…

Poi comparvero una Smith & Wesson, una Remington, una Sterling, una…

- …nel suo elegante astuccio regalo, con caricatore di riserva e cartucce…

- Basta basta, sono confuso. Qual era il primo modello?

Una decina di pistole affollavano, disordinatamente, il bancone.

Bill non nascose il suo sconforto: - la Browning calibro 9 semiautomatica.

- E come si carica?

Pazientemente Bill aprì una scatola di munizioni, estrasse il caricatore, lo riempì con le cartucce e lo rinfilò nel calcio della pistola.

- Ecco fatto. Semplice, no? – un sinistro scatto metallico risuonò nel negozio.

All’improvviso Frank impallidì e buttò gli occhi al soffitto. - Oh, Dio mio…

Poggiò una mano sulla fronte, iniziò a vacillare e quasi si accasciò sul bancone.

- Si… sente male? – miagolò Bill, che di corsa aggirò il banco e abbrancò Frank sotto le ascelle.

- Si sieda, venga qua, si sieda - Prontamente lo trascinò nell’angolo dove era addossata una sedia e a fatica l’adagiò. Frank scivolò lungo la seduta, gambe aperte e braccia ciondoloni, attratte verso il pavimento da una sovrumana forza di gravità.

- Come va? Un goccetto di whiskey? – Intanto Bill gli faceva vento sulla faccia con il primo dépliant capitatogli sotto mano, quello di un mitra da guerra con tanto di treppiedi.

- No, grazie, è ansia. E’ solo l’ansia che mi divora, mi distrugge. In verità non temo alcun ladro.

- Non teme nessun ladro?

Frank, occhi chiusi, scosse la testa che teneva rovesciata all’indietro.

- Devo confidarle un segreto, Bill.

- Mi dica… - adesso il tono era sincero e gonfio di premura.

- Lei non mi crederà, – ansimò Frank - ma sono controllato dalla CIA: mi credono una spia dei sovietici, ma è falso, totalmente falso. Sono solo un povero impiegato. Ma gli uomini della CIA mi spiano giorno e notte e mi vogliono eliminare. Eliminare. E anche il KGB mi vuole morto, crede che faccia il doppio gioco. Capisce quello che dico? Io mi devo difendere. Difendere.

- Eh, certo… lo capisco, eccome! E’ così. Non c’è niente di male a essere una spia sovietica… volevo dire a essere controllato dalla CIA… succede a tutti… qualche volta nella vita.

Frank annuì cupamente: - Mi sono stufato di mangiarmi il fegato, sul serio. Adesso, CIA o KGB, io sparo.

- Certo, logico - Bill emise una risatina forzata. Poi, inclinando la testa: - Allora… un goccetto?

Frank fece un cenno impercettibile. Bill sparì di corsa dietro una tenda, nel retrobottega. Riemerse con un bicchierino in mano. Lo porse a Frank che si raddrizzò sulla seduta e buttò giù d’un fiato il liquido ambrato. Sembrò riaversi.

- Grazie, Bill, così va meglio. Forse possiamo tornare al mio acquisto.

Bill lo prese sottobraccio e lo accompagnò al bancone. Davanti al banco ingombro di pistole, Frank rimase in silenzio, come sospeso.

Bill cercò di mantenere uno sguardo di vivo interesse su Frank.

- Devo confessarle un altro segreto – biascicò Frank.

Un vivo sconcerto si disegnò sul viso di Bill.

- Non le ho detto la verità. Non c’è nessun agente della Cia che mi perseguita.

- …Ma allora? – disse sbigottito.

Frank fugò ogni dubbio scrollando la testa con decisione. - Le chiedo invece: – guardò fisso Bill, aspettando un cenno d’assenso - conosce Maple Road?

- No, sì… in un certo senso… ci sono passato, qualche volta… – deglutì.

- E’ la sede di tutti i pettegoli della città. Capisce quello che dico? Fanno tutti capo lì. Si divertono come matti a parlar male della gente, gioiscono per i guai dei vicini. – lo sguardo di Frank si fece feroce.

Nel frattempo una lama di sole, filtrata dalla vetrina, era entrata di prepotenza nel negozio e batteva sulla faccia di Bill come una lampada durante un interrogatorio della polizia. Accecato, strizzò gli occhi.

- E lo sa cosa dicono di me? – incalzò Frank.

Bill scosse rapidamente la testa.

- Dicono che mia moglie mi tradisca. – sussurrò – E non sono io a essere stato pedinato, - sorrise - le ho mentito, Bill. Io, ho pedinato mia moglie. Quindi.

- …Quindi?

- E’ vero, lei mi tradisce. L’ho scoperto. Ne ho le prove. E ho scoperto l’uomo che in mia assenza entra ed esce di casa quando c’è mia moglie.

Bill fece una smorfia colma di stupore.

- E quell’uomo indossa un doppiopetto, ha i capelli impomatati e si chiama Bill.

In un attimo Frank afferrò la Browning dal banco, mirò al petto e sparò.

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Eric Delerue ha votato il racconto

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Bella lettura. Toglierei "come una lampada durante un interrogatorio della polizia", il sole lo sta già additando.Segnala il commento

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marzia natali ha votato il racconto

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Lerio ha votato il racconto

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Finale fulminante. Magistrale.Segnala il commento

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Candus ha votato il racconto

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Molto ben scritto, per un racconto così breve è sorprendente il colpo di scena finaleSegnala il commento

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A. Bibi ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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bauSegnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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la trama è un imbuto viscido e soffocante, e nel foro della sua bocca più piccola c'è, perfettamente al centro, bill. bàng.Segnala il commento

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Lisa M. ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Piaciuto molto! Ben scritto e ben strutturato. Bravo.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Lorenzo V ha votato il racconto

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Editor

Mi ricorda un po' il racconto "L'uomo col problema " di Donald Honig... Carino.Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Sempre una grande classe Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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Ocram ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Spettacolo, non mi aspettavo assolutamente un finale del genere. Costruito benissimo, bravo!Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Magistrale. Schizofrenia da manuale, quasi caricata, da satira, da parodia.. Da 10Segnala il commento

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Matilde di Folco Portinari ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Non me lo sarei MAI aspettato. Ma nonostante ciò non è un colpo di scena forzato, solo per stupire, ma senza filo logico. Ci fa capire che il vero motivo per cui Frank non ha resistito ad entrare nel negozio non per la brama di possedere un'arma, ma per la necessità di liberarsi dell'amante della moglie. Wow, davvero, nessun appunto Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Ben congegnato e ben scritto, con finale (quasi) a sorpresa.Segnala il commento

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Monica Pembrooke ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Scritto al solito benissimo, nello stile noir Anni 60 con finale beffardo e sorprendente. Magistrale. Attendo la prossima storia americana!Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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di Paolo Sbolgi

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