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Narrativa

Uno di quelli

Pubblicato il 28/04/2021

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“Puoi chiedermelo, sceriffo. Sto bene”.

“Sembri tranquillo”.

“Infatti”.

“Com’è andata nelle ultime settimane?”.

“Ho fatto il bravo. Non capisco che bisogno c’era di togliermi anche quei due libri”.

“Hanno paura che ti faccia del male. C’è chi si è tagliato le vene con le pagine della Bibbia”.

“Non ci sarei mai riuscito, comunque. Non ho tutta quella manualità”.

“Meglio non rischiare. Per cena, allora, cos'hai deciso?”.

“Gamberi fritti”.

“Nient’altro?”.

“Pomodori verdi per contorno. E poi una fetta di torta di noci”.

“Pecan?”.

“Sì”.

“Buona. Per un periodo ci facevo colazione tutte le mattine, in un diner sulla 53. Quando lavoravo nel distretto di Harvest”.

“E poi? Ti hanno trasferito?”.

“No. Una mattina mi sono svegliato, e al pensiero di torta avevo la nausea. Da quel momento solo caffè”.

“Io l’adoro, davvero. La preparava sempre mio zio, con le noci che rubava in uno dei campi della Suppliers. Partiva con la macchina e tornava tutte le volte con un sacco pieno”.

“Non dovresti raccontarmi queste cose, soprattutto se tuo zio vive ancora nella contea”.

“Eh no, ci ha lasciati da un po'. E poi coi Wilson hai già dato abbastanza, o vuoi metterci dentro tutti, sceriffo?”

“No. No, hai ragione”.

“Ecco. È sempre stato il mio dolce preferito, comunque”.

“Potevi chiederne un’altra fetta allora. Se vuoi ci penso io”.

“No, una va bene. Non vorrei svegliarmi domani e avere voglia solo di caffè”.

"Non pensavo di trovarti in vena di scherzare".

“Perché? Mi comporto come ti comporti tu”.

“Cioè?”.

“Faccio finta che non stia per succedere”.

“Non ero sicuro che ne volessi parlare”.

“Non posso non farlo. Come vedi, anche solo dire domani fa ridere. Sei tu che puoi scegliere, sceriffo. Vuoi parlarne?”.

“Se ne hai voglia, certo. Come ti senti?”.

“Te l’ho detto, sono tranquillo”.

“Nient'altro? Non vuoi allungare le mani e strozzarmi?”.

“No, va bene così. Sono due cose diverse. Non sono uno psicopatico. Tu hai fatto il tuo lavoro, sceriffo, esattamente come io dovevo fare il mio”.

“Il tuo non era lavoro, Ted. L’hai-”.

“So cosa le ho fatto”.

“E non ti piace riascoltarlo?”.

“No. Era una cosa tra me e lei. Così ci fai solo la figura del guardone, sceriffo”.

“Lei la pensava come te?”.

“Non la conoscevi”.

“No, ma tu sì. Non riesci a metterti nei suoi panni nemmeno oggi?”.

“È che io so com'è andata”.

“Anche io so com'è andata, Ted".

“Tu sei sposato, vero sceriffo?”.

“Sì”.

“Qual è la cosa che ti piace di più di tua moglie?”.

“Non so. Ritrovarla a casa ogni sera, credo”.

“Intendo quella che t’ha fatto girare la prima volta a guardarla, prima ancora che sapessi il suo nome”.

“Ah… beh, aveva un bel culo”.

“Immaginavo. Quindi sei di quelli a cui piace il culo”.

“Fai attenzione”.

“No no, tranquillo. Maggie era una bella ragazzina, credimi, sarebbe diventata anche lei una gran bella donna. Però ne conoscevo di più belle e già formate”.

“Quindi? Di che diavolo stai parlando?”.

