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Non-fiction

Un ragazzo sveglio e concreto

Pubblicato il 09/09/2020

Questo avevo bisogno di scriverlo, di getto. Ho riletto appena e pubblico. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente volontario.

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Io e mio fratello ci siamo iscritti insieme alla palestra di MMA, ci piaceva che era un posto senza finocchi né negri. Niente da dire che uno è finocchio o paki o negro o cinese denti storti, ma noi c’abbiamo il diritto di allenarci senza averceli attorno, o no? In più nel quartiere è pieno di questa gente, qualcuno lo abbiamo sistemato che si allargava troppo, ma poi gli altri che se lo facciano succhiare da chi vogliono, basta che non ci ammorbano a noi. A dire il vero in palestra un negro ci viene, ma lo teniamo solo perché una volta che si è affacciato un cioccolatino coi fazzoletti e gli accendini lo scuro nostro è andato a sbatterlo fuori gridando “sono quelli come te che fanno fare una figura di merda ai negri”. Lo abbbiamo tenuto ma lui è sempre inferiore, anche se è quasi grosso come noi.

Io e mio fratello siamo due macchine da guerra, anche se l’istruttore ci sfracella i marroni con la storia che le arti marziali sono nobili e che è una responsabilità avere le mani che possono uccidere e tutto il resto. A noi ci interessa per lo stadio e poi mio fratello ha aperto un negozio di frutta e verdura che se arriva il magrebone a fottergli i frutti dalle cassette si deve pure difendere, no? Come quel padre e figlio che il marocco gli ha fottuto i biscotti dal baracchino e l’hanno pettinato per bene. O Come Spada a Ostia, che al giornalista rompicazzo gli ha spaccato il naso con una capocciata. A noi ci sarebbe piaciuto allenarci da Spada, lui no che non rompe le palle con la disciplina e la responsabilità. Ma ci veniva scomodo, e poi se vuoi tenere quatto il quartiere è meglio allenarsi in una palestra sul posto così tutti sanno che non si scherza. Noi non rubiamo a nessuno e nessuno ci deve rubare a noi.

C’è che noi abbiamo messo su il fisico e ci rompe di usarlo solo per le fighe e non per un poco di azione, che quelli di casapound che adesso sono in politica e devono stare puliti ci fanno fare dei lavoretti nel quartiere: loro danno i pacchi alimentari per tenere lontani i pipparoli della azione cattolica e le zecche rosse, ma poi ci mandano noi a farli cagare addosso i negri, che non si pensino che sono persone vere.

C’è anche che mio fratello, che è più grosso di me, c’ha un problema che nessuno lo deve sapere e se sa che ve lo dico a voi mi stende, ma lui c’ha il cazzo piccolo. Cioè non piccolissimo, ma piccolo in proporzione, e questo lo fa diventare una bestia. In palestra quando fa la doccia nessuno lo guarda e nessuno dice bah perché lui li spacca, come quella zoccola che lui si doveva scopare e lei ha solo detto “dai che lo facciamo lavorare bene lo stesso” e aveva sorriso. Mio fratello le ha spaccato la mandibola e i denti così non sorride più né di lui né di nessuno. Io però non posso fare quello meno incazzato perché dobbiamo essere una coppia alla pari, così io sono ancora più incazzato di lui. E al sabato sera prendiamo le moto e giriamo, poi se ci dice bene troviamo da fare una rissa e da spaccare un po’ di culi.

E così stavamo iniziando un poco alla volta e montare su una cosa con un ragazzino che ci aveva guardati troppo ed è arrivato questo negretto con la faccia da bambi che ci ha detto a noi di lasciarlo stare. A noi. Non volevamo fare il lavoro completo, ma scrocchiava così bene che era un peccato fermarsi, anche perché avevamo altri due amici del quartiere e quando sei in quattro è perfetto, due calciano i fianchi, uno la testa e l’altro le ginocchia e le caviglie. E quello è rimasto là, ci guardava con gli occhi aperti ma non si muoveva più e noi siamo andati a bere in un posto più lontano.

