«Olà, come butta?»

«Così.»

«Non mi riconosci?»

«No.»

«Dai, come fai a non ricordarti?»

«Mmm.»

«Ma hai avuto qualche problema?»

«E sono quattro.»

«Come scusa? Quattro cosa?»

«Erano quattro, ora sono cinque, le domande che mi hai fatto.»

«Il solito burlone, il solito cazzo di burlone. Visto il Milan? Tutti nuovi e poi? Visto?»

«No.»

«Non segui più il calcio? Ma dici sul serio?»

«Non ho mai seguito il calcio.»

«Che cazzo dici, tu hai sempre vissuto per il calcio e le birre e le scommesse.»

«Magari hai sempre creduto questo.»

«Ma come parli? Dico hai seguito un corso di filosofia?»

«No, sono solo stanco.»

«Quindi non va bene, ci sono dei problemi, dico, seri.»

«Non ho mai detto che vada bene. Certo che ci sono dei problemi, ci sono sempre dei problemi.»

«Hai visto Manson? Volato via, bastardo di un bastardo.»

«Pace all’anima sua.»

«Quello non ce l’ha un’anima, mai avuta, cazzo! Ma ricordi cosa ha fatto?»

«Tutti abbiamo un’anima.»

«No che non è così, proprio no. Se fossi stato presente a uno dei suoi crimini…»

«Non lo sono stato.»

«Ehi voi due, dico a voi, quanto tempo, come butta?»

«Ciao amico, bene, molto bene, almeno per me è così, lui invece, sembra… è strano, diverso.»

«Lo sai che è un burlone, starà giocando, come sempre, perché lo trovi strano? Ehi perché il nostro amico ti trova strano?»

«Chiedilo a lui.»

«Chiaro, ma a te, come butta?»

«Così.»

«Ecco, lo vedi? Risponde a monosillabi.»

« “Così” non è un monosillabo, sono due sillabe.»

«Burlone del cazzo.»

«Dai piantiamola, avete visto il Milan?»

«Sì, parlavo di questo: Tutti nuovi e poi? Visto? Ma lui dice che non segue più il calcio.»

«Come sarebbe?»

«Non ho mai seguito il calcio.»

«Che cazzo dici, tu hai sempre vissuto per il calcio e le birre e le scommesse.»

«Lo stesso che gli ho appena detto io.»

«Magari avete sempre creduto questo.»

«Ma come parli? Dico hai seguito un corso di filosofia?»

«Bravo, lo stesso che gli ho appena detto io, altro che filosofo, questo si è bevuto il cervello.»

«No, sono solo stanco. Molto stanco.»

«Quindi non va bene, ci sono dei problemi, dico, seri.»

«Chiaro che si sono dei problemi, è palese e lo stesso che gli ho detto io, poco fa.»

«Non ho mai detto che vada bene. Certo che ci sono dei problemi, ci sono sempre dei problemi. Per esempio lui crede che Manson non abbia un’anima, è questo è un problema.»

«Manson?»

«Quel cazzo di criminale.»

«Che c’entra Manson? Anime?»

«Quello che è morto. Scontava l’ergastolo, io lo avrei appeso per le palle.»

«Ho capito, non sono mica scemo, ho capito di chi parliamo, ma lui parla di anima, che c’entra?»

«Dice che tutti hanno un’anima, dice che anche Manson ne aveva una.»

«Non “aveva”, “ha” un’anima, le anime non sono precarie come i nostri corpi, le anime non scadono.»

«Un filosofo del cazzo, un cazzo di filosofo! Andiamo bene!»

«È matto.»

«Magari voi credete questo.»

«Che burlone, che fottuto burlone. Perché non ci facciamo una birra?»

«Io ci sto.»

«Anche io.»

«Finalmente, ottimo. Ehi, tre birre, portaci tre birre ghiacciate.»

«Facciamo sei, tutti abbiamo un’anima, e anche loro hanno sete.»

Terminato questo dialogo interiore, il dottor Sigismondo si sistemò il ciuffo, si gettò una mentina in bocca e disse alla sua segretaria di far accomodare il primo paziente della giornata.