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Non-fiction

Una lezione contro l'assuefazione

Pubblicato il 26/01/2022

Il prof racconta, gli studenti ascoltano: e tu, come ti saresti comportato?

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«Sono rimasta senza benzina, mi dai qualcosa di soldi?» chiese la ragazza con gli occhi angosciati.

La grandine sbatteva sull’auto, il vento sferzava l’ombrello della giovane disperata.

Io, seduto e protetto nella macchina in sosta, lei per strada sotto i colpi della tempesta.

Bussava al finestrino in attesa di un segnale di umanità.

Oltre il vetro, cercai di mettere a fuoco il viso della donna.

Chiusa in un giubbotto con la pelliccia eschimese, resisteva alle folate di vento che, come frustate, colpivano prima l’ombrello oramai distrutto e poi lei.

Eravamo distanti pochi centimetri, ci separava solo il vetro bagnato dell’auto.

Io al riparo, lei sotto la pioggia incessante.

Non riuscivo nemmeno a vedere i suoi occhi.

Percepivo solo un sorriso triste.

«Devo arrivare alla stazione, ho lo scooter senza benzina, mi puoi dare qualcosa di soldi? Ti lascio il mio numero di cellulare» continuò la ragazza sotto i colpi della grandine.

Non capivo se la richiesta era una vera emergenza oppure una tecnica per spillare degli spiccioli all’ingenuo di turno.

Così, mentre riflettevo, d'istinto abbassai il finestrino e le passai cinque euro.

Un nonnulla oppure una cifra enorme, dipende dai punti di vista.

Quella volta, vinse la fiducia.

«Grazie, lo vuoi il mio numero?» sussurrò la ragazza sotto la tempesta.

«No no figurati» replicai incapace di decifrare la vera gravità della situazione.

La giovane prese la banconota, sorrise ed un istante dopo sparì, spinta da una raffica di vento – insieme al suo ombrello malconcio.

Rialzai il finestrino dell’auto.

Azionai i tergicristalli per cancellare la pioggia dal parabrezza e i dubbi.

Non feci chiarezza, continuai a percepire quel sentimento indefinibile tra truffa e solidarietà.

Avviai il motore e partii, insieme alle mie incertezze.


«Ecco, ragazzi questo è l'argomento di oggi».

Il professore conclude il breve racconto ad una classe stranamente silenziosa.

Loro, giovani studenti, puledri impazziti impossibile da tenere inchiodati al banco, stavolta sono interdetti.
Il professore li mette spalle al muro, devono decidere da che parte stare: ammettere di essere assuefatti alla disperazione altrui? Considerare normale non aiutare il prossimo? Oppure, con l'alibi di non poter aiutare tutti, non aiutiamo nessuno?

Il professore incalza: «allora ragazzi, voi come vi sareste comportati?»

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

L’idea del professore di proporre ai ragazzi la sua esperienza come spunto di riflessione è utile al racconto, lo completa. Tuttavia, in qualunque modo ci si comporti in situazioni del genere, i dubbi restano. PiaciutoSegnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore
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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

Io avrei lasciato solo il racconto che di per sé è scritto bene. Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Intanto bentornato e con un racconto che ci mette in una situazione critica. La domanda finale è rivolta a tutti ovviamente, ma la risposta è difficile: i dubbi, le dinamiche, gli incontri sono tutte da valutare, perché entrano in ballo infinità di questioni insieme alla volontà di dare un aiuto: paure, preconcetti, dubbi, coinvolgimento e anche la nostra fragilità inadeguatezza e ignoranza. Nel senso che ignoriamo la vera realtà della strada e quella finta. Personalmente cerco di dare qualcosa quando sono - ammetto - in una situazione che non mi faccia ‘sentire in pericolo’. E qui potremmo aprire altri temi sui preconcetti, gli stereotipi, i luoghi comuni e le proprie fragilità le priorità ecc ecc … Grazie della riflessione. PiaciutoSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Alessandro D. Massa Larsen ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

