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Narrativa

Un Uomo Solo.2 [TW-Autolesionismo]

Pubblicato il 22/09/2022

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Il matrimonio però non venne. Benedetto dapprima non si accorse di lei, convinto di dover trovare cosa ci fosse di rotto in lui, come suo padre diceva. Continuava così ad aprire la pelle cercando ora di far uscire quel male. Tutto smise quando Benedetto era nel bagno della bottega, piegato nel lavello, e Mariapia entrò. La famiglia di Mariapia viveva nella casa al primo piano sopra il piccolo negozio di suo padre e spesso già stava in bottega, pur non lavorando il legno. Con l’arrivo di Benedetto, Mariapia ora viveva sempre più nella bottega e non molto al primo piano, nella sua stanza. Lei lo scoprì a lavare via con la saponetta il sangue. Gli prese il braccio e cominciò a chiamare suo padre perché ‘Benedetto si è tagliato col legno’. Benedetto le tappò la bocca con la mano pulita e la pregò, piangendo, di tacere, che il taglio se l’era fatto da solo e non sbagliando a lavorare. Lei lo guardò muta, trovando qualcosa di nuovo in lui. Solo un’altra volta nella loro vita insieme Benedetto vide quello sguardo: fu durante la fuitina insieme.

Fuggiti la primavera successiva, erano fuori da un ostello dopo che Benedetto affittò la camera. Mariapia aspettò sulla strada e quando Benedetto l’andò a recuperare lei stava ferma e muta, con gli occhi fissi a terra, su un enorme cane morto. Gli disse che era stato investito. Era il grosso cane da guardia della villa di fronte. Gli disse, mentre camminavano verso le camere dell’ostello, che il cane era ‘uscito dal cancello dirimpetto e ha seguito la macchina; si è fermata e l’uomo l’ha bastonato in testa’. Non aveva senso per Mariapia che un cane da guardia, forte e sicuro, che deve essere forte e sicuro per proteggere una casa, poteva essere ammazzato da un semplice bastone. Non le parve nella sua natura, non era nella natura del cane da guardia essere debole, e Mariapia mantenne lo sguardo confuso. Aveva trovato nel cane qualcosa che nel cane non doveva stare: la debolezza.

Benedetto smise definitivamente di tagliarsi quando i due tornarono tre giorni dopo essere fuggiti insieme. Aveva continuato di nascosto sulle caviglie.

Rimandò poi il matrimonio per anni, cercando di capire cosa Mariapia avesse trovato in lui che lei vide anche nel cane, ma non riusciva. Suo padre lo picchio con la cinta per aver rubato una ‘femmina di sedici anni’ ma il padre di Mariapia era contento perché Benedetto era ‘un bravo ragazzotto col mestiere’, adulto e tutto quanto. Nonostante questo i sposarono nove anni dopo, solo perché Mariapia era incinta. Benedetto aveva ventotto anni e non voleva sposarsi, perché non sapeva come farlo. Quei nove anni li aveva passati ad osservare le cicatrici sui gomiti, a pensare se fosse un uomo forte o se fosse come quel cane, non forte abbastanza da proteggere una sua famiglia; li spese a lavorare col padre di Mariapia e a convincerla di smettere di fumare.

Mariapia decise che Raffaele sarebbe andato a scuola. Benedetto avrebbe voluto che suo figlio lavorasse con lui e con suo nonno in bottega ma non aveva realizzato ancora, quando il bambino nacque, che non sarebbe nato già adulto, ma bambino. Così Raffaele andò a scuola, lui e Mariapia vissero in affitto e Benedetto continuò a lavorare in bottega con suo suocero.

I trent’anni successivi privarono Benedetto di tutto. Prima a morire fu sua madre, di cancro al seno, poco dopo aver conosciuto suo nipote, poi sua moglie, per un cancro ai polmoni e infine suo suocero con sua moglie, insieme in un incidente d’auto. L’uomo era anziano ma si ostinava a guidare ancora. Raffaele concluse il liceo poco dopo e andò via in università, da solo. Il ragazzo perse sua madre nel pieno del liceo, ma Benedetto doveva lavorare, doveva, perché non avevano una casa loro e serviva l’affitto e Mariapia non lavorava. Benedetto doveva proteggere il poco che aveva col lavoro, dimostrare di essere forte nell’unico modo che sapeva. Nella casa dei suoi genitori viveva ancora suo padre, che ad ottant’anni non voleva uscirne ne morire. Dopo che Raffaele partì, il padre di Benedetto morì. Libero, smise di lavorare dopo alcuni anni e vendette la casa per comprare un minuscolo appartamento di fronte al mare.

Solo, a sessant’anni, incontrò altri come lui, soli e pronti ad essere anziani, che insieme sedevano a fissare il mare in estate o a passeggiare in inverno. Benedetto non sapeva dove fosse suo figlio, smise di chiedersi perché era stato così debole da ragazzo, non gli importava più come le sue indecisioni avevano indirizzato la sua vita

Alcuni anni dopo Raffaele tornò da suo padre. Gli disse che dopo essersi laureato, ora insegnava matematica in un liceo e che presto si sarebbe sposato. Benedetto lo benedì, era felice per lui, ma non volle partecipare perché senza sua madre ‘non sono uomo davvero’. Raffaele andò via e nel frattempo tutti gli amici di Benedetto lo abbandonarono.


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