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Narrativa

Una serata allegra, ma anche triste

Di Ed
Pubblicato il 22/04/2017

Uno dei miei umili e piccoli racconti che non verge a narrare qualcosa di vero e proprio, ma a far entrare nel contesto il lettore, coinvolgendolo anche nella sfera emotiva. Buona lettura. (le critiche sono ben accette)

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Era sabato. Giornata fredda, in Lodi. Si recluta qualche amico, le ragazze, e cenetta tattica in enoteca in una serata non troppo tranquilla. C'era qualcosa di diverso nell'aria. Un dettaglio impercettibile, una brutta sensazione. Fiammetta era strana quella sera, non la vedevo così da tempo. Camminavamo l'uno al fianco dell'altra, lungo i giardini, ma i pensieri ci tenevano a distanza, ci isolavano. Così vicini eppure così lontani.

- "Fì, tutto bene?" le chiedo.

- "Sì..."

- "Sai benissimo che non è così, dimmi cosa c'è..."

- "Stasera non me la sento di parlarne"

Avverto in corpo un'orrenda sensazione di sconforto, mi nausea, tutti i muscoli si contraggono di colpo, come mossi da una calda scarica.

Mi guardo intorno. Sui volti di tutti un insolito alone di malinconia. Era come se non volessero pensare a qualcosa di brutto in quel momento, come se volessero dimenticare qualcosa almeno per qualche ora.

C'era del buon Chianti a tavola quella sera.

Phil discuteva dei massimi sistemi e degli espropri proletari che si potrebbero attuare se le persone bevessero più rosso e meno superalcolici; la Carol, che per rosso intende un'altra cosa, confessa che non le erano ancora arrivate, suscitando scalpore all'interno del locale. Il Gio, invece, tra poco mette le mani addosso ad Aldo perché, da bravo giurista, non sopporta che gli venga sottratta la bottiglia sotto il naso da un Sudista. La Angy, che era rimasta a parlare di rosse, le birre, fino a quel momento, si sbriga ad ordinare dell'altro vino prima che scoppi una guerra di secessione Nordisti-Sudisti.

Fiammetta fissava il vuoto, languente. Giaceva composta sulla sedia col suo fare sempre elegante ma, questa volta, spento. Non lasciava trasparire nulla. Può sembrare una ragazza forte all'apparenza, ma si chiude in sé stessa perché si sente vulnerabile, proprio come un fiore all'arrivo della fredda stagione. Poggio la mia mano sopra la sua, lei rimane impassibile. Mi guarda, accenna un leggero sorriso, distoglie di nuovo lo sguardo e ritorna a far finta di stare attenta alle conversazioni che da un'ora vengono protratte dagli altri. Una ragazza che grida con gli occhi e che piange senza lacrime.

Accanto al nostro tavolo c'era una coppietta che ci fissava già da un po'. Ridacchiavano superbamente di una manciata di comunistelli sfigati riuniti attorno ad un tavolo a bere. Butto giù un altro po' di rosso, odo un commento che non mi piace. Divento particolarmente suscettibile quando bevo, specialmente quella sera, dove la tensione si palesava sempre di più, ad ogni sorso.

- "Li sistemo io ora 'sti figli di..."

Mi alzo in maniera incazzata, passo d'impeto sfiorando le sedie dei due adocchiando il loro vino, apro la porta e accendo una sigaretta. La Angy mi raggiunge sconcertata. Adoro la Angy. Sa come comportarsi con me. Mi si siede accanto, non parla e anche lei tira fuori sigaretta e accendino per tenermi compagnia. Aspetta che sia io a parlare, è il suo modo per non essere invadente ma farmi sapere che è lì per me.

Io non proferisco parola. Non serviva, lei aveva già capito tutto, sapeva che cercavo solo un capro espiatorio per liberare la bestia che avevo dentro.

- "Ora ci divertiamo..." riferisco.

Lei mi squadra ed entra, io la seguo verso l'uscio.

- "Ragazzi, voi non avete lasciato la macchina in questo viale, vero? C'è un gruppo di marocchini che sta rigando qualche auto parcheggiata qua fuori..." dico ai miei con tono squillante, in modo che anche i muri mi sentissero.

