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ConcorsiIL TITOLO E ALTRI RACCONTI

Venite a prendermi

Pubblicato il 03/06/2018

Il racconto è ispirato alle letterine che mandavo a casa quando da bambina andavo in colonia. L'idea è quella di scrivere altri racconti su questo tema

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Il laghetto è terso e lucente e riflette il paesaggio da cartolina che lo circonda. Il dorso delle vette rocciose sovrasta un lenzuolo d’erba che si stende fino a valle. Indisturbato, se non per qualche macchia di cespuglio ricolmo di mirtilli selvatici.

Mi immagino ancora bambina mentre la nonna ci rincorre sul sentiero dicendoci di tornare indietro perché è troppo pericoloso arrivare in cima. Due ragazzi ci sono morti e poi è pieno di vipere.

Solo a sentirle nominare facevamo dietrofront e ce la trovavamo davanti con le braccia graffiate sui fianchi e lo sguardo fiero al sole. Poi cominciava a ridere come una matta e correva via con le sue gambe da stambecco fregandosene di averci terrorizzati per ore.

Chissà perché non la ascoltavamo mai, noi bambini pigri e innamorati del sole.

Penso a questa e ad altre cose mentre guardo il laghetto sotto i miei piedi. Penso che se mi ci avessero portato prima forse non avrei dovuto fare quello che sto per fare.

Ma torniamo un attimo indietro nel tempo.

Quando ero bambina andai alla colonia Padre Necchi per frequentare un campo estivo. La mamma aveva cercato di farmi desistere: “Sono tutti preti e suore, sai com’è, tutte preghiere e punizioni. Potresti non trovarti bene”.

“Ma cosa dici mamma, ti stai sempre a preoccupare, hanno detto che ci portano al laghetto, andiamo a comprare un costume”.

In realtà avevo una fifa blu. Sarei stata lontana da casa per ben tre settimane. Non ero pronta, non ero abituata ed ero una piagnucolona. Ma con me sarebbero venute mia sorella Cecilia e la sua amica Cinzia. La mamma si era assicurata che stessi in camerata con loro. Tutto sembrava programmato per andare bene.

La realtà è che fu un disastro. Piansi la prima sera e venni minacciata immediatamente: sarei stata declassata nella camerata delle piccole se mi fossi ripetuta. Prima lezione di pedagogia.

Passare dal 93 al 39 alla colonia Padre Necchi era un attimo, ed eccoci lì novelle educande con i calzettoni al ginocchio. Il telefono non si poteva usare se non per una sola chiamata al martedì. L’unica condizione era entrare in cabina telefonica con Suor Emilia. Ti ritrovavi lì schiacciato contro il vetro tra il suo culone e la cornetta e non potevi dire la verità a casa.

Restavano solo lettere e cartoline. Non ne ho mai mandate così tante come in quelle tre settimane. Confezionavo poemi tragici come un moderno Ulisse in attesa di tornare a casa, l’unica differenza era la carta da lettere verde con i cagnolini.

Tutto andava storto, tranne il letto: quello ce lo facevano rifare con la squadretta tutte le mattine. Doveva essere perfetto altrimenti, manco a dirlo, si subiva una punizione, come se non la stessimo già vivendo.

Come il posteriore di Suor Emilia, la punizione incombeva sulle nostre teste in ogni momento della giornata, anche quando ci facevano cantare quella canzone della felicità che tutto suscitava tranne che il sentimento iscritto nel suo nome.

Passate due settimane i miei genitori non erano ancora venuti a prendermi nonostante l’allarme epistolare che avevo creato. Non capivo e mi sentivo un po’ abbandonata. I cagnolini non erano stati sufficienti. Cominciai con i cuori.

Dalla colonia Padre Necchi non si scappava, non si comunicava e non ci si divertiva. Ma almeno c’era il laghetto. Ero pronta: avevo provato e riprovato il mio nuovo costume azzurro tutte le mattine. E invece no. Venimmo puniti tutti e la gita al laghetto fu cancellata irrevocabilmente. Non gli concessi altra possibilità di redenzione e cominciai a contare i secondi.

La nonna mi venne a prendere l’ultimo giorno con gli oro Saiwa di contrabbando in macchina e, sfrecciando sulla sua Y10, ce ne andammo a Prato Nevoso a imprecare contro preti, suore e monasteri. Uno dei momenti più belli della mia vita.

Ma tornando al presente. Volete sapere perché sono di nuovo qui venticinque anni dopo?

Sto andando al laghetto a fare il bagno ovviamente.

Spingo la carrozzina su per la collina a fatica, il sole è perfido e mi brucia anche i pensieri. Ho la mia borsa a tracolla da piscina, con il mio costume azzurro e i ricordi di bambina dentro. Arrivata in cima mi assicuro che Padre Necchi sia sveglio: “Padre come sta? Siamo arrivati, ha visto che bella giornata?”

Mi guarda con aria perplessa, non sembra ricordare chi io sia. Forse per l’età, forse perché realmente non mi conosce. La colonia è chiusa da tanto tempo ma io fortunatamente l’ho trovato, in una casa di riposo gestita da suore. Lo stesso brodo insomma.

Sono così emozionata che mi viene voglia di cantare, gli prendo le mani e lo guardo dritto negli occhi: “Padre, canti con me, si ricorda? Batti le ali, muovi le antenne, dammi le tue zampine…”

E poi senza pensarci due volte tolgo il blocco alla sua carrozzina e “vola di qua e vola di là…” lo lascio tuffare nel laghetto ghiacciato.

E mentre mi infilo il costume e giro lo sguardo verso il sole che mi serra gli occhi, comincio finalmente a sentirla andare via quella terribile malinconia. E se fosse davvero questa la felicità?

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Marzia21 ha votato il racconto

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fradesy ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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fedesca68 ha votato il racconto

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Elli ha votato il racconto

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Gian Maria ha votato il racconto

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Giaduz ha votato il racconto

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elisafe ha votato il racconto

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Matteone02 ha votato il racconto

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Basta poco, un bagno gelido e passa tutto! Per sempre! Molto simpatico.Segnala il commento

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Erive12 ha votato il racconto

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❤️Segnala il commento

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Elisa Canepa ha votato il racconto

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Bezzi ha votato il racconto

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Mi ha riportata indietro nel tempo. C'è sentimento e realtà. Grazie!!Segnala il commento

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Elena Icardi ha votato il racconto

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Chiara Zunino ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Sesilei ha votato il racconto

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Scialba ha votato il racconto

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ulli ha votato il racconto

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Sono stato in colonia da piccolo, questo racconto ha rievocato in me odori suoni e immagini. E vendetta.. bellissimo! Segnala il commento

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silvio ha votato il racconto

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Piacevole stile...con un sorriso finale Segnala il commento

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Patrizia Martinelli ha votato il racconto

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Attila14 ha votato il racconto

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Francimor ha votato il racconto

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simonagaia ha votato il racconto

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Ben scritto, un breve viaggio introspettivo intrecciato di ricordi, le descrizioni dettagliate fanno immergere in luoghi e stati d'animoSegnala il commento

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Cecily ha votato il racconto

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DavideManzi ha votato il racconto

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Valeria Barbera ha votato il racconto

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Tsambri ha votato il racconto

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chopi ha votato il racconto

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Molto, molto bello! Segnala il commento

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martina ha votato il racconto

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di Jules83

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