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Narrativa

UNA DOMENICA IN FAMIGLIA

Pubblicato il 12/03/2020

Padre Il maschio di qualunque animale che ha figliuoli [Latino: pater].

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Due domeniche fa siamo andati al mare, in albergo.

E’ stato strano, perché abbiamo pianto tutti.

Questa cosa del mare l’aveva pensata la zia Lucia, che è la sorella di papà, e voleva organizzare una sorpresa al papà per il suo compleanno dei cinquant’anni.

A me sembra che papà non è così tanto vecchio, anzi, è bellissimo, lui.

La zia Lucia aveva organizzato tutto, anche l’albergo molto bello, con la piscina, e poi alla sera anche un ristorante elegante.

La zia Lucia, prima di partire mi aveva detto di preparare un regalo per il papà. E però io non sapevo cosa fare e non ho avuto il coraggio di chiedere alla mamma, che lei si arrabbia quando parlo di papà dopo che non abita più con noi, e allora ho fatto un disegno.

Quando siamo andati al ristorante elegante, la zia Lucia è venuta con una valigia con le ruote, che il papà ha chiesto, cosa ti porti sta roba al ristorante, ma sei fuori? E la zia Lucia, gli ha detto di farsi i fatti suoi. Mi è sembrato che la zia era arrabbiata, ma poi le ho chiesto nell’orecchio se aveva portato anche il mio regalo nella valigia e lei ha detto sì. E non era più arrabbiata.

Il ristorante che la zia Lucia aveva scelto era proprio tanto elegante e anch’io, perché la zia aveva portato tante mollette colorate e io ho voluto metterle tutte, proprio tutte, e non dovevo più fare la coda con l’elastico, perché i capelli stavano su da soli. E alla fine mi ha detto che così ero proprio bella.

Però quando papà mi ha vista ha detto che sembravo un pagliaccio, ma poi la zia gli dato una pacca e gli ha detto, ma non vedi che è bellissima? E mi ha fatto l’occhiolino.

Nel ristorante, appena si entra, c’era anche una vasca rotonda con i pesci colorati e le luci dentro.

Ai ristoranti eleganti si mangia nei piatti grandi con dentro delle cose piccole ma tutte decorate e buonissime. Non si mangia mai la bistecca e neanche il minestrone, meno male.

Quando è arrivata la torta, la zia ha iniziato a cantare tanti auguri a te. E anch’io ho cantato ma poi papà mi ha detto di smetterla, che urlavo troppo. E poi la zia è andata a prendere la valigia.

Ha tirato fuori per primo il mio regalo e papà mi ha dato un bacino, e mi ha detto grazie tesoro. Poi la zia ha tirato fuori dalla valigia l’altro regalo di papà, che era un tappeto tutto colorato, anche se a me sembrava vecchio. A papà i tappeti piacciono tantissimo e ha anche tanti libri, tutti che parlano di tappeti. E infatti, quando papà l’ha visto è rimasto un po’ a guardarlo, lo toccava piano piano, come se doveva addormentarsi, quel tappeto. Papà tocca così la mia fronte quando mi devo addormentare.

E papà ha detto, ma siete matti, quanto avete speso? E come hai fatto? E, allora, la zia gli ha parlato di Enzo, che è un amico di papà e che è stato Enzo a comprare quel tappeto. Ma poi soldi a Enzo glieli hanno dati la zia e il nonno, questo io lo so.

Allora papà ha guardato la zia e ha fatto una cosa che non ha mai fatto. Si è messo a piangere. Piangeva proprio, prima col mento, poi con le lacrime vere.

E anche alla zia veniva un po’ da piangere, io l’ho capito, che allora mi sono alzata e l’ho abbracciata. Poi volevo abbracciare anche papà, ma lui stava guardando il telefonino e faceva un numero e poi ha detto, Enzo? sai perché ti chiamo vero? Hai fatto un miracolo.

La zia, allora, ha guardato il nonno, perché anche lui si era messo a piangere, però lui piange spesso.

Poi il papà è andato via a parlare al telefonino.

Per un po’ abbiamo aspettato che papà tornava. Ma lui rimaneva a telefonare.

La zia è andata a chiamarlo e lui ha fatto segno col braccio che arrivava. Io volevo andare a vedere i pesci. Ma la zia Lucia allora, mi ha detto di non muovermi, che dovevamo aspettare papà. Io però mi ero stufata e allora ho messo un dito nella panna, ma la zia si è arrabbiata e mi ha dato una sberla e allora sono scappata a vedere lo stesso i pesci. E quando ero lì, siccome ero arrabbiata e anche triste, ho tolto tutte le mollette e le ho buttate ai pesci. I capelli sono scesi tutti. Sono diventata brutta. Dopo un po’ la zia è venuta anche lei dai pesci e mi ha detto, cosa hai fatto? Le tue mollette… ti piacevano tanto. Lo sai che non si possono più prendere adesso? E allora mi sono messa a piangere perché ero diventata brutta coi capelli giù, lo dice sempre anche papà. Allora la zia mi ha pettinato con la solita coda, che lei aveva un elastico nella borsa. Poi la zia mi ha detto che andava tutto bene e che adesso mangiavamo la torta. Ma senza papà? ho chiesto io. E la zia ha fatto sì, ma solo con la testa, e a me mi è venuto ancora da piangere.

La torta era buonissima con la panna e le fragole. Papà ha mangiato la torta dopo, tanto tempo dopo, quando è tornato. Ma noi avevamo già finito. Papà non mi ha detto niente che non avevo più le mollette ma la coda.

Il giorno dopo, anche se c’era il sole, la zia ha voluto partire subito, per il traffico.

Io credo che la prossima volta che c’è il compleanno di papà, stiamo a casa.  

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Commenti degli utenti

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
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di solito i racconti con voce di bambini sembrano scemi, e i bambini non lo sono. tu riesci a mantenere freschezza e commozione con stile.Segnala il commento

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annalisaesse ha votato il racconto

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giuzz ha votato il racconto

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meraviglioso! Sembra una scena di un film di Virzì. Brava!Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Ales ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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di Paola Taboga

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