riflessione attualissima. a me è capitato… Segnala il commento

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Frato ha votato il racconto

Esordiente

Bello e capace di far riflettere. Ciao, Roberto.Segnala il commento

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Franco Battaglia ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Silvia e Adriana sulla pacatezza del racconto. Io no. Ti dico che non ho niente e neanche abbasso il finestrino, anzi, metto la sicura e se posso mi sposto anche. Troppa diffidenza, troppa paura, e troppa brutta gente. Ma non è un discorso sull'assuefazione, quella ormai la forgiamo al TG all'ora di cena mentre raccontano dell'ennesimo naufragio di migranti. I barboni per strada neanche li vediamo, e i poveracci scalzi al semaforo (a Roma pieno), pensiamo spesso siano una trovata degli zingari che regolano il mercato delle elemosine. Preferisco comunque il racconto, alla chiosa in classe.Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Il dilemma del tempo in cui viviamo. La nostra lontananza dal concreto nonostante il numero sempre più elevato di dispositivi atti alla nostra conoscenza... Io ci casco sempre: ovvio dando una cifra pari a quello che definisco come minimo sindacale... gli spiccioli... Come sempre solletichi. Complimenti!Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Che piacere ritrovarti, Mario! Mi piace questo testo breve, ben scritto, pacato. Mi piace anche il quesito che solleva, niente affatto banale. Sono d'accordo con Franco: la domanda della ragazza ci sta, apre nella realtà e nella lettura a possibilità diverse, che possono essere tutte utilizzate nella risposta al professore. E possono essere tutte accolte: alla fine si tratta di personalità, cultura, sensibilità, posizione socioeconomica, senso di solidarietà ecc. Per l'insegnante un ottimo punto di partenza per una discussione multidisciplinare.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

E invece, quel "vuoi il mio numero?" ci sta proprio, nell'economia narrativa del racconto, perché è credibile, e (di)mostra lo "stato" della ragazza, la sua disperazione, oltre a funzionare bene, alzando il "climax", a prescindere da qualunque altra valutazione, a proposito della sua "effettiva" necessità del momento. Le possibili "risposte" alle domande del professore, sono tutte "pertinenti" e "probabili" in misura molto simile, e ci danno la misura della "differenza" del "coinvolgimento" che ognuno di noi avrebbe potuto immaginare. Dico "immaginare", perché per saperlo veramente, bisognerebbe trovarcisi, in una situazione del genere. Ma la scrittura e la lettura servono anche a questo, perché ci "forzano" a porci delle domande - e a formulare delle risposte- che altrimenti rimarrebbero "inevase", in entrambi I sensi. Ed è proprio questo, a mio avviso, il "senso" del racconto. Segnala il commento

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Signor Fabiani ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Quel "vuoi il mio numero?" stona parecchio, ma proprio tanto, per diversi motivi, che se vuoi ti posso pure elencare uno a uno. Che poi a qualcuno la cosa piaccia, come semplice gusto personale, nulla toglie all'oggettivo errore di fondo. Quel "vuoi il mio numero?" è tecnicamente sbagliato, e non lo si nobilita tirando fuori a sproposito parole come "climax", dato che non siamo ancora nel "climax" della storia; a prescindere che sia vero o meno (sul punto ti suggerisco questa lettura: https://www.typee.it/stories/giochiamo-cinquanta-sfumature-di-grigio, che a te ad altri potrebbe chiarirti molte cose su credibilità, verosimiglianza e concetti affini) è totalmente irrilevante nell'economia della storia; se lo togli, il messaggio principale rimane, e allora meglio toglierlo, perché è un elemento che distrae e pure parecchio. Anche perché - solo per dirne una - la domanda finale ("come vi sareste comportati") come si deve intendere? Le avreste dato il denaro? Le avreste dato il denaro e vi saresti presi il numero? (ma a quale fine, poi?). E poi, a dirla tutta, ci sarebbe una terza opzione: illudersi di essere stati solidali, al modico prezzo di 5 euro. Vale a dire: "Ammettere di essere assuefatti alla disperazione altrui? Considerare normale non aiutare il prossimo? Oppure, con l'alibi di non poter aiutare tutti, non aiutiamo nessuno? Oppure illudersi di aver davvero aiutato qualcuno, solo perché si sono dati 5 euro a una povera disgraziata?"Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Umanità: questa è la tua preziosa prerogativa. Usare "persino" la scrittura come mezzo per risvegliare le coscienze. Lo stile pacato ed efficace di chi conosce il potere delle parole, e sa come usarle per nobilitare anche i più semplici gesti, strappare l'anima dall'assuefazione al dolore, proprio o degli altri. Bentornato Mario. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

argomento serio e domanda finale altrettanto seria. E attuale, sempre, quando si vive in una società composta di individui sulle cui spalle spesso si caricano pesi insopportabili. Segnala il commento

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di mariomonfrecola

Esordiente
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