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Horror

Una testa

Pubblicato il 19/04/2019

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Melania era una testolina riccia lì sul ciglio della strada. Non era rimasto nient’altro di lei, se non un viso tumefatto e un crapino di boccoli scuri. Pietro si ricordava ancora quel giorno, ma è ridicolo anche solo parlare di un semplice ricordo, dato che Pietro non solo se lo ricordava, ma ancora adesso, a distanza di anni, viveva nell’incubo costante di ciò in cui erano incappati i suoi occhietti e le sue manine di bambino.

Si era sotto carnevale.

Per il paese si vedevano già maschere, coriandoli, trombette, costumi e, ovviamente, parrucche. Corte, lunghe, di buona o pessima qualità, colorate di blu, fucsia, verde, ma anche di castano, biondo, nero, cioè di quelle tinte che si vedono in testa alle persone, per intenderci, quindi non era affatto strano che quel giorno il piccolo Pietro ritenesse di aver trovato una bella parrucca di ricci bruni lungo la strada, non certo una testa fatta e finita. Certo, a guardarla da lontano era un po’ gonfia come parrucca, ma magari era cascata proprio su un sasso. Certo, era di ottima fattura, i capelli sembravano così veri, ma mica non ne esistevano di parrucche così, nel mondo. Ma Pietro non ci aveva neanche pensato, al fatto che il suo paese, con il resto del mondo, aveva poco a che fare. Perché per chi abitava in quella zona, tutto iniziava e finiva nel giro di qualche chilometro di terra concimata con il letame delle vacche lasciate al pascolo lì intorno, nei campi dove le straduzze proseguivano dritte dritte, fino a chissà dove, nel silenzio della campagna.

Era su una di queste straduzze che ogni giorno Pietro andava in bicicletta. Faceva avanti e indietro da casa sua al centro, dove c’era la sua scuola, la sua classe, il banco condiviso con Melania e coi suoi boccoli bruni. Quanto li avevano presi in giro i compagni, nelle ultime settimane, quando la maestra gli aveva assegnato i posti vicini? Pietro ricordava di averla detestata, Melania, e non per qualcosa di particolare, era anche una bambina simpatica, ma per il fatto di essere una femmina, e non un maschio come lui. Se Melania fosse stata un maschio, nessuno avrebbe intrecciato trame amorose sul loro conto, e loro sarebbero stati liberi di giocare insieme, diventare amici, volersi bene. Pietro ne era convinto: se Melania fosse stata un bambino, e non una bambina, le cose sarebbero andate diversamente, a scuola.

Poi era successo quel che era successo.

Proprio mentre percorreva con la bicicletta la straduzza che conosceva bene, sassolino per sassolino, buca per buca, nel ritorno a casa. Proprio mentre il sole salutava giù i campi e l’odore del letame sembrava essere più intenso. Proprio in quel momento come tanti, in un giorno come tanti, lui l’aveva trovata.

Quando Pietro aveva affondato le mani tra i ricci disordinati, e si erano aperti i sipari scuri che avevano reso evidente che quella non era affatto una parrucca abbandonata lì per caso, solo in quel momento, e da quel punto, nella testa di Pietro aveva iniziato a fluire il liquido nero dell’orrore.

E così Pietro, che non conosceva le tinte del male, nei giorni seguenti elaborò l’unica spiegazione per lui possibile sulla base delle proprie limitate e più recenti esperienze. Ripensò alla scuola, al banco condiviso con Melania, all’amicizia che sarebbe potuta essere. Si convinse, sull’esempio di ciò che era successo a scuola, che se Melania fosse stata un maschio, forse non sarebbe successo. Un po’ come a scuola, con le prese in giro dei compagni. Perché Pietro era un bambino felice, che conosceva la cattiveria solo dalle bocche dei suoi coetanei, non dalle mani degli adulti. 

Sempre di più, con la rabbia dell’impotenza, Pietro detestò se stesso. Voleva bene a quella bambina. Sarebbe dovuto nascere lui femmina, non Melania. Solo così, i bei ricci bruni di lei non si sarebbero impolverati nella terra della campagna che sembrava amica.

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MauriRobi ha votato il racconto

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Bel racconto ma trovo che, anche se l'horror non deve per forza essere macabro, deve comunque spaventare o angosciare il lettore.Segnala il commento

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Davide Brioschi ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Luca Gramoni ha votato il racconto

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Viola ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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....interessante....conturbante....tranquillamente horror....senza voler esagerare....con occhi di bimbo.....Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Ondina ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Tratti bene il tema dell'orrore, dagli occhi del bambino, senza scendere nel macabro Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Lisa M. ha votato il racconto

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Mi piace il fatto che un fatto d'orrore sia stato inserito in un contesto più ampio. Segnala il commento

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francesca colombo ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Sir Bepi Halibut ha votato il racconto

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Caucasica ha votato il racconto

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Molto molto interessante. Bella la questione di genere che avrei approfondito :) Segnala il commento

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di Valentina Digiuni

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