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Autobiografia

Un giorno ideale per diventare sordi

Di Annalisa Maitilasso - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 28/04/2021

mia nonna, una vera bellezza

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Le parlo, ma non ci sente. Strizza gli occhi, si avvicina, la faccia s’increspa. Mette le mani a coppa, dice: eh?, alza le sopracciglia, le stringe di nuovo. Si sforza, ma non ci sente. Proprio non ci sente. Poi, crede di aver capito qualcosa. Io faccio finta che abbia capito.

Mia nonna è una vera bellezza. Una cascata di pelle a pieghe come la seta. Io la adoro. Oltre a non sentirci, ci vede pure poco. L’estate scorsa mio fratello, annoiato dai soliti giochi nella stradina, ha deciso che la sua missione era insegnarle a leggere. “Non ci vede, non è che non sa leggere”, strepito io dalla cucina mentre lui cerca di farle sillabare i dialoghi di Topolino. Ma tanto lei non se n’accorge. E se pure se n’accorge, non si offende. “Anto’, vai a giocare” gli dice.

Quando esce per qualche commissione, si annoda al collo un fazzoletto a fiori, lasciando spuntare due grandi orecchie viola. Sembrano furetti in un campo. Stanno dritti sull’attenti perché la signora Rosaria, dell’alimentari, a un certo punto griderà lì dentro che le mozzarelle non le hanno consegnate, avete capito, Maria? Dovete tornare oggi pomeriggio.

Mia nonna, magari, ha anche capito, infatti annuisce, ma poi di pomeriggio non torna, perché tanto passa lo zio Enzo a comprare le mozzarelle. Lei va al negozio solo per la gioia di portare a spasso le orecchie e farsele accarezzare dal vento delle conversazioni.

L’adoro, l’ho già detto? L’adoro perché è alta un metro e quarantacinque ma ha una forza strepitosa e non passa domenica senza che tiri fuori il tagliere (quello grande, di legno ingobbito), la farina di semola, l’acqua nello scodellino, il banchetto per mettercisi sopra, che altrimenti non ci arriva. Si accanisce per una mezz’ora buona sull’impasto. Fa i ciccateli una settimana, le orecchiette quella dopo. Io preferisco le orecchiette, con quella piega che sembra di cartilagine vera. Mentre mastico, le chiedo di quand’era bambina. E lei finalmente capisce e mi canta una filastrocca di quando, insieme alle vicine, saltava la corda nell’androne, che se sbagliavi era colpa di “Maria badessa, fuoco e braci in cul’a essa”; e mia nonna giù a ridere che quasi si soffoca, tossisce e si piega. Ha le orecchie in fiamme e la smorfia spericolata di una bambina vispa. Io non mi stanco di ascoltare le canzoni e gli aneddoti di quel periodo, ti prego nonna, dimmi di quando la bisnonna Filomena ti ha comprato il banchetto, quello che hai ancora adesso.

E lei, che improvvisamente ci sente di nuovo, mi spiega daccapo tutta la storia dei litigi tra i suoi genitori: la bisnonna Filomena, una donna dura di carattere, inasprita dalla maternità, convinta che le figlie dovessero aiutarla di più nei lavori di casa e il bisnonno Raffaele, per il quale, le sue bambine erano ancora troppo piccole, la maggiore aveva cinque anni.

Mi sporgo in avanti sul piatto pieno di bucce di mandarini e immagino la gelosia della bisnonna Filomena, il suo testardo accanirsi nel cercare il modo di farle lavorare, quelle figlie svogliate. C’era da fare il pane, la pasta, c’era da lavare i panni con la cenere nella pentola bollente, c’erano un sacco di mestieri da sbrigare.

Così, all’insaputa del marito, lei va dal falegname e si fa fare due piccole pedane di legno per le figlie più grandi, in modo che possano arrivare al tavolaccio dove ci si rimbocca le maniche e si lavora il pane e la pasta. “Statevi accorte che se torna papà, dovete lavarvi le mani nel bacile e correre via, subito subito”, le redarguisce la bisnonna Filomena.

Le bambine lavorano con le orecchie puntate ai rumori della strada e ogni volta che sentono un passo strascicato vicino agli zoccoli di un mulo, schizzano via come la spuma. Diventa un gioco, tipo acchiapparella. Loro sono elettrizzate e, a volte, si tappano le orecchie contando fino a dieci, poi fino a cento, per aumentare il pericolo e prolungare la tensione. Si sfidano l’un l’altra finché tutto il corpo è una scossa di gridolini. Ancora una volta. Un’ultima volta. Poi, un giorno, il padre le pesca con le mani in pasta e la madre le picchia con il cucchiaio di legno: “manco le orecchie buone c’avete”. Fine della storia, dice mia nonna alzandosi per sparecchiare.

Certe volte penso che abbia cominciato a diventare sorda proprio quel giorno. Da lì in poi non ha fatto che peggiorare (o migliorare, secondo i punti di vista). Ha smesso di sentire gli strepiti della madre, le lamentele delle sorelle, il padre che sbatte i pugni sul tavolo. S’è goduta i silenzi del marito che, secondo me, ha scelto con coscienza. I figli un po’ li sente, un po’ no. E noi nipoti siamo una fila di corpi da abbrancare e manipolare come fa con l’impasto delle orecchiette; ma poi, quando cianciamo troppo, si affossa nella poltrona e fa finta di dormire.

Adoro mia nonna, l’ho già detto? E credo proprio di avere ereditato le sue orecchie grandi, viola e difettose. Questione di genetica, che ci posso fare.   

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Mariarosaria ha votato il racconto

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antonio locascio ha votato il racconto

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Valentinacomesai ha votato il racconto

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caio bongiorno ha votato il racconto

Esordiente

La descrizione di un affetto che fa trapelare orgoglio e ammirazione. Ben disegnato.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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molto bello sí. un respiro bello Segnala il commento

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M.D.P. ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Bellissimo. Apprezzo i testi autobiografici che dimostrano che la vita - quella vera - è più interessante delle storie inventate. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Delizioso. Anche io ho avuto la fortuna di avere due nonne splendide una delle quali stava in casa con noi. Ho avuto anche delle prozie e ci sarebbe un mondo da raccontare. Adoro sarebbe un verbo che userei anche io per rivolgermi a tutte loro. Complimenti Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Concordo, molto bello, scritto con grazia leggera e amorosa sapienza. Provo una discreta invidia per chi ha conosciuto nonni e bisnonni, e ho soltanto un vago ricordo delle mie due nonne, scomparse quando ero ancora piccolo. Alle medie, avevo un compagno di classe - il Ticchioni - che viveva sotto lo stesso tetto con genitori, fratelli, nonne bisnonne e trisnonne...!! E suscitava la mia più completa e totale ammirazione... Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Concordo: deliziosoSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Delizioso.Segnala il commento

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di Annalisa Maitilasso

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