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Romance

Un amore così avrebbero potuto non trovarlo.

Pubblicato il 07/10/2019

Due ragazzi, due storie, un solo amore.

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Tanto tempo fa, non si sa precisamente quando, c’era una ragazza che stringeva saldamente le mani l’una all’altra, chiusa nell’ascensore del San Paolo, ospedale psichiatrico, diretto al 7 piano, neuropsichiatria infantile, e pregava affinché quella scatola colorata di un arancione sciapito in cui era imprigionata  insieme ad altre tre o quattro persone non si bloccasse. Le pareti le sembravano troppo strette e i trenta secondi impiegati a portarla dal piano terra a quel fatidico reparto sembravano non finire più. Questa ragazza era solita aspettare in una stanzetta azzurra, decorata da mille disegni di bambini grati alle infermiere che si erano occupati di loro. C’era un leone di plastica al centro della stanza, circondato da tante piccole sedie, e un tavolo, anch’esso azzurro. Comunque tanto tempo fa, non si sa precisamente quando, c’era anche un ragazzo. Un ragazzo che forse, mentre con lo sguardo era intento a fissarsi le scarpe, veniva colpito da tanti pensieri, chissà quali, chissà quanto importanti, chissà dove volava con la testa, quali mondi avrebbe conosciuto solo stando fermo, magari alla fermata dell’autobus. Chissà quante volte questo ragazzo con i capelli scuri e gli occhi grandi e di un colore tendente al verde che parevano essersi mangiati pezzi di galassie per quanto fossero pieni, aveva desiderato di andarsene lontano, chissà quante volte aveva messo in dubbio se stesso, svalutandosi, non reputandosi abbastanza, ed esattamente come la ragazza, si era sentito bloccato in una scatola con un gruppo di persone che lo vedevano, ma che non lo guardavano e con la fastidiosissima sensazione di sentirsi inadeguati. Chissà quante volte questa ragazza e questo ragazzo si erano cercati senza volerlo, si erano aspettati senza saperlo, e amati senza conoscersi.

La ragazza nel frattempo cresce, e di quel reparto arriverà un giorno in cui non si ricorderà nemmeno l’odore, e tanto meno l’ansia che la prendeva a botte quando l’infermiera raggiungeva il centro della stanza azzurra e chiamava a voce alta il suo nome. La ragazza, nonostante la cura, si sente spenta, e non ha voglia di cercare l’interruttore per riaccendersi. Il ragazzo pure è cresciuto, e insieme a lui sono cresciuti i pianeti che si porta dentro, alcuni sono enormi e pesanti, e a volte si stanziano in mezzo al petto e al ragazzo sembra tutto così lontano o forse è lui a prendere le distanze da tutto, ma infondo gli va bene così o semplicemente crede che gli vada bene, gli va bene stare lontano da urla e risentimento, da mode che non gli appartengano, da pensieri frivoli e di massa che addosso gli calzano proprio male. Arriverà un giorno, fra una casualità e l’altra, che i due incroceranno per la prima volta i loro sguardi, e tutte le consapevolezze a cui erano arrivati da soli, l’equilibrio che entrambi si erano creati, si andrà a rompere e ne creeranno un altro, insieme. Pare che questi due ragazzi siano riusciti a far combaciare perfettamente le loro parti più salde, e anche quelle rovinate e spezzettate. Pare che la ragazza non senta più il peso della vita se è il ragazzo a stringergliela, la vita. Pare che il ragazzo si senta libero di esprimersi adesso, e forse si sente bello, e non sbagliato, e non inadatto, e non troppo pesante, e non troppo superficiale, quando è la ragazza a guardarlo come se al mondo non avesse mai visto nessuno di più giusto, per lei, e per il mondo intero. La ragazza riconosce nel ragazzo una figura ferma e forte, riconosce tutto il buono che conserva dentro amando quel ragazzo alto venti centimetri più di lei (e anche un po’ di più), e per la ragazza non c’è desiderio più forte, aspettativa più grande, di tenersi quelle mani grandi dalle dita decorate da anelli metallici, strette alle sue e di tenere forte il ragazzo bellissimo, un po’ dannato, dolce, sensibile e capace di cui si è innamorata.

Comunque quei due ragazzi le loro fragilità se le sono tenute strette e le ferite, i graffi li hanno messi in bella vista, solo ai loro reciproci occhi, cosicché l’uno con l’altro se le possano leccare, baciare, guarire a vicenda. Adesso viaggiano tenendosi vicini, tenendosi addosso, a volte inciampano ma non cadono davvero, non si spezzano. C’è l’amore a proteggerli. Un po’ spaventa entrambi, e a volte, anche se non sempre se lo dicono, ci pensano a come andrà a finire, ma sono entrambi sicuri di quello che provano, e anche se il finale è ancora sconosciuto, vogliono viversi a pieno questa storia e sorridere, perché un Amore così, avrebbero potuto non trovarlo. 

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Debora P. ha votato il racconto

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palu ha votato il racconto

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inmp ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Valy99

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