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Narrativa

Un Uomo Solo.1 [TW-Autolesionismo]

Pubblicato il 21/09/2022

Questa storia descrive a fondo una vicenda di autolesionismo, se si è sensibili a questo argomento è bene, a mio avviso, evitare di leggere.

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Da ragazzino, quando Benedetto non riusciva a vedere i colori, era solito svitare il rasoio a vite di suo padre per tagliarsi la pelle sui gomiti con la lama. La prima volta capitò quasi per caso. Non appena tornato a casa dalla bottega lasciò lo zaino nell’ingresso e andò a lavarsi le mani e la faccia. Aprì la cabina vetrata accanto allo specchio e, ancora con la saponetta nella mano sinistra, sfilò dal pacchetto la lama. Benedetto era mancino, strofinò il gomito pieno di schegge fino a far schiumare il sapone e strisciò il ferro in verticale, verso l’alto, dall’osso verso il polso. Poi passò di nuovo la saponetta. Non fu totalmente un caso, perché quando Benedetto smise alcuni anni dopo, ripensandoci, capì che l’idea di scollare due lati di pelle per respirare con la carne era un’idea che allevava da tempo. Lo capì, che non fu un atto spontaneo, perché ricordò che conosceva già la sensazione della lama nella pelle—non era raro in falegnameria ferirsi—ma ogni volta che accadeva, da quando lavorava dal bottegaio, non sentiva quell’ira patetica che provava da bambino quando si sbucciava le ginocchia. No, quando si tagliava in falegnameria sentiva semplicemente sollievo, come se la lama avesse giustamente tagliato una sostanza soffice che era fragile appunto per essere ferita. La prima volta che si taglio per caso in falegnameria, sua madre corse dal bottegaio e lo rimproverò di ‘fare attenzione alla creatura’ che si era squarciato il palmo. Il bottegaio, quando la madre andò via, picchiò Benedetto perché era Benedetto a non saper imparare il mestiere. Il bottegaio prese a picchiare Benedetto, perché Benedetto non imparava mai: le tavole troppo pesanti, gli strumenti troppo affilati, il disfattismo quando sbagliava ad incidere, Benedetto non parlava mai, ne di lavoro ne di femmine. E tra insulti e scappellotti, Benedetto rimaneva una persona debole.

Quando Benedetto smise alcuni anni dopo, da adulto, ripensandoci, non ricordava più cosa accadde quel giorno per condurlo ad iniziare l’abitudine. Benedetto non ricordava neanche come fosse diventata una abitudine. Si sforzava di ricordare la seconda volta, o la terza o come quei sette anni fossero trascorsi senza che fosse riuscito a dissanguarsi, ma non riusciva. Ognuna di quelle volte si erano accavallate le une alle altre creando una immagine unica nella sua mente dell’atto di scorrere la lama sulla pelle. Ora trovava cicatrici su polsi, gomiti, caviglie, ginocchia e spalle ma mai riusciva a rivedere nella mente quando esattamente aveva inciso il tallone. Tutto si risolveva in due dita che reggevano una lama forata, strisciandola sulla pelle. Da adulto spesso aveva desiderato poter rivedere come su una pellicola anche solo un fotogramma di ognuno di quei giorni che in bagno, a casa o in bottega o a casa della sua ragazza, si era ferito. Non ricordandoli, li ricordava come giorni perduti, rimossi dalla mente purché eternamente sulla sua pelle.

Nonostante tutto ricordava che non appena ebbe iniziato a cambiare la direzione dei tagli, incontrò Mariapia. Perse il lavoro in falegnameria perché il bottegaio, ammalatosi di tifo, morì senza lasciargli niente. La bottega la presero i suoi figli, e poiché i tempi cambiarono in fretta dopo la guerra, la vendettero e si trasferirono altrove. Solo conoscendo il mestiere Benedetto poté trovare lavoro l’inverno successivo in un’altra bottega e con questo, Mariapia. Benedetto rimaneva quello che era stato da bambino, un leggero ragazzo silenzioso, ignaro del suo vero posto. Dopo aver visto per la prima volta Mariapia, non ci furono dubbi e per la primavera i due già fuggirono insieme senza consenso dei genitori, sigillando il matrimonio. Mariapia se ne innamorò subito e gli disse, tempo dopo, proprio perché non era come nessun uomo che lei aveva mai visto, eppure non sapeva perché fosse diverso.


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ernesto b. ha votato il racconto

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davvero notevole.Segnala il commento

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Helenas ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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sinapsineuronica ha votato il racconto

Esordiente

Non l'ho letto perché sono sensibile a questo argomento. Poi ho pensato: e se è un capolavoro? Allora ho letto le prime dieci righe e ho constatato che è molto buono ma non arriva ad essere un capolavoro. Perciò non continuo. Poi mi sono detto e se il resto è un capolavoro? Allora ne ho letto altre dieci righe e ho constatato che è molto buono ma non arriva ad essere un capolavoro. Perciò non continuo. Poi mi sono detto: e se il resto è un capolavoro? Allora ne ho letto altre dieci righe e ho constatato che è molto buono ma non arriva ad essere un capolavoro. Perciò non continuo. Poi mi sono detto: e se il resto è un capolavoro? Allora ne ho letto altre dieci righe e ho costatato che è molto buono ma non arriva ad essere un capolavoro. Perciò non lo leggo. MI DISPIACE MA SONO SENSIBILE A QUESTO ARGOMENTO. E NON LO LEGGO. Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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di Santo

Esordiente
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