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Autobiografia

Vendere Casa

Pubblicato il 10/08/2019

Racconto su una delle esperienze traumatiche che tutti fanno almrno una volta nella vita. Noi siamo essere umani, non lumache, e il guscio ce lo portiamo dentro.

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Trilla il citofono, due volte ravvicinate e prolungate, l’agente immobiliare sa che è un po' difettoso, e anche se so che lui lo sa, m’innervosisco lo stesso.

Apro la porta a metà, li aspetto sentendo l’arrivo e la partenza dell’ascensore al piano terra, poi apro completamente per accoglierli. Un “buongiorno” e una rapida stretta di mano, poi li abbandono e me ne vado sopra, anche se nel giro di pochi minuti piomberanno qui a zampettare sul terrazzo come le cornacchie che vengono dall’Agrario.

Ci sono certe frasi standard che l’agente ripete sempre e quella più ridicola per ora è: “Come vede alle sue spalle c’è l’ingresso” questo appena entrati! Nel corso della “visita” che, è il caso di puntualizzarlo, è davvero simile alla visita di un medico ad un cadavere in un obitorio con la sola differenza che questa casa vive ancora dei nostri respiri, i potenziali clienti chiedono qualsiasi cosa, manifestano perplessità e scetticismo, fanno ipotesi di possibili ristrutturazioni.

La sofferenza sottile sta nel fatto di ascoltare commenti e non poter intervenire a meno che non venga richiesto, di essere in vetrina senza possibilità di replica.

Io credo fortemente che non ci si debba legare agli oggetti e che si possa cambiare casa senza patimenti particolari: non siamo nati lumache e il nostro guscio non ce lo possiamo portare dietro.

Però devo riconoscere che lasciare il posto dove si è cresciuti è un distacco doloroso: una casa non è solo quattro mura e un tetto, né i mobili, gli oggetti e i vestiti che in parte potrai portare con te. La casa è un luogo dell’anima, è il punto nel quale, nel male e nel bene, convergono i nostri ricordi. Una casa evoca i ricordi anche di chi ha attraversato le nostre vite, parenti e amici condivideranno il nostro dolore. Ognuno si porterà un pezzo della nostra casa nel cuore.

È difficile scindere il valore economico da quello affettivo: si può e si deve dare un prezzo di mercato alla casa senza considerare che il suo valore affettivo sarà incalcolabile.

Se ti fermi a pensare a com’era quando ci hai messo piede la prima volta e a come è diventata con la tua presenza nel corso degli anni di aggiunte e spostamenti di mobili, di rimbiancature, di nuove costruzioni, hai davvero la percezione che quella che stai vendendo sia una parte di te. La parte di te più stabile, il tuo punto di riferimento.

Se provi anche solo per un attimo a far riemergere i ricordi è la fine.

Se questi muri potessero parlare restituendoci le vibrazioni delle nostre voci in tutto lo spettro delle loro frequenze: dai bisbigli dei segreti e delle parole dolci di conforto fino alle grida di rabbia e dolore delle litigate che graffiano l’anima, abbandonarli sarebbe una prospettiva inconcepibile.

Mi rivedo nel salone con la palla di gommapiuma a simulare le partite del Napoli e dell’Italia. La porta era l’arco della libreria che dava sul tinello e il divano la barriera da scavalcare calciando le punizioni. Sulla destra troneggiava il lampadario di Murano con le foglie pendenti e le venature d’oro: se non sbagliavi di brutto a calciare era difficile colpirlo. Ma un giorno venne mio cugino Aldo e riuscì in quell’impresa! Ricordo il panico nei suoi occhi azzurri subito dopo il fracasso dei vetri sul pavimento.

Ricordo l’altalena in cameretta: potevi spingerti fino a toccare la finestra con i piedi.

E poi ancora più indietro mi rituffo nella piscina gonfiabile sul terrazzo con Fra e Marco quando avevamo quattro anni.

Poi di colpo mi ritrovo sempre qui sul terrazzo nella notte di capodanno del 2003 festeggiata con gli amici dell’università: eravamo più di trenta persone di ogni angolo d’Italia.

Quando c’era Joy a scorrazzare sul terrazzo e i passerotti non potevano banchettare, poi sono tornati.

Tutte le volte che qualche amico è rimasto a dormire.

Le volte che qualcuno rompeva i piatti in terrazzo per sfogarsi e lo scoprivi solo il giorno dopo, trovando i cocci mentre innaffiavi le piante.

Le volte che l’inquilino del piano di sotto ci ha telefonato all’alba e quando ha intimidito mio fratello ancora ragazzino.

E poi tutti i Natali: con il presepe, le luci, l’albero, le tovaglie ricamate, le candele, le stoviglie, il servizio buono, il cammino acceso, i parenti travestiti da Babbo Natale e da Befana.

I miei pellegrinaggi nei letti di tutti nei giorni di festa.

L’assalto al dolce appena tagliato tutti intorno al tavolo della cucina e la panchetta dove qualcuno riesce pure ad addormentarsi.

Quella volta che un vicino ha telefonato a mia madre allarmato: - Suo figlio si sta per buttare! – e invece mi ero soltanto arrampicato sul tetto per recuperare il pallone.

E poi le feste di compleanno quelle di mia sorella a santo Stefano in salone, le mi ad aprile già in terrazzo, quelle di mio fratello.

Alla fine, prima o poi, la casa si venderà, traslocheremo verso chissà dove, ma tutto quel che c’è stato tra queste mura ce lo porteremo dentro, noi siamo essere umani e non lumache, il guscio ce lo portiamo dentro.

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Superfrancy ha votato il racconto

Esordiente

La nullità cosmica dell'agente immobiliare... Mitica! Bella anche la metafora della chiocciola.Segnala il commento

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Soggetto e contenuti buoni. Trovo un po' debole lo svolgimento tutto sotto forma di ricordi e riflessioni. Allontana un po' le emozioni. Segnala il commento

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Philostrato ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Condivido i tuoi pensieri. Anche a me ha fatto questo effetto cambiare casa.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Graograman ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

È un racconto scritto con il cuore, che suscita empatia Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di baccaja

Esordiente
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