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Noir

Un bel dì vedremo - parte 1

Di RoCarver - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 14/03/2020

Vi porto nell'Inghilterra rurale, tra balle di fieno e tetti di ardesia. Una giovane cantante lirica riesce a sfuggire dall'anonimato della campagna e a sfondare nel ruolo di Madama Butterfly a Londra, ma nasconde un segreto. Mi dispiace pubblicarlo a puntate, ma tagliandolo perdeva troppo.

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Il treno si trascinava sulle rotaie mugghiando. Le balle di fieno sembravano tanti viandanti avvolti dalla nebbia. I tetti di ardesia trafiggevano quella sorta di bambagia cupa, come se volessero sapere cosa ci fosse oltre quel grigiore. Anne sollevò gli occhi dal punto croce e cercò fuori dal finestrino il suo tetto. I cottage color miele, con i comignoli allineati e le mura di pietra tappezzate di muschi e licheni, erano tutti radunati lungo Arlington Row come pellegrini di una confraternita. Lei riconobbe le tende di pizzo bianco alla sua finestra e il becco dell’anatroccolo di legno sul davanzale. Sorrise soddisfatta, e tornò al punto croce. 

Marius, seduto di fronte a lei, fissava ancora la busta rossa con il suo nome e l’indirizzo stampati in lettere dorate. Marius Hoggett. Non aveva mai visto il suo nome scritto con tanta eleganza. Le gambine delle due G scendevano all’unisono e formavano due curve perfette, poi tornavano su e, con la stessa grazia, si ricongiungevano alle altre linee, scomparendo in un insieme armonioso. Cercò di seguirle con le dita tozze, gli sembrò per un attimo di vedere in quelle linee i movimenti lenti delle sue pecore quando tornavano all’ovile la sera, ma subito si vergognò di quell’associazione. Come poteva paragonare la bellezza dell’inchiostro dorato su carta rossa a quegli esseri pulciosi e tonti. Si chiese cosa ci facesse su quel treno, che lo portava via dalle linee placide che sapeva tracciare, le stradine sterrate di Bibury e il letto regolare del fiume Coln, verso il groviglio che era la grande Londra.

“Ce l’ha fatta, eh?” disse Anne, indicando la busta rossa sul grembo di Marius. Tirò fuori dalla borsetta la stessa busta rossa con il nome «Anne Miller» in caratteri dorati e lesse «Arianna Tebaldi, soprano, nel ruolo di Madama Butterfly». Marius annuì.

“Ti è sempre piaciuta Arianna, vero? Sin dai tempi della scuola, mi ricordo come la guardavi”

“Ma no, ma che dici”

“Dai Marius, sono una donna, le intuisco certe cose. E comunque pensaci, lei ha cantato a Milano, Parigi e Mosca, come potrebbe innamorarsi di un contadino come te e tornare a Bibury? Devi considerarle queste cose. Io lo dico per il tuo bene, non voglio che tu soffra. Sei un brav’uomo, Marius”. Abbozzò un sorriso materno e fissò l’amico dall’alto degli occhialini poggiati sulla punta del naso. Marius non replicò e, rendendosi conto che la stoccata era andata a vuoto, Anne riprese gli aghi del punto croce.

“Non capisco perchè ci ha invitati, comunque, sono anni che non la vediamo e a Bibury non ci è più tornata” aggiunse Anne per spezzare il silenzio. In verità, aveva accolto con gridolini di gioia il postino che le aveva consegnato l’invito. Finalmente una giornata diversa, una boccata d’aria, aveva pensato. Ormai però, tutti i suoi pensieri si erano abituati ad attraversare il filtro del sarcasmo prima di raggiungere la sua bocca.

Marius osservava pensieroso come le curve morbide delle colline si trasformassero sempre più negli spigoli degli edifici. “Stiamo arrivando a Londra” disse. Scesero dal treno e si diressero verso la metro. Arrivarono al London Coliseum in perfetto orario, Arianna aveva riservato loro due poltrone in Upper Circle. Il corpo secco e spigoloso di Marius sprofondò nel velluto rosso della poltrona. Gli stucchi dorati, i cerchi concentrici di luce lungo le platee, la distesa rossa delle poltrone, i lampadari di cristallo, tutto vorticava intorno a lui con una frenesia che non aveva mai conosciuto. Era come se una donna attraente si fosse avvicinata a lui ondeggiando i fianchi e gli avesse teso la mano guantata, invitandolo a farsi travolgere da quella bellezza. Ma lui si vergognava a mostrarle le sue dita callose e le unghie sporche di terra e rimaneva fermo lì, aggrappato ai braccioli.

Le luci si spensero, il brusio si acquietò e si alzò il sipario.

Erano 3 anni che non vedeva Arianna, da quella fatidica notte. Aveva la pelle bianchissima, gli zigomi tondi e le labbra rosse dipinte a forma di cuore. Una cintura dorata le teneva stretto alla vita il kimono di seta. Arianna cantava abbracciandosi le spalle. Le note uscivano dalle sue labbra lievi come le zampette dei passeri sui fili telefonici, per poi precipitare in basso sporcandosi di dolore e rimbalzare infine verso il sublime, acute ed audaci come trapezisti in un circo. La sua voce emanava una vibrazione magnetica che percorreva il corpo di Marius, trafiggendolo come migliaia di spilli e svegliandolo dal suo torpore. Le asperità e le smagliature di quel canto gli parlavano, lui ne era certo. Arianna gli stava raccontando la sua vita dopo tutti quegli anni di silenzio tra loro.

Il tenore prese le mani di lei, e guardandola negli occhi intonò:

“Bimba dagli occhi pieni di malia

Ora sei tutta mia.

Sei tutta vestita di giglio

Mi piace la treccia tua bruna

Fra candidi veli...”

Anne si voltò verso Marius, emozionata dalla dolcezza di quel verso, ma lo vide trasalire.

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Silvia dall'Acqua ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Ormai la tua penna è sciolta. Brava!Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Letto in ritardo quindi so già che c’è un seguito. È vero, le similitudini sono tante, ma tu sai metterle al posto giusto con grande eleganza. Ottimo.Segnala il commento

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Luca Santoro ha votato il racconto

Esordiente

Mi è piaciuto molto, sopratutto i dialoghi, che non sono una cosa facile da scrivere. Aspetto di leggere la seconda parte. Brava. Se posso permettermi, ti consiglierei di non abusare troppo con i "come", a parte questo, è scritto molto bene.Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Scritto molto bene, meriteresti più spazioSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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gdrogo92 ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Vorrei commentare alla fine il racconto, ma per ora apprezzo il respiro differente e la maggior profondità che l'avere più spazio concede a chi sa farne usoSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bella, bella, reggi a lungo la tensione del racconto, senza sbavature. Da 10Segnala il commento

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Juri Castellani ha votato il racconto

Esordiente
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annalisaesse ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Scrittura chiara e sicura!Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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mifrari ha votato il racconto

Esordiente

Ben scritto, ma non è autoconclusivo.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Sei un piacere da leggere?Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Scritto benissimo, letto d'un fiato. Aspetto la seconda parte!Segnala il commento

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di RoCarver

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