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Romance

Vedo Nero

Pubblicato il 04/10/2018

La mia mente traditrice torna con il pensiero a te. Ho voglia di piangere, gli occhi mi si riempiono di lacrime come al solito, ma con forza le ricaccio dentro e indosso un sorriso, uno di quelli falsi. Non è questo il momento per lasciarsi sopraffare dal dolore.

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Alzo gli occhi al cielo, minacciosi nuvoloni grigi non promettono nulla di buono.

Di lì a poco si sarebbe messo a piovere e allora le mie lacrime si sarebbero mischiate con essa.

Mi dispiace, mi ero promessa che non avrei pianto ma le pareti della chiesa erano troppo intrise di sofferenza: sono scappata fuori, satura di un dolore che non era più solo mio.

Stamattina quando mi sono alzata dal letto avevo tutti i muscoli del corpo indolenziti e allo specchio ho stentato a riconoscermi.

Mi feci una doccia. Finalmente migliaia di gocce d'acqua iniziarono a scorrere sul mio corpo e mi lasciai andare in un pianto rumoroso; chiusa in quel minuscolo box doccia potevo essere debole quanto volevo, tu non saresti arrivato da un momento all'altro.

Per un momento mi immaginai come sarebbe stato se tu fossi entrato: mi avresti preso il volto fra le mani e avresti iniziato a baciarmi le guance per poi spostarti sulle labbra chiedendomi, tra un bacio e l'altro, di smetterla di piangere perché ti faceva male vedermi così. E mi avresti avvolto nelle tue braccia per farmi sentire il calore del tuo corpo, per rassicurarmi.

Ma non sentii la tua pelle contro la mia, solo un freddo glaciale che mi colpì dritto nel petto.

Avrei dovuto vedere per l'ultima volta il tuo corpo, realizzare che tu sei morto. Tu sei morto. Perché mi hai lasciata?

Quello sarebbe stato il nostro addio, o meglio, il mio. Per il mio bene, avrei dovuto lasciarti andare e continuare con la mia vita.

Mia madre mi corre dietro preoccupata e una volta vicina mi asciuga le lacrime. La sua è una carezza indesiderata, mi fa sentire inopportuna. 

Mi pento di aver messo il mascara perché ora le mie guance sono rigate da lacrime nere. Colore che rappresenta al meglio questo momento. Sono circondata dal nero. Vedo nero tutt'attorno a me.

Non sono pronta a dirti addio.

Sorrido tristemente mentre poso sul letto la fotografia che ritrae noi due. Due giorni fa ho potuto osservare i duri tratti del tuo viso per l'ultima volta. Ho stentato a riconoscerti, eri gonfio e di un colorito tendente al giallo. Non eri più tu. Non parteciperò mai più a un funerale.

Perché deve fare così male il solo pensarti. Sento una morsa che mi impedisce di respirare e il mio cuore accelera, lo stomaco si contorce e la bile risale l'esofago. Corro in bagno e rimetto i succhi gastrici e qualcos'altro, forse il mio cuore.

Sapevo a cosa andavo incontro quando ti ho conosciuto, non avrei mai avuto la classica storia d'amore con il lieto fine. Mi hai avvisato più di una volta, hai cercato di proteggermi da te e dal dolore che mi avresti causato. 

Eri a pezzi dentro e io ingenuamente credevo di poterti aiutare, pensavo di essere quella giusta per riportarti ad apprezzare la vita a pieno. Mi sono sopravvalutata.

Il mio amore non è bastato. Mi manchi, sono passati 32 giorni dal nostro ultimo bacio, 31 dall'ultima volta che ho sentito la tua voce.

Per quanto io abbia tentato con tutte le mie forze di trattenerti qui con me, su questa terra, alla fine sono stata io a lasciarti.

Mi hai convinto a salire su quel dannato aereo e sono tornata a trovare la mia famiglia per Natale.

Quando mi hai salutato in aeroporto dovevo intuirlo che sarebbe stata l'ultima volta che avrei sentito il tuo profumo, che avrei toccato i tuoi capelli.

Non mi hai perso di vista fino a che non sono sparita dal tuo raggio visivo, ma io ero troppo felice per il viaggio che avrei intrapreso per notare che la luce dei tuoi occhi si stava spegnendo.

Luce che si sarebbe spenta del tutto nel giro di tre giorni.

Ricordo la nostra chiamata, l'ultima, il mattino del 19 dicembre. Sembravi felice, ma ora so che hai solamente finto per non farmi stare in pensiero. Tu eri felice, io ero felice.

E invece, nel tardo pomeriggio mi hai inviato un messaggio e io ti odio per averlo fatto. Perché ora so che mi hai mentito per tre giorni. Perché non avrei mai dovuto lasciarti solo, forse non mi avresti abbandonato.

Un SMS, 60 parole. Quello fu il tuo addio.

Mi hai scritto che mi amavi ma che non ce la facevi più a resistere, che la tua depressione era diventata insostenibile. Volevi solo smettere di soffrire. Mi hai chiesto scusa e hai ripetuto che mi amavi. Non odiarmi, queste furono le sue ultime parole.

Invece ti ho odiato. Poi ho iniziato ad odiare me stessa.

Ho cercato egoisticamente di tenerti con me. Mi sono sforzata tanto, ma era una partita persa in partenza.

Tra qualche giorno sarà un mese dalla notte in cui ti sei ucciso con un mix di farmaci.

Ti hanno trovato sul divano e stringevi la mia collana preferita tra le mani.

La sfioro per l'ennesima volta, come se potessi percepire il tuo tocco. Un gesto che ripeto spesso quando la tua mancanza diventa talmente insostenibile che l'aria nei polmoni sembra mancarmi. Forse sarebbe un bene se mi mancasse davvero, potrei smettere di pensare. Vedrei Ovunque mi giro vedo te. Ti respiro nell'aria.

Ma mi abituerò, sì.

Come mi sono abituata ad andare in bicicletta senza rotelle e a bere il latte di riso, mi abituerò alla tua assenza.

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Raffocinematic ha votato il racconto

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