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Romance

Una lettera

Pubblicato il 08/09/2017

Cosa scriverebbe, oggi, una eroina mitologica al suo amato?

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Siediti. Metti in sottofondo “It never entered my mind” nella versione di Miles Davis.

Ora leggimi. Ascoltami.

Caro Perseo,

come stai? È da un po’ di tempo che non ci vediamo. Tra qualche giorno ci rincontreremo e al solo pensiero non so se sono felice o terrorizzata. Che poi questo binomio mi accompagna da quando ti conosco: è come se mi avesse investito una valanga ma resto sempre col sorriso stampato sulla faccia. È normale, questa cosa? Più ci penso e più mi convinco che non c’è nulla di logico in tutto questo, io che mi sforzo tanto di allineare le cose e far tornare i conti sempre. Scrivo molto, di continuo, perchè così riesco a sublimare emozioni e pensieri: una cosa come questa non mi era mai capitata. Non so bene cosa sto cercando, so solo che i miei pensieri sono riempiti un po’ troppo da te da troppo tempo, so che se ci sei anche tu nella stessa stanza le mani mi tremano, so capire al volo che sei da qualche parte perchè sento il tuo profumo. So che vorrei dirti tante e tante cose: quindi tutto quello che ho in mente ora lo scrivo, me lo ripeto per bene. Qualche volta me lo dico anche ad alta voce davanti allo specchio. Invece poi, quando ti vedo, il mio coraggio scompare. E dimentico tutte quelle parole - belle parole - curate e pettinate che avevo in mente. Perchè tu, tu mi turbi.

Mi turbi perchè mi metti in discussione, continuamente.

Mi turbi perchè mi trovo ad affrontare una situazione che non avrei mai pensato di vivere, che ho sempre ritenuto lontana e aliena dal mio modo di essere.

Mi turbi perchè sembra che mi conosci da sempre, perchè ogni cosa che dici su di me è esatta, vera, reale.

Mi turbi perchè sfiori corde dei miei pensieri che non credevo neanche di avere.

Mi turbi perchè tutto mi sembra completamente sbagliato, e perfettamente bello.

Mi turbi quando mi guardi, quando mi telefoni, quando mi parli, quando pronunci il mio nome, e io non riesco a pronunciare il tuo.

Mi turbi perchè ho intuito tutto dal primo istante anche se non volevo ammetterlo con me stessa.

Mi turbi quando mi ritrovo a pensare a te nel bel mezzo del mio quotidiano e rimango sospesa a mezz’aria e sorrido e non so nemmeno perchè sto sorridendo. Eppure mi piace quando mi sento turbata: mi piace essere turbata da te.

E non ne vuoi proprio sapere di uscire dalla mia testa, dai miei pensieri. Stai lì, non vai via, hai nidificato. Alcuni giorni è più facile sostenere questa tua costante presenza, altre volte è difficile e non ce la faccio: così mi inietto musica nelle orecchie oppure leggo, o inizio a far qualcosa e il desiderio di te si placa un po’ ma non passa.

Non passa.

Non va via.

Mi fa compagnia ormai.

In testa ho tanti perchè che non hanno risposta, tante domande che vorrei farti ma so già che non avrò l’audacia nè la forza. Tuttavia io, io che ho questo coraggio di cristallo che non riesce ad esprimerti tutto quello che sento, io che riesco però a sostenere l’intensità del tuo sguardo, dei tuoi occhi – dei tuoi bellissimi occhi - io non so dove ho pescato questo atteggiamento negli ultimi mesi: in un altro tempo della mia vita sarei fuggita da te a gambe levate. Oggi invece no.

Perchè?

Perchè forse (forse) mi sono innamorata di te. Contro ogni ragione, razionalità, buon senso. Lottando contro questa cosa che mi sembrava e mi sembra assurda. Ma più forte della paura e della ragione che mi mordono alle calcagna come un mastino da guardia, è la suggestione sottile e impalpabile come la tela di un ragno che forse (forse) anche io, per qualche minuto, sto nei tuoi pensieri. E magari mi aspetti. Anche se non so con certezza che effetto io ti faccio. Certo ti incuriosisco, desto la tua attenzione. Altrimenti non avresti accettato di prendere un caffè con me. Altrimenti non mi stringeresti le spalle, le mani e il fianco per quei 3 secondi in più del normale. Altrimenti non mi tireresti i libri in testa come fai sempre.

Lo vedi l’effetto che mi fai? Anche adesso, mentre ti scrivo, le mie mani tremano, persino le mie braccia. Basta solo il pensiero di te. O una tua telefonata, o sapere che sto per vederti. Basta soltanto il tuo sguardo. Quasi una questione chimica, che parte dall’olfatto: sono sufficienti un paio di note della tua colonia (ma cosa è poi questo diavolo di profumo che indossi?) per entrare in circolo nel cervello. Cervello che aziona i nervi, che vanno in tensione: sulle braccia, che iniziano a sussultare; sulle mani, che iniziano a tremare; sulle gambe, che iniziano a fremere. E tutto sveglia il muscolo cardiaco che inizia a pompare sangue come se non lo avesse mai fatto. Ci galleggio, in mezzo a questo incanto che fatico a tenere nascosto quando siamo insieme. Mi riesce allora più semplice restare in silenzio, osservandoti e notare che anche tu mi stai osservando e sorridi, con gli occhi illuminati. E lì non capisco più nulla. Non mi ero mai sentita così. È una felicità senza logica che galleggia con me, che mi rende migliore di quanto non fossi già.

Sei una suggestione. Una bellissima suggestione. E non so se ho più voglia o paura che diventi qualcosa di meno etereo.

Forse è più la voglia però.

Ti aspetto.

Andromeda

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Sara Mazzini ha votato il racconto

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di Antonella Di Fonso

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