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Erotico

Un tocco ripetuto

Pubblicato il 27/03/2021

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Un pervertito, questo sono.

“Cosa vuoi che faccia?”

Il ragazzo mi tiene il viso tra le mani, i polpastrelli come petali sulle tempie. Incalza.

“Come l’altra volta?”

Annuisco.

Di solito non mi rifaccio vivo. La mia perversione è farmi toccare da sconosciuti, dietro pagamento, e amo variare, di continuo. Scelgo uomini di tutte le età. Dove il più navigato offre un servizio più affidabile, l'inesperto ne guadagna in imprevedibilità. Uomini di ogni genere. Qualcuno sbrigativo e rude, altri affabili e comunicativi. Questa varietà costruisce una parte del piacere: chiunque essi siano, qualunque indole mostrino, seguono le mie istruzioni senza fiatare. Al mio completo servizio. Punto. Una transazione equa che lascia soddisfatte ambo le parti.

Funziona in maniera abbastanza semplice. All’inizio li osservo, da lontano, mentre lavorano su altri. Ne studio i movimenti, la gestualità. Valuto la soddisfazione del cliente. Li immagino adoperarsi su di me con la stessa dedizione. Questa fase dura a lungo, anche un mese se necessario: la mia non è una perversione a cui posso indulgere con frequenza. Ci sono tempi fisiologici da rispettare. Bisogna avere pazienza, qualità di cui non sono affatto privo. Così ne approfitto e scelgo con calma chi sarà a condurmi in una nuova esperienza sensoriale. Una volta presa la decisione passa ancora qualche giorno prima che io mi faccia avanti. Non prendo appuntamento, mi presento e basta, così da avere ancora la possibilità di non andare fino in fondo. Non è timidezza: godo dell’attesa.

Eppure, eccomi qui, tra le braccia dello stesso ragazzo, intente a legarmi un laccio intorno al collo. È tutta la settimana che cerco di distogliere la mente dai ricordi della scorsa sessione, ma l’eccitazione, lo stupore, la sensazione di essere rinato mi sono rimaste appiccicate addosso come succo di pesca colato sugli avambracci. Un marchio dolce e fastidioso. Mi sono buttato a capofitto nel lavoro, sono uscito tutte le sere, coi colleghi, con un paio di amici, in palestra. Ogni istante lottavo per non visitare il suo profilo online, e la sera tardi, rientrato a casa, non resistevo alla tentazione e facevo da me, una cosa veloce, solo una toccatina, ripensando a quello che aveva fatto lui, a come l’aveva fatto. La mia mano diventava la sua.

Non ha mostrato fretta, mentre si industriava su di me. Ha curato ogni dettaglio. Prima che iniziasse, avevo cominciato a sudare, seduto su questa stessa poltrona. Senza che gli dicessi nulla ha preso uno strappo di carta assorbente da un contenitore appoggiato sul ripiano e mi ha tamponato la fronte, le guance, il collo. Ho sentito la pressione sulla pelle, il tocco svelto eppure deciso, professionale. Succede tutte le volte che mi agito — sudare copiosamente dal volto. Soprattutto dalla fronte, e da lì grondano rivoli giù lungo il naso, nell’incavo al di sopra dello sterno, dietro la schiena. Il salto nel buio che implica l’affidarsi a sconosciuti, mi agita. E va a completare il piacere della mia perversione: l’abbondono completo. La resa della volontà. L’atto di fiducia.

Il ragazzo ha la pelle butterata e indossa una tuta in acetato. Non ha zigomi sporgenti, né uno sguardo intenso. Magro. È abbastanza vicino da sentirne l’odore. Non è profumo. Sapone, forse una crema idratante. Spiccica poche parole. Non ha fascino. È la delicatezza del tocco che mi ha conquistato. Per quel tocco non ho potuto trattenermi. Per quel tocco mi sono ripresentato dopo solo una settimana. Era sorpreso. Mi ha lanciato un’occhiata interrogativa – che poi magari non si ricorda neppure di me, probabilmente gli deve essere sembrata una faccia familiare, tutto qui, perché dovrei essere speciale? C’erano altri clienti prima di me, altri ne arriveranno dopo. Anzi, già ce ne sono in attesa, anche fuori, oltre la vetrina. Alcuni si sono stancati di spiare dall’esterno e sono entrati. Sono seduti dietro di me. Fremono. Sbuffano. Si torcono sulle sedie. Aspettano il loro turno. Aspettano di essere indicati. Aspettano il cenno che significa sono libero, tocca a te.

Fisso gli occhi dritto davanti a me. Il ragazzo guarda nella stessa direzione, mentre si sposta alle mie spalle, camminando all’indietro, un passo alla volta. Si curva leggermente, sovrastandomi, e mi forza a inclinare il capo in avanti, con dolcezza. Mi allungo, la pelle della nuca esposta, vulnerabile. Sento la costrizione intorno al collo, il sangue pompato a fatica. Forse il laccio è legato troppo stretto. Sto zitto e stringo i braccioli. Non abbiamo mai smesso di guardare avanti, attirati dallo stesso punto focale. I nostri sguardi si incrociano, oltre la superficie dello specchio. Sta per iniziare.

“Solo capelli o anche barba e sopracciglia?”

Zac.

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Valentina B ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Letto con piacere e curiosità, una sospensione che ruota e centrifuga in attesa della rivelazione. Benvenuto.Segnala il commento

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Claudio Spielrein ha votato il racconto

Esordiente
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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Interessante la breve biografia, che rispecchia l'esordio. Benvenuto in Typee.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Carino, forse si avverte troppo lo strappo tra l'immagine che vuoi dare all'inizio e quello che succede realmente! Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Erotico no, ma che sia una perversione è fuori dubbio. L'ho letto due volte, e devo dire che è costruito proprio bene. Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

Perversione con finale a sorpresa, che strappa un sorriso :) Bau! TiSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Più che erotico, lo definirei ossessivo/compulsivo: " l'eccitazione, lo stupore, la sensazione di essere rinato mi sono rimaste addosso come succo di pesca colato sugli avambracci" è forse il passaggio più coinvolgente ed erotico... insieme a "E va a completare il piacere della mia perversione: l'abbandono completo, l'atto di fiducia, la resa di volontà." , che però si connota più come affettivo.... e poi " facevo da me, una cosa veloce, solo una toccatina [...] la mia mano diventava la sua. ". E poi tutto scivola verso il finale, bello e inquietante, in cui "mi forza a inclinare il capo in avanti, con dolcezza. Mi allungo, la pelle della nuca esposta, vulnerabile. [...] Forse il laccio è è legato troppo stretto. [...] non abbiamo mai spesso di guardare avanti, attirati dallo stesso punto focale. I nostri sguardi si incrociano, oltre la superficie dello specchio. [...] solo capelli o anche barba e sopracciglia?. Zac.. E invece devo confessare che alla terza rilettura, ho capito, forse, la "sovrapposizione" dei temi: l'apparente "perversione" del farsi "toccare da altri" cui avevo dato una connotazione erotico/sessuale, è invece più sensoriale/voluttuosa, perché riferita alla rasatura, e/o al taglio di capelli, mentre io avevo scambiato quello "zac" finale per il taglio del collo, quasi a suggellare il climax eros/tanathos del racconto. Ma forse era questo, il vero "senso" del racconto, portarci cioè a confondere il due piani narrativi. Oppure no... !?Segnala il commento

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di Emme Bi

Esordiente
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