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Noir

Una notte

Pubblicato il 15/06/2018

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Niente. Non dormivo. Era passato solo un anno e non riuscivo a dimenticare. Non potevo dimenticare. Mi alzo. Esco. Sono appena passate le 23. Insolito, non è da me. Ma quella non era una notte qualsiasi e io non riuscivo ad essere sereno.

Senza pensarci troppo sono fuori. Percorro le stradine buie della mia città quasi senza meta. Mento. Inconsciamente mi stavo dirigendo verso l’unico posto che poteva aiutarmi. Mi rilassa sempre. La splendida cattedrale con l'immenso mare al suo fianco.

L’aria fresca non mi avrebbe fermato. Solo qualche minuto per rivivere vecchie emozioni, mi dicevo. Gli ultimi soffi di quella tramontana che da giorni imperversava sulla città, in fin dei conti, non erano poi così fastidiosi. Troppi, tanti ricordi in quei luoghi. Missione fallita. 

Incrocio lo sguardo furtivo di qualche altro passante. Chissà qual'è la sua storia, mi chiedo, cercando invano una distrazione dalla mia. Il porto è sempre bellissimo, ci sono le barche dei pescatori pronte a salpare per la caccia notturna che si incrociano con la movida che solo la mia città sa regalare. Un tempo ormai andato per me.

Mi sento chiamare. Mi giro. "Ehi ciao", era un mio caro amico di qualche anno fa. Facciamo due chiacchiere, mi invita a bere una birra. Non mi va, ma accetto. Gestisce un locale, uno di quelli storici, proprio sul porto. E' davvero un bravo ragazzo ma sa il fatto suo. Poche chiacchiere e le classiche lamentele su quello che non va, ma con una voglia immensa di andare avanti. Bravo, mi dico. Io non ce la faccio. Troppo forte il ricordo di quella sera che quasi mi impedisce di sentire i sui discorsi. Annuisco, ma non ascolto. Me ne pento. Mi invita ad aspettare qualche minuto, chiude il locale e facciamo quattro passi insieme. Ok, perchè no, magari mi fa bene.

Chiacchieriamo del più e del meno, assaggiando l'ultima birra artigianale di sua produzione. Buona. Lui chiude il locale e mi propone di accompagnarlo a bere qualcosa in un nuovo Wine Bar dall'altro lato del porto. Va bene, gli dico, non volevo sembrare scortese, intenzionato anche a ricambiare offrendogli da bere. Ci incamminiamo. Qualche passo più avanti delle urla lo distraggono "Senti nulla?", io "no". Ma in realtà li sentivo. Dei ragazzi, due o forse tre, dall'accento marcato ma non della mia città, importunavano una ragazza. Lui non ci pensa su due volte e li affronta. Io no, non ne ho il coraggio. Non più.

Lei ringrazia, e con diffidenza entra rapidamente nel portone di casa sua. Qualche spintone e quei ragazzetti, appena ventenni, si allontanano, contrariati. "Tutto ok?", "si" risponde, "non sopporto la sfacciataggine di questi teppisti da quattro soldi". Già. Io ormai non sopporto nessuno, figuriamoci i teppistelli.

Il vento è ormai un ricordo e le prime gocce di pioggia incominciano a bagnare la strada. Io lo seguo meccanicamente. "Scusa, mi sono bloccato. Non mi succede mai." "Mmm...certo. Non ricordi, vero?". Cosa avrei dovuto ricordare? Davvero non saprei.

"Se sono quello che sono, in parte lo devo anche a te". "In che senso?". "Davvero non ricordi? Eravamo davanti alla nostra scuola. Entrambi piccoli, quando fui aggredito da ragazzi più grandi. Mentre mi picchiavano tu eri là, in piedi, vicino ma così distante. E' mio amico e non mi aiuta? Pensai. In quel momento decisi cosa sarei stato".

Ero sconvolto. Non ricordavo quell'episodio. Possibile che le nostre azioni, anche le più insignificanti, possono diventare importanti per gli altri fino a questo punto? Un episodio che io a malapena ricordo, per altre persone ha rappresentato un passaggio cruciale della propria vita. E quante volte ancora sarà successo? Quante volte qualcosa che ho fatto (o non ho fatto) ha cambiato la vita a qualcuno? E posso mai avere la pretesa di essere stato così influente, nel bene e nel male, verso un amico, un conoscente o qualsiasi altra persona io abbia mai incrociato? Quanto un mio gesto, una mia parola o una mia frase è stata colta in un modo diverso dal motivo che mi ha spinto a pronunciarla? E quante altre volte io non ho colto negli altri un suggerimento o un'ispirazione?

Ero travolto. Mi aveva colpito molto più a fondo di quanto potessi immaginare. Chi sono stato finora? Chi avrei potuto essere? Riguardavo la mia vita alla ricerca dell'attimo perduto, del gesto che avrebbe guidato le mie decisioni. Ovviamente impossibile da farsi in pochi attimi, e soprattutto in una notte come questa.

Prima di andare lui mi fa "anche io, dopo aver saputo, avrei potuto aiutarti l'anno scorso. Scusami".


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Esordiente

Una chiusura inattesa e misteriosa, invita a volerne sapere di più...Segnala il commento

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di Fabio Moli

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