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Narrativa

Un gioco da ragazzi

Pubblicato il 29/01/2020

Ripubblico il racconto, seguendo l'indicazione dei colleghi che mi chiedevano di chiarire tra granchi e gamberi.

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Quella che racconta questa storia sono io; io l'anno successivo a questa benedetta storia. Esattamente un anno dopo non ci sarebbe più stato niente di ciò che sentirete: né bimbi che pescano, né madri che preparano, né tantomeno gamberi.

L'occasione era di primo livello: si era aperto il periodo di pesca dei gamberi e tutta la mia famiglia sembrava non potesse fare a meno di pescarne in gran quantità. Magari per mangiarli, non dico di no, ma anche per il gusto di prenderli, vivi, ed avere la meglio su di loro.

Ora, io non mi reputo una persona particolarmente pacifica, né vegetariana o cose del genere ; diciamo che preferisco che ciò che mangio sia sicuramente già morto. Non amo assistere al trapasso.

Forse non avrei fatto tante storie se i miei genitori non mi avessero lasciato ogni estate, per circa due mesi, dai nonni, in campagna. Finché stai in città tutto è diverso: gli animali sono sempre molto morti quando li vedi (oppure sono i tuoi animali domestici, ed allora è un'altra storia), e non ti chiedi cosa facessero prima di finire nel tuo piatto. In campagna, però, l'animale lo vedi vivo, poi cominci a programmarne l'assassinio e, alla fine, agisci. Eccco, trovo che sia profondamente sleale.

Se non c'è premeditazione posso anche accettarlo. E' l'organizzazione che mi distrugge.

Dunque, funzionava così: poco dopo che eravamo arrivati in campagna, iniziavano le grandi manovre.

I giorni precedenti erano sempre idilliaci perché, con il fatto che doveva preparare, la nonna ci delegava completamente al nonno- il che equivaleva ad una completa libertà.

Torniamo alla pesca dei gamberi.

Il venerdì sera arrivarono, come vi dicevo, tutti. Con tutti intendo: zii di sangue ed acquisiti e cugini di ogni età.

Io accusai un leggero mal di pancia e me ne andai a letto.

In realtà andai, sì, in camera, però subito mi calai dalla finestra, per fortuna al piano terra e corsi verso il lago, che era proprio pieno di gamberi, in quei giorni. Di notte non si vedeva niente, ma sapevo che c'erano. Il lago che era illuminato soltanto dalla luna; metà, se ben ricordo.

Gettai in acqua il mangime che usava il nonno per pescarli; in piccole quantità, per non rovinarsi il piacere della pesca. Io, invece abbondai.

Fu un gioco da ragazzi.

Iniziai a spargere un po' di mangime, e mi sedetti sulla sponda, paziente. Non passò un quarto d'ora che il primo gambero si avvicinò e cominciò a mangiare. Nel giro di pochi minuti arrivarono altri, e poi altri ancora. A questo punto iniziai a camminare lungo il lago e, contemporaneamente, a gettare mangime. I gamberi mi seguivano. Una scena incredibile; mi dispiace che non l'abbiate vista. Immaginatevi: una bambina che cammina lungo un laghetto di campagna e alla sua sinistra, sul pelo dell'acqua, una processione di gamberi rossi che la seguono. Il tutto illuminato dalla luna di una sera di giugno. Una meraviglia.

Ve la faccio breve: riuscii a paortare i gamberi oltre il ponticello che separava la proprietà dei nonni da quella della signora Ada in cui, per motivi di buonissimo vicinato, ci era impedito andare.

Arrivata lì gettai tutto il mangime che mi restava, ed era davvero tanto, nella parte di laghetto dell'Ada, cercando di distribuirlo in un'area la più vasta possibile. I gamberi arrivavano a frotte. Avreste dovuto vederli. Mi godetti per qualche minuto la scena e poi tornai a casa. Tutta la mia avventura non durò più di mezz'ora quindi, quando mia sorella e le cugine entrarono in camera per dormire, mi trovarono a letto, placida. Feci finta di aver sonno, ma in realtà il cuore mi batteva a mille e ero la persona meno assonnata di tutta la casa. Betta si avvicinò al letto e mi guardò strana. Secondo me si era accorta di qualcosa, ma non ne ha mai fatto parola.

La mattina dopo assistetti al mio trionfo.

Dopo colazione si armarono tutti di canne e retini, e partimmo alla volta del fiume. Gli uomini e i bambini si gettarono subito nella pesca ma ben presto si accorsero che qualcosa non andava. I gamberi non abboccavano né si riusciva a prenderli con le reti. Sembrava che non ci fossero.

Stupore, sconforto, domande al nonno su ciò che poteva essere successo Lui scuoteva la testa, stupito, dicendo di averne pescati anche la mattina precedente.

Al termine della battuta di pesca avevano trovato tre gamberi-perché c'è sempre qualcuno che fa come vuole e non si adatta al gruppo.

Ovviamente avevo pensato a questa opportunità, e me ne ero fatta carico nel riempire le brocche di acqua prima della partenza.

Al ritorno a casa, tra lo sconforto generale, ci furono anche parecchi problemi intestinali inspiegabili.

Avevano mangiato un pezzettino di gambero per uno, perché la pesca era stata proprio misera, ma si convinsero che fossero malati, portatori di chissà quale epidemia. Dettero la colpa ad una fabbrica fuori paese che, secondo loro, sversava nel lago. Ci fosse stato qualcuno a cui fosse venuto in mente di andare a dare uno sguardo al laghetto dalla parte dell'Ada. Pullulava di gamberi, in ottima salute.

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Una narrazione accattivante, anche se non stilisticamente perfetta. ma lo stile cos'è? ce ne sono a bizzeffe, tutti validdiSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Marco Verteramo ha votato il racconto

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Bella, soprattutto la scena dei gamberi in processioneSegnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

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Molto meglio! Toglierei solo "molto" in "gli animali sono sempre molto morti" a meno che non sia un linguaggio infantile intenzionale. BravaSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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Mi ricordavo anche i granchi... ma una scelta andava fatta. Mi piace Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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C'è qualche imperfezione nei tempi verbali ma mi piace molto come l'hai raccontata. Stile asciutto ed efficaceSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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di Silvia Fuochi

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