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Romance

Una pagina ingiallita

Pubblicato il 30/07/2020

Il mio primo, e, forse, unico racconto mai scritto. Infatti prediligo da sempre la forma poetica, che, forse, mi è più congeniale. A voi l'ardua sentenza (grazie a tutti voi gentilissimi autori e lettori che così generosamente avete letto e commentato e mi avete offerto ottimi e utilissimi consigli)

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Era finita la notte, e non era ancora mattino. Struggevano al caldo estivo le chiuse

carrozze di una locomotiva, in sosta, ormai da tempo immemorabile, sui binari di servizio

della piccola stazione di campagna, ormai completamente chiusa.

E' l'ultima stagione di fuoco o della canicola, dal tuo addio, e tutto crepita all'intorno,

anche la tua memoria, dagli inizi, incomprensibili.

Ora siamo di fronte a questa stazione di vetro e di petrolio, impiccati al patibolo di una

facciata, di una pagina, della tua ultima lettera, quasi ingiallita dal pianto.

E ne fatichiamo a trovarne conforto, anche a distanza di anni.

Eri tu, ed eri bella, come una madonna rinascimentale, incorniciata dal riquadro della

biglietteria, ed era un sogno solo lo spiarti di sfuggita dai vetri della stazione, oggi deserta,

ma un tempo centro di ogni meraviglia e di ogni ispirazione.

Per chi andava e tornava e per chi ripartiva per le destinazioni di ogni migliore prospettiva.

Erano i sogni, erano le orme senza segreti, di ogni nuova e fresca iniziativa.

Per chi credeva di cogliere al volo, le migliori offerte di lavoro d'oltre confine.

Erano i laici voti o le preghiere che, umilmente speranzose, le nuove famiglie innalzavano

al cielo, in cerca di fortuna.

Ed erano gli albori, allora, di una “esplosione economica”, che non avrebbe avuto eguali,

nel tempo, ed era la garanzia per essi di una sicura retribuzione.

Oggi quei tempi sono lontani, e sono solo la sbiadita memoria o il ricordo di una

generazione, ormai quasi interamente scomparsa.

I muti muri ne istoriano l'avvenuta transumanza, nella stazione arsa.

Da questo meriggio più caldo di sole che di speranza.

Ne chiudi una pagina, ma non ne riapri una consecutiva. E già il sentimento di

quel ricordo, che è alla deriva, non è che una ingiallita diapositiva.

Eri tu ed ero io che ci tenevamo per mano, come due ragazzi illuminati soltanto dai flebili

raggi di luna. Ed io non sapevo, ma tu lo presentivi, che da lì a poco, sarei dovuto partire,

come tanti, prima di me, da quella stazione, da quel carcere a cielo aperto, di un

paese, che non aveva altre vie di uscita, se non l'emigrazione.

Avevi già intuito il drammatico esito di una realizzazione, perché, a decine, li avevi

visti partire attraverso questo atrio di stazione, con in mano un biglietto, da te compilato, e

con il cuore in gola, dovendosi lasciare alle spalle l'amata abitazione.

Fumavano i treni, e spargevano tutto intorno, il lacerante acre odore delle turbine a

vapore, che gridavano, insieme al mio dolore.

Disperazione più che dolore, dovendoti dimenticare all'istante, dopo

averti appena rivolto la mia timida dichiarazione. Questo nembo di tempo e questo fumo

erano i segnali di una feroce deprivazione. I treni e gli animi straziati li sentivi gridare

all'unisono dal fondo della stazione. Ne chiudevamo una pagina, ma non ne riaprivamo

una consecutiva.

Oggi ritorno qui dopo quasi un lustro di vita passata nelle città straniere, sotto il

rombo delle ciminiere. E piego il capo tentando di udire, flebile, ancora la tua voce che mi

dice: “aspettami, o scrivimi... io ti aspetterò, qui, per sempre”.

Ma non fu così, non poté più esserlo, perché la vita incombe, ed è più implacabile di una

vera, improvvisa tempesta o ecatombe.

Solo le pareti tremolanti della minuscola stazione, involontariamente, ne furono testimoni

viventi, ma transitori, di una inesorabile, implacabile frustrazione.

Qui volli ricordarmene, oggi, così come, anche, subito dimenticarmene completamente.

Troppo acuto, e penoso, lo strascico di rimpianti, che si sedimentava sulla lunga scia di

ricordi, e ti soffocava, come una condanna capitale, un morsa alla gola, inesprimibile.

Così oggi, volesti chiudere, e per sempre, con la pagina dei ricordi e delle perdute

occasioni. Quindi girasti l'angolo, dopo aver richiuso la porta della piccola stazione,

dismessa e dimenticata, lasciandotela alle spalle, nell'oblio, una volta per sempre.

