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Narrativa

Un’Amuchina, per te.

Pubblicato il 26/03/2020

L’amore, è un gesto gentile. Soprattutto per chi, alla gentilezza, non c’era abituato.

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Era uno tutto d’un pezzo, Basilio.

Prima dell’intervento indossava un paio di occhiali scuri, anche nelle giornate invernali. Ci vedeva grigio, e con il suo grigiore coinvolgeva amici, colleghi, ex moglie e figli, anche parenti (quelle poche volte che si sbuffavano, vicendevolmente). La sua voce sembrava appesantita da pensieri logori e stanchi, indurita dal continuo rimurginare dei rimpianti. Come quella volta che fece lincenziare quella ragazza perché non aveva deliziato le sue fantasie fantastiche, o quando spense la passione dagli occhi della figlia obbligandola a seguire i suoi di sogni, o ancora di fronte alla moglie a cui non risparmiava la razione quotidiana di mutismi e urla immotivate.


Si dice che il cuore ne risente.

Il linguaggio ci narra cuori infranti, cuori spezzati, cuori pieni di gioia, strette al cuore, ringraziamenti di cuore, ti amo con tutto il cuore; la psicosomatica ci parla del legame tra cuore e affettività, cuore e relazioni; la medicina taglia e cuce termini specialistici.

Finì sotto i ferri una mattina, dopo essere svenuto: era in compagnia dalla ex moglie che si trovava con lui per parlare di bollettini scolastici e spese dentistiche dei ragazzi.


«Ipertrofia ventricolare sinistra causata da stenosi aortica e ipertensione. Bisogna sostituire la valvola aortica.» gli disse il cardiologo.

«…» rispose lui.


Affrontò la sfida, e ne uscì. Passati venti giorni, si ritrovò a girare la chiave del bilocale preso sei mesi prima, dopo la separazione.


«Sei sicuro che non hai bisogno di nulla?»

«No Francesca, grazie… me la cavo da solo»

«Per qualsiasi cosa chiama, eh! Mi raccomando.»

«Certo, grazie.»

Erano rimasti in buoni rapporti, malgrado tutto, per cui fu lei ad occuparsi di lui.


La mattina dopo il rientro a casa, Basilio iniziò a sentirsi diverso.

Si vedeva più magro allo specchio, ma questo poteva essere normale vista l’alimentazione a base di flebo a cui si era dovuto sottoporre; si sentiva il petto svuotato, come se qualcuno avesse strappato via un macigno grosso, spesso e pesante; il respiro leggero accompagnava il battito di un cuore sconosciuto; i suoi cinquantadue anni erano diventati quarantasei e le rughe, ai bordi della bocca, più rilassate.

Era presto per tornare al lavoro, non poteva esporsi a microbi e per almeno un altro mese sarebbe stato impegnato a occuparsi solo di sé stesso. C’erano gli esercizi di riabilitazione; le telefonate con i figli, che nel frattempo si erano allungate; i messaggi whatsapp dei pochi amici che si ritrovava, reduci dell’ex matrimonio; il tetris sul telefono, i film d’azione su Netflix.


Un anno trascorse velocemente: tra rientri e pochi scontri, circoli associativi e persone nuove, cane inquilino di cui prendersi cura e veterinaria niente male, sonno riposato e risveglio pimpante.

Nel frattempo, un virus sconosciuto si destò da chissà dove e iniziò a invadere la sua piccola cittadina lombarda, poi la sua grande regione, infine tutto il Paese. La gente iniziò a rinchiudersi in casa, munirsi di mascherine, guanti monouso e Amuchina disinfettante. Si diceva fosse un’influenza, si scoprì che era molto di più. Sempre nel frattempo, Basilio aveva iniziato a sorridere di fronte alle vaccinazioni del povero animale domestico, cioè, non che sorridesse alla siringa e neanche al terrore negli occhi di colui che stava subendo, bensì a colei che compiva l’azione: peccato, che si sentiva solo un semplice complemento, di quelli che non costituivano indispensabili significati. Il problema era… che non si ricordava come si faceva. Non corteggiava una donna dai tempi del liceo, e forse mai l’aveva fatto. Aveva sposato Francesca senza sapere il perché e l’aveva amata senza sapere cos’è l’amore; l’aveva trattata come colei che tanto c’è e l’aveva persa come colei che per fortuna c’è lo stesso. Forse qualche Jovanotti, Lucio Battisti, Luigi Tenco gli avrebbero offerto qualche spunto; da Pretty Woman, Ufficiale Gentiluomo, Il profumo del mosto selvatico avrebbe potuto trarre qualche idea; magari sarebbero tornati utili i siti web su come muovere i primi passi con una donna, quindi fiori, cioccolatini, invito a cena.



«Beh, insomma Anna, allora com’è che ti ha conquistato?»

«Con una boccetta di Amuchina, Chiara! Te pare?»

«Amuchina? Ma se tu, con il lavoro che fai, non ne hai bisogno?»

«Pensa che-»


Al telefono, con amici, entrambi.


«Pensa Giulio che sono riuscito a trovare quella con presidio medico chirugico, mica cineserie.»

«Un’impresa Basilio!, di questi tempi.»

«Ho girato almeno sette/otto farmacie per trovarla, e atteso code chilometriche. Un bel momento ho iniziato a starnutire dal freddo, di fronte agli sguardi storti degli accodati… Non ti dico che facce!

«Immagino. Senti… Lei ha apprezzato il tuo pensiero?»

Momento di pausa.

«Certo!»

«Pur avendone a bizzeffe di disinfettanti nel suo ambulatorio?»


Ma in fondo cos’è l’amore, se non un gesto gentile.

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Lisa M. ha votato il racconto

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Gabry1978 ha votato il racconto

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Essenziale, come l'Amuchina oggi. BelloSegnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Bella. Ottimamente scritta.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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più che il racconto - che si snoda comunque bene e in maniera varia - lo stile. brava.Segnala il commento

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Martina Gerelli ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Editor

L'amuchina è il nuovo mazzo di rose, nel 2020! XDSegnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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I gesti inutili sono quelli di cui gli esseri umani hanno in genere maggiore necessità.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Monica Pembrooke ha votato il racconto

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di Isa.M

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