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Narrativa

Una cosa bella

Pubblicato il 22/05/2020

Una coppia anziana che passeggia, un uomo che li osserva, le mille sfumature immaginarie di un amore che forse non è tale.

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Li notò poco prima di rientrare, al termine di una lunga camminata, fermi al semaforo rosso. Una coppia anziana, poco appariscente, che lui stesso avrebbe ignorato se non per un gesto, allo scattare del verde: la mano di lei che si alza e si posa sulla schiena di lui.

In quel tocco delicato l’osservatore intravede la tenerezza di un lungo rapporto, forse di tutta una vita, l’automatismo con cui, senza bisogno di parole (lui nemmeno si volta) i loro corpi si uniscono e dicono “eccomi, io ci sono per te come tu per me”.

Nella vita dell’osservatore quell’amore non c’è, già da tempo la sua ultima relazione è stata troncata da un torrente di parole dure che l’hanno lasciato solo, in un silenzio che è ben diverso da quello della coppia che avanza, curva lei, zoppicante lui. Invidia la loro coesione, e seguendoli da lontano continua a osservarli.

Nota una lieve distanza, il modo in cui, pure nella zoppia, lui le stia sempre avanti d’un mezzo passo. Comincia a immaginare quella mano non come un tenero contatto, ma un disperato appiglio: all’avvicinarsi della morte lei è timorosa, cerca conforto, e tende verso il corpo di lui una mano che, ignorata, non può far altro che tentare d’avvinghiarsi. “Non lasciarmi indietro”, recita quel gesto, e laddove era tenerezza ora s’insinua la disperazione. Lui non l’ama, forse mai l’ha amata: durante una vita intera l’ha sopportata, tradendola quando poteva, relegandola a misera comparsa.

Una ragazza arriva di corsa di fronte a loro, sudata e splendente nella sua tenuta da jogging. L’estate è alle porte, si mostrano le curve, ma nella coppia nessuno dei due fa cenno di notarla: rigido nella sua postura l’uomo anziano tiene la testa immobile, con lo sguardo dritto di fronte a sé. Forse ho sbagliato, pensa l’osservatore, non è una mano quella di lei ma un artiglio: la sua posa non è quella sfacciata di un libertino prevaricante, ma quella timorosa di un uomo sottomesso, incapace di alzare lo sguardo verso altre donne che non la gelosa, vendicativa consorte che da dietro lo osserva, lo giudica, pronta a coglierlo in fallo.

L’osservatore continua a rimuginare, tendendo l’orecchio in cerca parole che confermino una o l’altra delle sue teorie, ma il silenzio nella coppia resiste. Arrivati ad un cancello arrugginito, aperto su una casa antiquata, li osserva entrare lentamente, immaginandoli nel loro alveo domestico ancora privi di loquacità, logorati dagli anni passati insieme e senza ormai più niente da dirsi. Non è il carattere dell’una o dell’altra ad averli allontanati, è semplicemente la vita: per troppo tempo hanno rimandato l’addio, ed ora non gli resta che accontentarsi di non morire soli.

L’osservatore avanza, meditabondo, illuminato dagli ultimi raggi del sole calante. Non gli sovviene in mente che a volte le parole non servono, che i gesti possano essere semplici e senza troppi significati reconditi. Ha cercato invano con chiunque di descriversi, di descrivere, dimenticandosi di essere, e in tutto ciò che lo attornia immagina più di quel che c’è per compensare un vuoto interiore, per svuotare anche il mondo intero.

Arrivato a casa si sveste, entra nella doccia, lava via la stanchezza ma non gli riesce di allontanare i pensieri. Col solo accappatoio indosso va alla finestra, guarda il mondo di fuori, si sente perso: il sole è ormai tramontato, il buio avanza, la sfiducia l’ha corrotto ed ha avvelenato una cosa bella.

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Commenti degli utenti

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esteban espiga ha votato il racconto

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l'osservatore ci impedisce di osservare con calma ciò che avviene. si frappone tra noi e la coppia e indossa un cappello troppo ampio. non solo, prova a voce bassa le parti del suo racconto. fossimo al cinema gli batterei sulla spalla chiedendogli di smetterla: "non è necessario, sa?"Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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D'accordo con Ondina. Troppo forte l'intervento dell'osservatore: il soggetto parlava da solo.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

Mi piace l’idea di mettere la lente d’ingrandimento su quel che rimane in una coppia di anziani arrivato al traguardo ... ma le storie sono tante e l’osservatore potrebbe sbagliarsi o cadere in degli stereotipi. Perché non mettere in scena i due anziani con il loro vissuto i loro caratteri e il loro personale modo di essere invecchiati che sia come individui che come coppia? Segnala il commento

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di Ficky

Esordiente