Ci hanno presi alla notte, non so chi gli ha detto qualcosa ma adesso dicono gli avvocati che sono cazzi perché era un finto negro, nel senso che era scuro ma era italiano, per quanto possa esserlo un negro, e quindi sono cazzi. Dobbiamo dire che che noi eravamo arrivati per mandare via degli stronzi che lo menavano ma siamo arrivati tardi, o una cosa del genere, non so bene. Però un giornale importante ha detto che mio fratello era un ragazzo sveglio e concreto, e questo vorrrà dire qualcosa, o no?

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Racconti Edizioni ha votato il racconto

Scuola

Un racconto del genere sarà sempre divisivo, perché si pone l’obiettivo di descrivere le ragioni di un terribile fatto di cronaca, su cui ognuno ha le sue opinioni, tutte fragili, in tutti i sensi. Non c’è motivo per cui uno scrittore non dovrebbe farlo, anzi è encomiabile che si cerchi di raccontare un mondo che manca colpevolmente dal nostro immaginario anche perché la letteratura non ci è venuta abbastanza spesso in soccorso. Mettiamo però che il fatto di cronaca non ci sia noto. Il racconto divide una prima parte in cui veniamo a conoscenza del tipo di ambiente e di «ideologia» che frequentano gli assalitori; una seconda in cui si parla espressamente, ex abrupto, di un omicidio. Il passaggio, dal solo punto di vista narrativo, instaura un nesso di causa molto problematico. È semplificato. Emotivamente sono convinto che l’omicidio di cui si parla sia, drammaticamente, così semplificato e semplificabile. Ma mi domando se questo mio sentimento debba essere avallato da un racconto. Il compito sisifeo dello scrittore è quello di evitare di giudicare. Questo racconto ci riesce solo per metà, nonostante lasci parlare uno degli assalitori; perché la sua struttura fa comunque un’addizione: «questo» quindi «questo». Razzismo, fascismo, machismo: tutti elementi probabilmente aderenti alla realtà che però vengono selezionati e riportati su poche righe ricalcando, alla fine, un ridondante schema giornalistico – anche se interessanti dal punto di vista linguistico. Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Esordiente
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Violeta ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Sembra di toccare lo squallore Segnala il commento

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Andrea S. ha votato il racconto

Esordiente
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marcello luberti ha votato il racconto

Esordiente

c'è poco da dire, è cosìSegnala il commento

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Naoomi ha votato il racconto

Esordiente

Intelligente l’uso della grammatica volutamente sbagliata, capisci come l’ignoranza attacchi molteplici aspetti. Una denuncia che fa riflettere.Segnala il commento

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Laure h ha votato il racconto

Esordiente

Che male finire il racconto e pensare che è tutto vero. Che miseria umana. E ci sta, che tu l.abbia descritta cruda, precisa. Ci inchiodi alla responsabilità di far parte di una specie che che comprende anche esseri come questi. Che maleSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Amid Solo ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Ancora una volta è il linguaggio scelto che fa la differenza. In "Il compromesso" la protagonista è una donna ignorata e delusa, dimessa ma con tanta dignità, capace persino di amare un pollo poco "ruspante", egoista e meschino. Qui è il bullo tutto muscoli e senza l'ombra di un neurone nel cervello. Linguaggio crudo, offensivo, scurrile. Nienti valori, sensi di colpa, rimorsi. Niente di umano. E soprattutto, non un briciolo di dignità. Bravo Alberto. Sei riuscito a rappresentare perfettamente la miseria mentale, morale e spirituale della feccia psudo umana. La letteratura è un ottimo strumento per sensibilizzare gli animiSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Hai fatto bene a scriverne, hai sfogato la rabbia, il dolore e lo schifo. Sai cosa mi fa cascare le braccia di questa storia - dopo il dolore, l'incredulità, il dolore e l'incredulità-? Il fatto che si sia scritto che non era italiano MA era qua da tanti annii. Eccerto, fa la differenza. :( Grazie, Alberto.Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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di albertomineo

Esordiente