I piccioncini mi tirano un'occhiata basita. Avevano ancora i bicchieri pieni di Gutturnio superiore, nella bottiglia c'erano due dita di rosso. Il panico compare sulle facce di quei due rimbambiti. Di corsa prendono giacche, borse e, superando qualsiasi record di velocità, si fiondano fuori dal locale con l'oste che li rincorre incredulo.

Phil mi lancia un'occhiata d'intesa e si volta per prendere la loro bottiglia. Gli altri mi guardavano confusi, non erano al corrente della mia malefatta. Fiammetta si gira verso di me perplessa.

- "Perché lo hai fatto?"

- "Sono incazzato stasera... e hanno fatto dei commentini che non ho gradito." le rispondo.

- "Ah, beh... okay."

Proprio fredda come una lastra di ghiaccio quella sera.

I membri del gruppo connettono i pochi neuroni non ancora bruciati dall'alcool e scoppiano a ridere.

"Sei uno schifoso, un vero genio del male! Che trovata!"

Come se me ne fregasse qualcosa della gloria... volevo solo bere.

Forse non era il caso di fare la bravata a quei due. Voglio dire, ero già frustrato io, perché far innervosire pure loro? Ah, già! Quel commento del cazzo.

Chiudiamo la cena con un buon Passito di Pantelleria e paghiamo il conto. Aldo stava cominciando a sbarellare e cantava a squarciagola "Sciuri sciuri sciuriddi tuttu l'annu..." e poi non se la ricordava più, Angy era preoccupata per me ma non lo dava a vedere, il Giurista, contro la sua stessa etica, propone di fare pipì sulla prima pattuglia di polizia che avesse incontrato; Fì piange silenziosamente, come durante tutta la serata, e se ne sta zitta immersa nei suoi pensieri, mentre Carol sarà andata ad accoppiarsi con Phil da qualche parte, probabilmente. Quei due scompaiono sempre nei momenti meno opportuni. Decidiamo all'unanime di sederci al bar in centro mentre aspettiamo la coppietta occasionale. Il caffè lo sentivo più amaro del solito, non so perché, anche dopo due bustine di zucchero.

Mi metto a parlare con Aldo dei massimi sistemi. Si diverte a sparare cavolate da ubriaco, perché non far passare un bel momento almeno a lui? TAC. Zoologia per animalisti perversi. Argomento più perfetto di questo non c'è. Sul volto di Fiammetta si dipinge un sorrisetto divertito, velato di malinconia. Non la vedo così giù da tempo.

Il barista inizia a pulire la macchinetta dai residui di chicchi non ben macinati, fa per chiudere. Di Phil e Carol nemmeno l'ombra. Ci avviamo alla macchina per non aspettarli al freddo. E' già l'una inoltrata. Salutiamo Gio e Aldo, che loro si sarebbero dovuti svegliare presto la mattina seguente.

Rimango in macchina con Fì e Angy, io e Fiammetta seduti dietro, Angy davanti.

Fì mi guarda. La abbraccio, mi dà le spalle ma si lascia stringere. Non dice una parola.

Angy invece stava lentamente collassando sul cruscotto dell'auto.

Da fuori si poteva sentire senza problemi la carica di ansia e sconforto che gravavano su quel momento.

Rimaniamo zitti per tutto il tempo, ci chiudiamo in noi stessi. Era un comune ma riservato patire di anime.

Tornano i due. La macchina era di Carol.

- "Scusate il ritardo, ci eravamo persi e ci abbiamo messo un po' a venir... ehm, arrivare."

Carol accende l'auto, io rimango abbracciato a Fì durante tutto il viaggio. Arriviamo infine sotto casa mia.

-"Ciao ragazzi, grazie per la serata"

Fiammetta rimane lì, impalata, mi guarda.

- "Ciao Fì..."

- "Ciao..." 

Mi avvicino a lei, la bacio. Gelida e imperturbabile. Chiudo la portiera e mi avvio sfinito verso il portone di casa. Pure stanotte non dormirò.

E' stata una serata allegra, ma anche triste.

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