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Narrativa

Vincitori o perdenti?

Pubblicato il 26/06/2020

Una lunga riflessione sulle scelte della vita, scritta ai miei 18 anni e riletta oggi, ancora viva dentro di me.

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Ho conosciuto persone con vite diversissime tra loro.


C’è chi ha scelto di trovare un lavoro fisso, di sistemarsi, di mettere su famiglia. Di contribuire in qualche modo a quello che sembra essere il bene dello Stato e del progresso, prendendosi cura del proprio coniuge, dei propri figli e della propria casa, rendendola una dimora pressoché perfetta per la crescita (presupponendo che questo sia possibile), secondo gli standard che ci vengono imposti.


C’è chi ha deciso che siamo fatti per camminare continuamente, mai per restare fermi. Sono coloro che vivono la quotidianità come una gabbia, che si caricano di zaino in spalla e che volano di posto in posto, esplorando tutto l’esplorabile e cercando loro stessi in ogni angolo della terra. Non sanno cosa troveranno, quali esperienze faranno, ma sanno che ogni volta sarà una conquista, piccola o grande, che li arricchirà sempre di più.


C’è chi si nutre costantemente di musica, letteratura, arte, andando alla ricerca di un mondo interiore, evadendo da quello esterno. Vanno cercando una propria idea, un proprio modo d’essere, ma sono in continuo conflitto con sé stessi. Un giorno credono di aver trovato la strada giusta, quella che permetterebbe loro di essere felici, o quantomeno sereni, mentre l’altro vengono nuovamente scaraventati in uno stato di semi-incoscienza, di annebbiamento totale. E la ricerca ricomincia.


Potrei andare avanti all’infinito elencando tutti i tipi di vita che una persona può affrontare su questa terra. Anzi, mi sento anche in difetto per aver provato a delinearne alcuni, schematizzando ciò che, in realtà, non è possibile schematizzare, né tantomeno ridurre a quattro o cinque righe. Ogni esistenza è caratterizzata da mille sfumature diverse, sfumature che non si possono neanche immaginare, che, magari, vivono solamente nella mente di una persona, ma che hanno la capacità di cambiare i suoi passi. È proprio su questo che voglio riflettere. Se io, solo avendo steso questa specie di resoconto sicuramente mancante, basandomi su esperienze personali forse anche sbagliate, se io, avendo solamente evidenziato diversi stili di vita, mi sento in difetto, come si dovrebbe sentire colui che giudica anche solo un essere umano perdente?

Tutti hanno scelto una strada da percorrere. Anche chi è in continua ricerca da anni, in realtà l’ha già scelta. Tutti hanno preso una decisione, hanno imboccato una via. E quindi chi ha perso? E se qualcuno avesse effettivamente perso qualcosa, cosa?

Dal punto di vista della perdita, a ognuno di loro mancano esperienze che, invece, possiede l’altro. I primi non proveranno mai l’emozione e l’adrenalina dei secondi, spostarsi in un posto diverso ogni giorno e conoscere gli infiniti mondi che governano questa terra, per quanto possibile. Gli ultimi non riusciranno forse mai ad apprezzare a pieno le gioie della vita perché troppo presi da quella ricerca incessante che li caratterizza.

Ma detto questo, si può dire di aver perso qualcosa senza mai averlo ottenuto prima? Possiamo asserire con certezza che ognuno di loro ha perso? Forse possiamo dire che uno non ha ciò che ha l’altro, ma che questa possa essere considerata una perdita, siamo sicuri di poterlo affermare?

Io non lo sono.

Io intorno a me non vedo perdite, né mancanze. Vedo scelte, decisioni, in alcuni casi totalmente differenti tra loro e in altri simili (mai uguali).

Io, voi, noi, non siamo perdenti. Non abbiamo perso nulla. Perché scegliendo una strada al posto di un’altra, non facciamo altro che delineare il nostro essere e caratterizzarlo, coltivarlo, migliorarlo a seconda di quello che dentro di noi siamo.

Possiamo fingere di non scegliere, sentendoci protagonisti di una libertà fittizia, per paura di non vivere tutto ciò che possiamo, per non perdere nulla. Ma non è anche questa, alla fine, una scelta?

Quando mi troverò davanti ad un bivio, quando dovrò mettermi in gioco completamente e prendere una decisione, non vorrò pensare: “ho scelto, ma ho anche perso”; ma vorrò dirmi:

“ho scelto e ho guadagnato”.

Nessuno di noi potrà vivere tutte le esperienze di questo mondo. E nessuno vivrà la mia.

Perché considerarla una perdita? Non è forse libertà?

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Marina Mander ha votato il racconto

Scuola

Fanno tenerezza per la loro disarmante serietà, talvolta ingenua, le riflessioni dei 18 anni ritrovate in un cassetto. Ma non fanno racconto. Ci si parla addosso e questo non ha niente a che fare con la struttura di un racconto che, invece, prende le mosse da un’idea che si incarna in parole e atti. Nella migliore delle ipotesi le riflessioni appartengono alla saggistica che si occupa anche di esprimere ordinatamente visioni del mondo, ma la narrativa non spiega ma mostra, non descrive ma trascrive, non intellettualizza ma attualizza, non rimugina ma agisce. Potresti provare, a partire dai temi esplorati, a creare dei personaggi capaci di vivere sulla propria pelle, attraverso gesti e relazioni, le contraddizioni che ti stanno a cuore.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Eric Delerue ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Utili riflessioni...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Stefano Adesso ha votato il racconto

Scrittore

Che bello rileggere i 18 anni. Fino a quel momento uno pensa che siamo tutti uguali. E poi nel giro di qualche anno si rende conto che non è così, e quello che diventiamo sembra (e forse lo è) un miracolo della vitaSegnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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Gian Luigi Guana ha votato il racconto

Esordiente
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di Gianna Manfré Veronesi

Esordiente
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