“Prova a immaginare, sceriffo. Un’estate cresci, e scopri che ti piace toccare i culi, i culi fatti proprio come quello di tua moglie. Ti dici ‘Va bene, devo solo trovarne uno’. E lo trovi. Quello ricambia. Anzi: è proprio innamorato di te. Cosa fai a quel punto?”.

“Anche solo ascoltarti mi fa sentire sporco”.

"Ok. Ma quello che dico è che magari ti viene in mente che è fatta, devi solo trovare il momento giusto. Ed è allora che scopri che non puoi. Che esiste una legge federale che ti vieta di toccare il culo di tua moglie. E se lo fai, finisci qui, come il sottoscritto”.

“Non è questione di leggi, Ted. Ti sembrerà assurdo ma la legge per puro caso tutela anche quelli come te. Fin quando la rispettate, vi fa sembrare quasi come tutti gli altri”.

“Esatto! Bravo, sceriffo. D’altronde non sono stupido, nessuno vorrebbe finire qui dentro. È quello che ho fatto io, per anni. L'ho rispettata. Ma metti che una sera… una sera ad esempio tu e tua moglie siete vicini, appiccicati, sul retro della tua… che macchina hai?... Vabbè, facciamo che ti vuoi proprio divertire e sei andato a prenderla con l’auto di servizio”.

“Ma cosa cazzo stai dicendo”.

“Scherzo. Siete tra i campi di tabacco a sud, vicino al Flint River, non dirmi che non ci sei mai stato. Completamente soli. Tu hai una mano sulla sua schiena. Vuoi farmi credere che non provi a scendere giù, almeno un po’, anche solo per sentire cosa si prova a toccare quella che è, a tutti gli effetti, TUA moglie?”

“Tu non hai la minima idea, Ted. Davvero”.

“Sì che ce l’ho. So perfettamente cosa ho fatto. Proprio per questo non ho bisogno di nasconderlo”.

“Stai per morire. L’hai capito almeno questo? Davvero non riesci a pensare a qualcosa di diverso da questi deliri?”.

“Non riesco a pensare a una cosa migliore, sceriffo. Ci ho ragionato a lungo”.

“Ero venuto qui credendo avessi bisogno di rassicurazioni”.

“Questo mi fa piacere, davvero. Ma le ho già trovate tutte”.

“In un certo senso anch'io. Ora sono sicuro di non essermi sbagliato”.

“Sono felice. In fondo si tratta solo di due modi diversi di affrontare le cose”.

“No. Non esiste un altro modo. Ce n’era solo uno. Lei sarebbe ancora viva, tu non staresti per finire con un ago nel braccio, e io riuscirei ancora a fare colazione. Vorrei essere arrabbiato in questo momento, ma non mi riesce nemmeno quello”.

“Non sforzarti allora, sceriffo. Ti auguro di ritrovare l’appetito”.

“Goditi l’ultima cena, Ted”.

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Redazione ha votato il racconto

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Caro Stefano Adesso, il tuo racconto è stato commentato da Giacomo Raccis per la rubrica "Il critico che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Erinni ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Maceto Pobbi ha votato il racconto

Esordiente

Tanto di cappello! Dialogo realistico, bella delineazione dei due personaggi e del loro rapporto, con la vicenda che prende forma in sottofondo senza essere esplicitamente narrata. Complimenti!Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

raccontare una storia attraverso i soli dialoghi non e' proprio facileSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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M.D.P. ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore

Ben scritto. Anche se rimane il problema dei racconti con solo dialoghi; per far capire la storia al lettore, i personaggi dicono cose che per loro sono già conosciute.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Molto bene Stefano, ben fatto. Quel "TUA moglie" è rivelatorio dell'orrore di cui sono capaci quelli che considerano un essere umano una loro proprietà. Grande prova di scrittura. Non assumi toni moralistici, ma lasci sia il lettore a riflettere e trarre le proprie conclusioni.Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello...Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Quando si dice un dialogo scritto bene. Bravissimo.Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

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Nina Stein ha votato il racconto

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di Stefano Adesso

Scrittore
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