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Narrativa

Un giorno nella vita

Pubblicato il 10/07/2019

Ripubblico un vecchio racconto a cui sono molto legata, riveduto e in parte riscritto.

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Nora non ama svegliarsi presto. Possiede un temperamento letargico, come spesso asserito dalla madre. Al suono della sveglia la ragazza si alza in piedi, si avvia verso il bagno con i vestiti in mano e accende la stufetta elettrica. La punta dritta contro il ventre fino a sentire il getto d’aria calda bruciarle la pelle. Una leggera tachicardia inizia a farsi avvertire provocando una fastidiosa pressione alle tempie. Nora inizia a far scorrere l’acqua dal rubinetto e rimane in ascolto, entrando in uno stato di trance; i suoi occhi sono vacui ora e la mente ritorna a quel primo. “Ah, quindi tu sei la nuova specializzanda? Bene, ci vedremo spesso” aveva assicurato Carlo con noncuranza e vaga allusività. La prima cosa che aveva notato erano stati quegli occhi scuri e penetranti attraversarla da parte a parte, scrutarle le ossa e gli organi, esattamente come radiazioni elettromagnetiche. Era molto sicuro di sé, la fissava senza alcun imbarazzo, come se le barriere tra sconosciuti non esistessero, come potesse entrare dalla porta principale senza chiedere permesso. Uno sguardo e una frase erano bastati a catturare il suo interesse, proprio lì, lungo la corsia del reparto di Medicina Interna dell’Ospedale di Bologna.


Uscita di casa, Nora si avvia verso la sua destinazione. Decide di non utilizzare l’automobile e di passare per il parco; è solita fare lunghe passeggiate rigeneranti ultimamente. Guardandosi intorno nota alcuni alberi fra i quali spunta, maestoso, un colossale salice piangente che le riporta alla mente una storia didattica raccontatale dal padre molti anni prima. “Il salice piangente conduce un’esistenza triste a causa della sua immobilità; piange spesso poiché desidera conoscere il mondo ma è ancorato alla terra e alla propria deprimente quotidianità”. Da bambina, Nora voleva molto bene al padre e gli chiedeva sempre di raccontare storie sulla natura, non perché le amasse particolarmente ma perché sapeva quanto lui adorasse farlo. Avvicinandosi al malinconico gigante, la ragazza nota un groviglio di rami che pare assumere una strana forma, intrecciandosi proprio davanti ai suoi occhi. Da un grosso nodo centrale ecco due talee dipanarsi in direzioni opposte per poi ripiegarsi mestamente su sé stesse; alle estremità spuntano dei fiori, ormai putridi. Un sinistro utero le appare quindi d'innanzi, un organo secco – a tratti marcescente – ricoperto da insetti che vi camminano sopra e vi depositano centinaia di uova.


Superato il parco Nora si avvicina alla fermata dell’autobus e attende il numero 19, sempre quello; lo aveva aspettato per ore, forse giorni, durante gli anni dell’università. Salita sul mezzo, la ragazza si siede di fianco a un uomo bruno e magro, proprio come Carlo; il contatto fra la sua coscia e quella dello sconosciuto le trasmette una sensazione vagamente amara e le ricorda quel primo bacio, vicino le scale antincendio dell’ospedale. Il suo corpo era magro, flessuoso e asciutto, e la sua mano l’afferrava per i capelli. Aveva provato tante sensazioni in quel momento; si era sentita eccitata come mai nella vita, si era sentita triste poiché sapeva che non sarebbe durata, era infiammata, era a pezzi. Lei era tutto. Ed era anche consapevole che una parte della sua innocenza e fede in tutto ciò che è puro e magico la stesse abbandonando per sempre perché non si può amare così – senza difese, senza protezione - e uscirne indenni.


Arrivata all’ospedale Nora apre la porta principale e saluta l’impiegata, una donna boteriana che se ne sta appollaiata sulla sedia come un grasso uccello su di un cavo elettrico. Sale fino al quinto piano - reparto di Ostetricia e Ginecologia - e si siede in attesa. La leggera tachicardia torna a farsi sentire ma Nora è medico e sa che non c’è nulla da temere. Ripete alcune frasi, pronunciando le parole a bassa voce, scandendo le sillabe con cura e soffermandosi su ciascun fonema, come fosse un mantra, una nenia da salmodiare: "l’interruzione di gravidanza viene eseguita tramite un piccolo intervento chirurgico; si pratica in anestesia totale e non comporta particolari sofferenze per la paziente”.


Mentre attende la chiamata ricorda le parole di quella bizzarra cartomante, in spiaggia, undici anni prima. Con le sue eleganti dita sottili girava le carte appoggiandole al tavolo con estrema cura. “Vedo una storia importante, in futuro, con un Re di Spade. Eccolo qui. Un uomo più grande, porterà una divisa, o forse un camice. Sarà la storia giusta per te”.

C’era il vento, in spiaggia, quel giorno. 

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chiara.zanasi ha votato il racconto

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Pier Giuseppe Politi ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Roberto Ballardini ha votato il racconto

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Mi pareva di averlo già letto. Ancora bello e ben scrittoSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bello, amaro, forse necessario...Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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MalinconicoSegnala il commento

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Sbrasvez ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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di Lisa Ma

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