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Narrativa

VISITA AL MUSEO EGIZIO

Pubblicato il 29/08/2017

"impulso incontrollabile a rubare" veniva definito, un giorno che aveva cercato sul dizionario.

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Bisogna premettere che Linda Barali era una brava persona; di quelle che non avrebbero fatto male a una mosca. E anche il suo aspetto, bionda, occhi chiari e viso dolce, non avrebbe mai fatto pensare diversamente a nessuno. Il suo era un vizio, un bisogno patologico; “impulso incontrollabile a rubare” veniva definito, un giorno che aveva cercato sul dizionario. Perché mai, poi, la natura avesse abbinato in lei quella devianza con un’apparenza al di sopra di ogni sospetto che le rendeva tutto più facile, Linda lo considerava un piccolo atto di sadismo.

C’erano delle precise situazioni che scatenavano in lei questo “impulso incontrollabile”; situazioni che da anni aveva cercato rigorosamente di evitare, soprattutto da quando era diventata madre di un’amabile creatura di nome Elisa. Le situazioni pericolose per lei non erano certo i piccoli negozietti tranquilli che aveva iniziato a frequentare, con poca confusione, poco assortimento e di cui conosceva personalmente i proprietari. Linda si rendeva conto dello sbaglio che era in lei e per nulla al mondo avrebbe voluto che Elisa fosse venuta a conoscenza del suo segreto.


L’autogrill era sfavillante di luci e colori, già pronto per il Natale, anche se mancava ancora più di un mese. La gente, muovendosi in tutte le direzioni, si addensava soprattutto in corrispondenza del bar e davanti alla vetrina dei panini.

Linda, di ritorno dalla visita al museo egizio promessa a Elisa da mesi, era stata costretta a sostarvi per un bisogno inderogabile di sua figlia. Dopo, Elisa era sgusciata tra i corridoi, incantata da quel fermento che pareva animare ogni persona lì dentro, in un clima che sembrava di festa.

– Mamma qui è bellissimo! – le aveva detto e si era avvicinata a una montagna di peluche. Linda l’aveva osservata accarezzare con la manina il pelo morbido di un orso polare; poi si era avvicinata al bar e aveva ordinato un caffè.

Pensò all’ultima volta che lo aveva fatto: prima che nascesse sua figlia, nove anni quindi. Sicuramente riprovarci ora sarebbe stato rischioso; aveva perso abilità e, soprattutto, quell’espressione neutra, non colpevole, che la faceva passare sempre inosservata davanti alle casse.

Si avvicinò all’espositore dei CD.

“Bisogna sempre puntare alle cose piccole” pensò “poco ingombranti, non bisogna strafare”.

Prese un CD a caso, lo guardò, lo rigirò tra le mani, fece finta di leggere i titoli delle canzoni sul retro; senza alzare la testa, con la coda dell’occhio, guardò di lato da una parte e dall'altra. Sua figlia era al fondo del corridoio dei dolciumi; batteva le mani davanti a un coniglio con la pancia piena di caramelle che si metteva in movimento ogni volta. Vedendo un signore avvicinarsi, posò il CD e guardò in alto. L’uomo le rivolse uno sguardo distratto ed entrò nella toilette.

Linda gettò un’occhiata alla propria borsa che le pendeva sul fianco; la cerniera era aperta solo a metà, uno spazio insufficiente a lasciar passare il CD.

“Mai armeggiare con la borsa, prima” ripeté mentalmente.

Si sentì a disagio: tutti gli occhi le sembravano puntati su di lei. La mancanza di pratica si faceva sentire.

Ora si stava avvicinando una donna occhialuta con una vistosa sciarpa fucsia; Linda, rassegnata, si voltò verso il banchetto dei libri. La donna le si fermò accanto; prese un libro di cucina e cominciò a leggere la quarta di copertina; poi lo aprì e fece scorrere alcune pagine; infine lo chiuse apparentemente soddisfatta e si allontanò con il libro in mano.

Vide Elisa che si era spostata allo scaffale dei giochi e stava ammirando un’enorme Peppa Pig. Guardò in direzione del bar e incrociò lo sguardo del barista; si girò di scatto nel timore di essersi tradita, ma poi lo vide continuare a riporre le tazzine pulite sopra la macchinetta del caffè.

Era il momento giusto; non c’era nessuno nelle vicinanze.

“Meno mosse possibili, poche mosse veloci” si disse.

Allungò la mano verso il CD e, girata verso il muro dando la schiena alla telecamera sul lato opposto della parete, lo fece scivolare sotto il maglione, incastrandolo nella mutanda dei collant. Ma quando si girò sollevata e soddisfatta della manovra, Elisa era di fianco a lei che la guardava in silenzio, con un pacchetto di caramelle in mano.

Linda fece finta di niente, in dubbio se l’avesse vista. Diede qualche colpo di tosse forzato, poi la prese per mano e si avviò verso l’uscita. Passando davanti agli scaffali, vide Elisa posare il pacchetto di caramelle.

– Non le vuoi più? – le chiese.

– Non voglio niente.

Mentre nella sua mente passava in rassegna tutte le scuse possibili cercandone una che potesse essere credibile a Elisa, sentì che il CD si era quasi sfilato dai collant ed era in bilico tra la cintura della gonna e il maglione. Rallentò il passo cercando, con la mano libera, di tenerlo bloccato. Sentiva su di sé lo sguardo di Elisa che spiava ogni sua mossa.

Si avvicinò alla cassa. Si rese conto in quel momento dell’errore: non aver preso nulla da pagare. Un errore che non avrebbe mai commesso un tempo. Un caldo insopportabile le salì alle guance; pensò alla vergogna di trovarsi di fronte allo sguardo di Elisa; e pensò alla vergogna che Elisa avrebbe provato davanti agli altri nel trovarsi per mano con lei. Avvertì una vertigine, un senso di mancamento. Le lacrime le salirono agli occhi. Nove anni di astinenza non erano serviti a nulla; il suo “impulso incontrollabile” era sempre lì, rimasto ad aspettarla in silenzio, un mister Hyde che saltava fuori senza preavviso. Si era illusa di aver imparato a dominarlo, ma lui alla fine aveva vinto. Ora sapeva che avrebbe dovuto chiedere aiuto. “Lo giuro” pensò, “lo giuro sulla mia bambina”.

Passarono davanti alla cassa. La cassiera vide Linda con la mano premuta sullo stomaco, la faccia rossa e le lacrime agli occhi.

– Si sente bene? – le chiese.

Linda ebbe un lieve cedimento. Il CD scivolò silenzioso lungo la gonna e cadde tra i suoi piedi con un piccolo tonfo. La cassiera si sporse oltre il banco della cassa e guardò in basso. Per qualche secondo le due donne rimasero immobili con lo sguardo fisso sul pavimento. Poi Elisa si chinò, raccolse il CD e lo porse alla cassiera. 

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