Non era notte e non era ancora mattina.

Struggevano le carrozze, da tempo immemorabile, sui binari della piccola

stazione, completamente chiusa. Siamo di fronte a questo monumento di vetro e di

petrolio, impiccati al patibolo di una facciata, di una sola pagina, della tua ultima lettera.

Quel ricordo, e il suo sentimento, che è alla deriva, non è che una ingiallita diapositiva.

Ed io non lo sapevo, ma tu lo presentivi, che sarei dovuto partire, da quel carcere a cielo

aperto, di un paese, che non aveva altre vie di uscita, se non l'emigrazione.

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Un bellissimo pezzo Uno di quelli che il proprio autore s'affeziona Leggendo mi sono sentito un attore di teatro Belle parole, crescendo, finale, ritmo BEN! Bravissimo, saluti! Segnala il commento

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Avalon ha votato il racconto

Esordiente

Addio ai monti. Lo so benissimo. Nessuno di noi può avere la pretesa di arrivare a tanto. Era solo per ricordarti che quello che io considero il più bello, perché ho lavorato in una stanìzioncina dei testi poetici della letteratura italiana è scritto in prosa. Come ho già avuto modo di scrivere in un altro commento, la poesia è stata la prima forma letteraria, quando non c'era la scrittura ed era un espediente per aiutare la memoria. La mia attenzione è stata attratta dal tuo racconto, perché ho lavorato a lungo in una stazioncina. Non di partenza, ma di arrivo. La partenza è stata da quella di una stazione di una grande città.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Soggetto interessante. La forma poetica e l'attenzione alla parola lo sovrasta. Una "poesia prosaica". Ps. Anche io sono partito dalla poesia (ma le mie sono meno belle) ed ho scritto il primo racconto qui in typee. Si va per tentativi ed è bene sperimentare!Segnala il commento

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paroleemusica ha votato il racconto

Esordiente

Stupenda prosa poetica 😍 non fermarti a questo, sarebbe un peccatoSegnala il commento

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Ilyn Peyn ha votato il racconto

Esordiente

Concordo con Fellini. Poesia in forma di racconto. Validi consigli, potrei aggiungere solamente: continua a scrivere racconti, hai un punto di vista unico e il fatto che tu scriva principalmente poesie è una forza, usalo come tale.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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RoCarver ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Trovo che, da poeta, ti sei concentrato più sulle parole e le sensazioni che sui personaggi stessi, ma ci sta. "Quel carcere a cielo aperto di un paese" è bellissimo. Segnala il commento

Photo

Andrea S. ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

La poesia vince sulla prosa. il soggetto mi piace ma la trama soffre di quest’alternanza, i periodi sono un po’ slegati e c’è qualche termine che non mi convince (istoriano, presentivi...) se la poesia è la tua espressione migliore, sulla narrativa puoi migliorare, con qualche piccolo accorgimento o magari, perché no, con il supporto di un editor.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Una poesia jn forma di racconto. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente

Mi permetto di consigliarti la lettura di David Foster Wallace, forse capirai che non è il caso . A proposito di ardue sentenze e di utilissimi consigli Segnala il commento

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

Esordiente

non sono riuscito a "vedere" i personaggi nonostante il testo sia molto descrittivo... pensieri e parole destinate a fluttuare nell'aria senza riposo.Segnala il commento

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Laura Camposeo ha votato il racconto

Esordiente
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Isa.M ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto poetico... mi è piaciuto molto il titolo e l'incipit. Forse mi è mancata un po' la trama, in quanto è molto figurativo. Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Ondina ha votato il racconto

Esordiente

In fondo potrebbe essere la pagina di un romanzo storico di più largo respiro. Pensaci! Potrebbe essere anche un metodo per allenarsi. Visivo e struggente. Mi é piaciuto moltoSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Esordiente

Un racconto che esprime una nostalgia dilaniante per i luoghi, il Tempo e le persone. E sai perché ne esprime così tanta? Perchè è poetico: la tua poesia si fa largo, spintona, è prepotente. Ti scappano dalle dita le rime, le assonanze, e il ritmo. Credo che tu non possa liberartene.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore

Pura poesia.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Mi accodo a Davide Marchese, che ha detto tutto meglio di me. Il tratto del poeta emerge, e conferisce una forza straordinaria alle immagini. Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello, complimenti!!Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto che chiude in sé poesia e struggimento. Il senso della obbligata inappartenenza e del destino segnato dal "marchio di fabbrica" a cui non possiamo ahimé fuggire. Bello, rarefatto, ciò nonostante concretissimo. Complimenti!Segnala il commento

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di Urbano Briganti

Esordiente