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Narrativa

VIAGGIO IN MAROCCO

Di Laura Camposeo - Editato da Laura Camposeo
Pubblicato il 27/08/2020

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Mi trovai in un letto d'ospedale con una flebo nel braccio a causa di un viaggio fatto in Marocco giorni prima. Nella mia stanza c'erano solo due letti; la donna accanto a me aveva la gamba in trazione e parlando con lei mi disse che era caduta da cavallo, e si era rotta il femore; brutta botta pensai. Io invece ero lì per sospetta dissenteria e non mi reggevo in piedi in più avevo anche il ciclo mestruale, per cui ero tutta un dolore tra: reni, stomaco, e mal di pancia ero a pezzi. Entrò il medico che mi disse che avrei fatto la lastra allo stomaco. E così il giorno dopo mi venne a prendere un portantino che mi portò ai piani superiori. Lui mi fece entrare in una stanza dicendomi di aspettare lì che il radiologo sarebbe arrivato subito. Mi guardai attorno e vidi un grosso cilindro nero e una scaletta e alla mia destra una scrivania e una cabina. La stanza aveva le luci basse; io pensai: meglio cosi, perché mi vergognavo di farmi vedere in pigiama. Avevo 18 anni, e non avevo mai avuto un ragazzo. Vidi una sedia e mi sedetti ad aspettare il radiologo. A un certo punto la porta si spalancò di colpo, e io mi alzai dalla sedia. Il medico una volta entrato mi squadrò da capo a piedi, e teneva in mano una cartellina. Mi disse di accomodarmi e io lo feci. Lui era un bel tipo sui 30, alto moro abbronzato. Mi sentivo un po' in soggezione tanto che: non riuscivo a guardarlo in volto. Lui disse di togliermi la maglia e il reggiseno. Io rimasi a bocca aperta, e chiesi il motivo. Lui senza alzare lo sguardo mi disse: perché il reggiseno tiene i ganci, altrimenti non può fare la lastra. Io ci rimasi male, mi vergognavo al solo pensiero. Mi venne in mente di dirgli stupidamente: che avevo il ciclo, perché speravo di rimandare la lastra. Ma lui disse che: non aveva importanza. Che palle pensai; poi lui mi diede un cucchiaio in mano con una pasta bianca che sembrava dentifricio e mi disse che la dovevo mandare giù per fare il contrasto. Io con riluttanza lo presi in mano e prima di mangiarlo odorai per sentirne il profumo, ma non si sentiva niente e lo mandai giù. Che schifo pensai, era pastoso e insapore. Poi dandogli le spalle mi spogliai, e lui mi disse di montare sulla scaletta e abbracciare il cilindro, facendo aderire il mio corpo al cilindro. Io invece non vedevo l'ora di tornare in stanza. Lui andò in cabina dicendomi di trattenere il respiro, lo feci ma poi lui uscii poco dopo dalla cabina, dicendomi che: la lastra era da rifare, perché non era venuta bene. E, dato che avevo i seni un po' grandi: lo stomaco non aderiva bene. Così dicendo anche lui salì sulla scaletta, e si posizionò dietro di me. Rimasi immobile non mi aspettavo questo, non pensavo che ci salisse pure lui sulla scaletta. Lui mi disse: abbracci il cilindro, che ci penso io; io lo feci, e lui da dietro prese il mio seno con entrambe le mani e lo palpò leggermente, per poi con il suo corpo spinse con delicatezza il mio contro il cilindro. Io mai avrei pensato potesse succedere una cosa del genere ( lui ci stava marciando alla grande, e io cretina che non lo avevo capito) per cui presa da panico non riuscivo a parlare, a dire nulla e stavo per cacciare un urlo, quando all'improvviso bussarono alla porta, lui si precipitò ad aprire, ( perché il furbo aveva a mia insaputa chiuso a chiave.) Io mi voltai e vidi  lui che si tirava su la lampo dei pantaloni, per poi aprire la porta, che razza di bastardo penasi. Entrò il portantino che ci guardò entrambi. Dalle nostre facce traspariva qualcosa, tanto che il portantino domandò: se era tutto a posto. Il radiologo mi guardò e disse: si, si  tutto a posto può andare. Io me lo guardai con vomitevole disprezzo, volevo parlare dire qualcosa ma non lo feci. Era troppa la vergogna, e pensai che era la  mia parola, contro la sua. E avevo paura di non essere creduta. Non ero io che dovevo vergognarmi ma lui. Che bastardo, pensai: chissà quanti come lui, questi esseri immondi che stanno negli ambienti ospedalieri, sempre pronti, sempre a caccia di facili prede da soggiogare a sostare alle loro voglie di istinti animali. Avrei voluto denunciare il fatto, ma non l'ho fatto, forze per vergogna, o forze  per vigliaccheria.



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Ondine ha votato il racconto

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Anch’io spero non sia autobiografico. In ogni caso la scrittura aiuta a tirar fuori.Segnala il commento

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Helenas ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

Esordiente

Mi auguro con tutto il cuore che non sia autobiografico Bello stile così parlato da sembrare una confessione o, meglio, liberatorio. Continua così e...frena non aver fretta, rileggiti a distanza di un paio di giorni per creare un distacco ed una visuale della tua punteggiatura che crea il ritmo (pensa di più al lettore). Coccola di più i tuoi scritti che sei su una buona strada. Salutoni! Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ha proprio ragione, Laura, chissà quante volte. Troppe. Se è autobiografico hai tutta la mia solidarietà per un'esperienza così, se è frutto di fantasia hai fatto bene a parlarne. Ti sento sempre più sicura, nel raccontare!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente
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Enrico R. ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore
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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

la tua scrittura sta prendendo una direzione, un piccolo miracolo d'esercizio, piuttosto in fretta. credo tu stia trasformando la narrazione zoppicante e poco curata degli inizi in uno stile estremamente lineare e all'apparenza freddo. brava.Segnala il commento

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Cosmo ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

Esordiente

Una drammatica esperienza, traumatica e angosciante, che si spera possa essere stata superata a livello psicologico. La denuncia certo è sempre problematica ma andrebbe fatta possibilmente. Augurandoci che non abbia mai a ripetersi. Con solidarietà sosteniamo la difficile testimonianza che qui si pubblicaSegnala il commento

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di Laura Camposeo

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