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Narrativa

Un solo uccello

Pubblicato il 10/02/2019

Nel chiasso di una taverna portuale, schegge di pensieri antichi.

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Faceva freddissimo. Lottando contro il vento riuscimmo ad arrivare alla taverna e ci sedemmo all'unico tavolino libero, togliendoci a fatica i pesanti cappotti nel poco spazio fra gli uomini seduti. Ordinammo da bere versai il primo giro.

C'era confusione, ma la voce di Malek, seduto vicino a noi, la sovrastava senza problemi. Era lì che come al solito parlava e parlava senza fermarsi, passando da un argomento all'altro, come un flusso d'acqua che cambia continuamente direzione seguendo piccole depressioni del terreno invisibili allo sguardo. Come una radio a cui si cambiasse continuamente canale, la sua chiacchiera si ramificava.

Dopo un po', guardai Ulysses, che beveva calmo il suo raki. Mi sorrise e scosse leggermente la testa. 'Ha un uccello solo', disse, strizzandomi l'occhio.

'Chi?' chiesi, un po' sorpreso. Seguivo l'effetto dell'alcool sui miei pensieri, calde volute che si srotolavano nel corpo e nel cervello, allentando le tensioni.

'Malek'.

'Perchè, sai di qualcuno che ne ha due?'

Annuì. 'Non sto parlando di quello fra le gambe'.

'Non mi pare il tipo che a casa tiene il canarino'.

'No'. A volte annuiva, dicendo no.

Malek arringava i quattro uomini seduti al suo tavolo e lo ascoltammo per un pò. Parlava di un politico locale, dicendo che aveva problemi con la moglie, una nota manipolatrice, poi passò a una cugina di quella donna, che conosceva quando era ragazzo e che ora viveva in America, attaccò a parlare di un film ambientato a New York che aveva visto l'anno prima, una storia di mafia, il cui attore principale era morto in un incidente aereo, come il portiere della squadra di calcio locale, la cui casa era stata messa in vendita, ma che era in realtà abbandonata per questioni di eredità... Era un flusso inarrestabile, gli altri ascoltavano mezzi inebetiti dal raki e dal sonno, cullati da quel continuo giro di argomenti di cui nessuno dei presenti intravedeva il senso.

'Ha un solo uccello ma quattro lingue', dissi io. 'E vanno ognuna per conto suo'.

'E' solo parecchio lunga'. Ulysses si stiracchiò e versò un altro giro.

'Allora che intendi?'

'Quando facevo il macchinista sulle navi una volta sono sbarcato in India, a Madras. Era un gran casino, gente dappertutto, ma a me piaceva, soprattutto il cibo. Ci ho passato qualche settimana. Mentre aspettavo un ingaggio ho conosciuto una donna. Al bordello si faceva chiamare Padma. E lei mi ha spiegato che ci sono persone con un solo uccello e altre con due'.

'Hai detto persone. Cioè, anche le donne?'

'Certo, tutti, uomini e donne. Disse che era una cosa scritta nei libri antichi, di quella religione che hanno lì, ora non mi ricordo bene, roba di migliaia di anni fa, molto prima della religione che abbiamo qui da noi. E insomma, lei diceva che le persone sono di due tipi: ci sono quelli che hanno un uccello, che mangia quello che trova, e ha sempre fame, e quelli che hanno due uccelli, uno mangia e l'altro guarda quello che mangia'.

Si fermò lasciando che l'idea si formasse nel mio cervello, che per la verità in quel momento non era al suo meglio. Comunque, intravidi la possibilità. Due uccelli, uno mangia, l'altro guarda.

'Mi segui?' Ulysses disse, accendendosi una sigaretta.

'Non lo so, non vedo che c'entra Malek'.

'Malek ha solo l'uccello che mangia'.

'E da cosa si vede?'

'Lei mi disse: tu hai due uccelli. Le ho chiesto: come lo sai? Ha risposto: non ti butti sul cibo, non parli a vanvera, sai aspettare quando fai l'amore'.

'In che lingua parlavate?'

'In inglese. Mi disse anche che il secondo uccello non c'è sempre, va e viene'.

'Quindi, lei diceva che se non parli a vanvera è segno che hai anche il secondo uccello'

'Già'.

'Anche lei aveva due uccelli'.

'Direi proprio di sì'.

'Ma se il secondo uccello non mangia mai, non muore di fame?'

'Eh, le ho chiesto anch'io la stessa cosa. Mi ha risposto che è un mistero, ma che il secondo uccello mangia quando si rinuncia a qualcosa. Mi ha detto: se vai al tempio e ti siedi a guardare le persone che portano offerte e le lasciano lì, stanno dando da mangiare al secondo uccello'.

'E quelli che al tempio non ci vanno?'

'Mi sono fatto l'idea che per ognuno è diverso'.

'L'hai più rivista?'

'Sono tornato a cercarla un anno dopo, ma non c'era più. Partita, nessuno sapeva dov'era andata'.

Malek ora stava parlando di motociclette russe, ma dopo poco, come se niente fosse, l'argomento era diventato il matrimonio di suo figlio. Mentre parlava continuava a mettersi in bocca qualsiasi cosa trovasse sul tavolo.

Ulysses mi guardava, con quel suo ghigno ironico.

Ci pensai un bel po', poi dissi: 'Se hai un solo uccello, che deve mangiare sempre, le cose le fai e basta, se ne hai due puoi scegliere. Se farle o non farle'.

'Bravo. Vedi che lo spieghi meglio di me'.

Quando ci siamo sentiti abbastanza caldi siamo tornati fuori, barcollando nel vento. Aspettai di girare un angolo, e ci trovammo almeno protetti dalle raffiche. Dissi: 'Allora il secondo uccello è il dubbio.' Ulysses mi guardò, alzò le spalle. Ci avviammo verso il quartiere.

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Soggetto interessante. Racconto un po' in sospeso, pretesto per una riflessione filosofica... funziona ma mi manca qualcosa...Segnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Siddharta diceva so pensare, so aspettare, so digiunareSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Interessante, anche per l'apparente "parità e dignità sessuale" fra uomo e donna che sembra suggerire, scrivine ancora.....Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Racconto da interpretare. Sono un po perplessa ma ci studierò, su questa faccenda del secondo uccello...Segnala il commento

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di rheya

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